fiaba di Marianna Mandato – C’era una volta un luogo che non era un luogo. Tutti in questo luogo erano convinti di conoscere tutti benissimo. Senza capire quel tutti cosa fosse.
Ascolta “Sistagram, il paese dove tutti mostrano il grammo migliore di sé” su Spreaker.


Nonostante tutto e tutti, si sentivano in compagnia, amavano comunicarsi cosa gli piaceva e cosa non gli piaceva. Amavano persino fotografare i pasti quotidiani e i luoghi visti con lo scopo di metterli in bella mostra, cosicché fossero accessibili a tutti.
Sempre convinti che tutti li avrebbero apprezzati.
Sì, amavano sentirsi continuamente apprezzati. Per tutti era una necessità imprescindibile.


Il luogo non luogo era un posto in cui gli abitanti non si incontravano mai, salvo rare eccezioni. Era un posto che non esisteva. Per quanto tutti fossero convinti che esistesse davvero.
Era una strana idea, che, essendo condivisa da tutti e resa visibile, dava la sensazione di non essere soltanto un’idea.
In questo luogo non luogo, in ogni caso, ciascuno metteva in evidenza solo pochi grammi di sé alla volta.
Pezzettini di sé presi a piacere, che non erano tutto il sé. Grammi di vita. Che non erano tutta la vita. Erano piccole porzioni dell’intero peso di se stessi, quelli ritenuti migliori e dunque da mettere in bella mostra. Da raccontare.
Succedeva perché il resto di se stessi non gli piaceva o veniva ritenuto troppo banale, sciapo, soprattutto pesante e non adeguato.
A poco a poco i grammi si accumulavano formando una specie di puzzle. Ma si assemblavano a caso. Come pezzi di tanti quadri di Picasso. Insomma, in quel luogo non luogo i pezzi di sé vagavano e si mettevano assieme senza combaciare con i pezzi che c’erano accanto.


Il risultato era a dir poco straordinario, perché fatto di tutti quei grammi che ciascuno considerava essenziali.
La figura risultava snella e sempre piacevole, sfrondata di quei chili considerati di troppo.
Il luogo non luogo, che tutti presero a definire “Sistagram”, proprio perché ci si stava a proprio agio in un grammo alla volta, aveva sempre il suo corrispondente pesante in un’altra dimensione. Quella che tutti chiamavano, non si sa se a torto o ragione, “la realtà”.
Ma nel luogo reale, nella realtà, ciascuno possedeva un sé completo, fatto di tanti chili, che tutti gli abitanti del luogo non luogo non avrebbero mai potuto riconoscere. Era quel Sé per lo più considerato imperfetto, triste, depresso o semplicemente insoddisfatto. Non visibile nel luogo non luogo.
La realtà era proprio il luogo in cui quasi sempre si avevano troppi chili addosso. Mentali o fisici che fossero. Era quella in cui si soleva fare diete per perderli in modo temporaneo, tanto per sentirsi un po’ più a posto con se stessi, quasi sempre senza risultati duraturi.
Ma tutto questo nel luogo non luogo non aveva alcuna importanza.
Così, mentre il puzzle fatto dei grammi migliori di ognuno si alimentava continuamente in modi differenti mostrando il meglio che si volesse mostrare, la realtà tendeva a perdere consistenza, soprattutto quella positiva, mostrando di ciascuno il peso degli aspetti negativi.
E, si sa, il peso degli aspetti negativi e meno apprezzabili tende ad essere notato con molta più facilità di quello positivo.
Per ovviare al problema, si cominciò a mescolare le due dimensioni, quella chiamata reale e il luogo non luogo che finiva per sembrare reale.
Così,
nella realtà succedeva che per avere un’idea migliore di qualcuno, si andava a cercare nel luogo non luogo la sua identità alternativa, fatta di grammi positivi, finendo veramente per migliorare la propria opinione di quel qualcuno nella realtà.
Andò avanti in questo modo per un bel po’.
A lungo andare, però, gli abitanti del luogo non luogo cominciarono a convincersi che per vivere in modo dignitoso nel luogo reale occorresse raccogliere sempre maggiori consensi proprio nel luogo non luogo. Perché era lì che tutti sarebbero andati a cercare le informazioni migliori.
In modo da avere poi una dignitosa corrispondenza nella realtà.
Nel luogo non luogo si introdusse finalmente l’indice di gradimento.
Molti, pressati dall’innovazione, iniziarono a intensificare la loro attività, bruciando grammi su grammi fino a sentirsi sfiniti, senza forze. Contenti, certo, di aver avuto tantissimi consensi ma senza mai raggiungere un definitivo apprezzamento nel mondo reale.
Meglio,
sembrava che l’apprezzamento non riuscisse mai ad essere davvero vero nella realtà.
Ad un picco di euforica felicità seguiva sempre un abisso di sconforto.
E ogni giorno che passava c’era necessità di ricominciare da capo, perché i risultati positivi si azzeravano continuamente. Proprio come quando si fa una dieta per perdere i chili di troppo, e ci si rende conto che le calorie bruciate sono riuscite a far perdere solo qualche grammo, ma il giorno dopo tutti i chili sono di nuovo lì.


Come si poteva fare?
Qualcuno nella realtà ebbe un’idea grandiosa e la trasferì nel luogo non luogo:
usiamo tutti i grammi di tutti, li mescoliamo in una specie di grande calderone artificiale e li rendiamo accessibili a tutti. Così creiamo modelli perfetti nel luogo non luogo da trasferire nella realtà, che diventerebbe pertanto il migliore dei mondi possibili.
Senza bisogno di preoccuparsi più di niente.
Qualcuno nel luogo non luogo ebbe un’idea strepitosa:
esiliare il luogo non luogo fuori dalla realtà dichiarandolo semplicemente appartenente al mondo delle idee. Dove potersi godere il positivo senza troppi problemi.
Ma nessuno sa ancora quanti consensi ebbero questa o l’altra soluzione.
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