di Marianna Mandato – Fate un bel sorriso, dite cheese… e… clic. Una magia.
Ascolta “Perché sorridere fa stare bene” su Spreaker.
Non ci riferiamo alla magica fotocamera con un miliardo di megapixel contenuta nel vostro smartphone. Ma proprio a quel sorriso. Una vera magia.


Sembra una cosa facile “fare un sorriso”, ma se si ricorre al formaggio per stimolare qualcuno a farne uno, evidentemente non tutti sono proiettati a crearlo o ad elargirne.
Siamo forse esseri tendenzialmente seri?


Che cosa vuol dire “fare un sorriso”? Il sorriso si fa? e che cosa vuole comunicarci la stessa parola sorriso?
Divertiamoci a capire come siamo soliti fare.
Di che cosa riempiremmo la parola sorriso se fosse un palloncino? Di quale sostanza, per poterne vedere il comportamento nella realtà e spiegarne il senso ad un extra terrestre?
È probabile che molti di noi ricorrerebbero direttamente alla mimica. Più facile che parlarne.
Noi invece,
riempiremmo la parola sorriso con un pizzico di allegria, di rilassatezza, a volte di ironia, di brio, di bello, di bene, di accoglienza, di compiacenza, di affetto, quasi fosse un abbraccio sulla faccia.
E diciamo un “pizzico” perché il sorriso non è il riso. Anche se spesso comunica molto di più.
Quali sono i genitori della parola sorriso? Questa volta vi stupirete.
Ebbene,
sorriso ha genitori semplici e senza fronzoli. È il participio passato del latino subridere.
I latini, portiamoceli sempre con noi, così sbagliamo poco.
Il verbo sorridere, a sua volta, sarebbe un ridere “sub”. Quel so, per intenderci, sta per sub, “sotto”.


Ma sotto cosa? “Sotto i baffi”, direbbe qualcuno. E non si sbaglierebbe di molto. Sorridere è un ridere “sotto le labbra”, in modo quasi nascosto, non plateale. Non rumoroso come quando si ride e basta.
E che significa?
Mentre ridere ha la stessa radice di stridere e dunque fa rumore, si sente, coinvolge le corde vocali, sorridere quasi si nasconde pur mostrandosi. Ottiene un risultato anche senza far rumore.
È un ridere che appare poco ma che comunica molto.
Sorriso e sorridere vanno a braccetto, dunque. Il sorriso nasce dal suo verbo. E noi sappiamo che qualunque verbo implica in qualche modo un agire.
Per sorridere, e per fare in modo che il sorriso si realizzi, vale a dire abbia delle conseguenze nella realtà, in sostanza, serve il nostro coinvolgimento, la nostra azione reale.
Far finta di sorridere è solo un gesto privo di conseguenze reali, come in una fotografia che immortala soltanto un’apparenza istantanea.
Ma che cosa vuol dire “realizzare il sorriso nella realtà”?
Per capire, torniamo a quella magia iniziale.
Il sorriso possiede una speciale peculiarità: modifica l’ambiente circostante rendendolo più accogliente.
Il sorriso è un impulso positivo che ci viene da dentro e si mostra all’esterno. In quest’atto, riesce a modificare il nostro atteggiamento e l’atteggiamento di chi abbiamo di fronte creando un diverso tipo di atmosfera.
Riesce addirittura a modificare il corso degli eventi.
Già, perché sorridere fa sentire bene, crea delle buone condizioni mentre ci poniamo di fronte a qualcuno o qualcosa, cambia il nostro approccio alle cose in senso altrettanto positivo o più leggero.
Il sorriso, se sincero, è anche interiore oltre ad emergere all’esterno.


E fa sì che si tenda a stimolare una propensione a gestire meglio e in modo più obiettivo le situazioni.
Quando cambiamo il modo di interrelarci agli altri, con rilassatezza e accoglienza, quasi certamente cambierà in positivo ciò che ne seguirà.
Siamo spesso abituati a considerarci vittime di un destino avverso. Eppure, un semplice gesto come il sorriso sembrerebbe indicarci che il nostro modo di porci di fronte alle cose, può modificare o dirigere un risultato.
Per averne conferma, basti pensare che ritoccare la nostra mimica facciale con gli angolini della bocca all’insù (sorridere) cambia addirittura il nostro ritmo respiratorio.
La parola sorriso è proprio “fisica”.
È stato ampiamente dimostrato che
il sorriso allenta lo stress, riduce le sensazioni di dolore, facilita le emozioni positive, rafforza il sistema immunitario e dunque ci fa vivere meglio e più a lungo.
Per non parlare del fatto che un bel sorriso sul volto, illumina la pelle e ci fa apparire più belli e gradevoli.
È possibile anche sorridere amaramente o malinconicamente, certo, ma quella è un’altra questione.
Parliamo del sorriso vero. Quello, crea una realtà favorevole, coinvolgente, accogliente. È magico, ci aiuta a creare in positivo il nostro stesso destino.
Non dimentichiamo mai che i nostri comportamenti creano la realtà.
Convincerci di non aver potere sugli eventi farà di noi esseri tendenzialmente seri e sottomessi a forze che ci appaiono superiori e ingestibili.
“Non c’è proprio niente da ridere”, siamo soliti ripetere spesso. E di fronte a guerre e catastrofi condividiamo. Ma nella vita quotidiana sarà utile non farne il nostro slogan.
E c’è un segreto, un segreto meraviglioso.
Il sorriso è contagioso.
Come i più brutti virus. Provate. Più persone contagia, più l’ambiente diventa gradevole.
Non resta che abituarsi a sorridere, dunque. E apparirà chiaro da subito che c’è sempre il modo di modificare in positivo la nostra vita.


Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi continuare a ricevere le nostre belle notizie ti invitiamo a seguirci sui social o a iscriverti alla newsletter mensile cliccando qui





















