di Marianna Mandato – “Non ti amo. Per me sei solo un amico“. Non è raro sentirsi dire una cosa del genere e tantomeno che ci venga riferito di esserselo sentito dire.
Eppure, qualcosa non convince. Una frase del genere, ahinoi, rischia di non avere molto senso. Nonostante il coro di coloro che sarebbero immediatamente pronti ad intonare la canzoncina del “certo che ce l’ha”.
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Proviamo a capire che cosa comunica la parola amico quando la usiamo. Cercando di abbandonare le zavorre del pilota automatico che troppo spesso ci fa usare parole di cui non conosciamo fino in fondo il significato.
In questo caso, tutti saremmo immediatamente pronti ad affermare di sapere che differenza c’è tra amore e amicizia, magari anche con un bel sorrisetto consapevole sul volto.
Ma forse, in fondo, è più abitudine consolidata che altro. Il progresso della conoscenza si ferma di fronte alla certezza di conoscere.


Cominciamo col pensare in quale maniera riempiremmo una parola così nota come amico, per darle consistenza nella realtà.
Certamente,
qualcuno verso cui nutriamo affetto, con cui c’è un legame speciale, con cui c’è affinità, confidenza, fiducia, simpatia.
Una persona alla quale doneremmo tutto noi stessi e che aiuteremmo in ogni situazione. “Qualcosa” o una circostanza favorevole, benevola, cara, sicuramente dalla nostra parte.
Ebbene, già di fronte a questi significati “riempitivi”, ci vuole coraggio ad affermare “non ti amo”. Ma andiamo avanti.
Quali genitori ha la bella parola amico, piena di così tanto positivo?
Sorpresa:
sono gli stessi della parola amore. Si tratta di una radice antica, sanscrita, kā.
Lo stesso verbo amare, derivato appunto dal sanscrito kāma, verrà utilizzato anche dai latini, nostri amici. L’amor dei latini significava voler bene, nell’accezione di desiderare in modo appassionato.
Desiderare di prendersi cura in modo speciale di qualcuno. Senza escludere la passione dal significato. Ne abbiamo parlato ampiamente nell’articolo sull’amore.
Il latino amicus, dalla stessa radice di amore, altro non significava che “chi ama”.
Qualcuno potrebbe esclamare “l’amante, allora!”. E non andrebbe troppo lontano dalla verità.
Sentiamo la confusione concretizzarsi lentamente in noi.
Facciamoci allora la solita domanda: può derivare un verbo dalla parola amico? Certamente.
Forse non a tutti è noto ma esiste la parola amicare, che vuol proprio dire, rendere qualcuno nostro amico, fare in modo che qualcuno sia dalla nostra parte, sia nostro amico.
Basti pensare al suo contrario “inimicare/inimicarsi” – che invece, chissà perché, siamo soliti usare con maggior frequenza – per capire meglio il significato di amicare.
Ogni verbo, lo sappiamo ormai, indica un qualche tipo di azione. Per avere degli amici, insomma, dobbiamo agire.
Non basta provare un sentimento immediato di affinità verso qualcuno perché sia in automatico un nostro amico. Occorre fare qualcosa per dimostrarlo, per costruire il suo corrispondente concreto nella realtà. Occorre “comprovare” l’amicizia.
E che cosa significa?
Significa fare in modo che i significati che danno forma alla parola amico, cui accennavamo poco più su, diano un senso nella realtà alla parola stessa.


Mettiamo insieme quanto detto fin qui, allora, e cerchiamo di capire finalmente cosa indica la parola amico quando la usiamo.
Innanzitutto, possiamo ragionevolmente affermare che l’amico è colui verso cui proviamo una forma di amore. Probabilmente fra le più solide e durature che esistano.
Poi, che l’amico è colui con cui desideriamo avere un rapporto di affetto, alla cui base regna indiscussa la fiducia, la confidenza, il bene disinteressato, fino al punto che, se fosse necessario, rinunceremmo a qualcosa di nostro e importante per la sua felicità.
Arriveremmo finanche a sacrificare noi stessi proprio per quella felicità.


Da sottolineare la biunivocità di tutto questo in ogni rapporto di vera amicizia.
Insomma, si tratta di qualcosa di grandioso di cui nessuno dovrebbe o vorrebbe fare a meno nella vita. Il “tesoro” di cui il famoso proverbio parla.
Ma qual è allora la differenza tra l’amico e colui che affermiamo di amare? Perché possiamo con tranquillità affermare “desidero essere tuo amico ma non ti amo”? E perché usiamo due parole?
Se fossimo anglosassoni ci limiteremmo a dire “love” sia in caso d’amicizia sia in caso d’amore. Ma la nostra lingua, di tipo indoeuropeo, ha voluto differenziare i due “percorsi” pur avendo gli stessi genitori. Si tratta in qualche maniera di “gemelli diversi”.
L’amore verso un amico è un sentimento fortissimo, di attrazione quasi istintiva di tipo affettuoso. È una bomba di bellezza. E la semplice parentela tra la parola amico e la parola amore indica quanto può essere importante come legame.
L’amore verso un partner non è amicizia. O meglio, non è soltanto amicizia.
L’anello mancante, allora, ce lo può spiegare in modo semplice, e più immediato di ogni altro tipo di ragionamento, il nostro corpo.
Pensare ad un amico non contempla reazioni ad esempio di vuoto allo stomaco, di fibrillazione ed eccitazione all’idea di incontrarlo il più presto possibile o di occhi che brillano di desiderio al solo pensiero di lui.


Se così non è, allora facciamoci qualche domanda.
Evidentemente,
in un rapporto di amicizia manca l’attrazione fisica.
Anche se fra amici non sono rari moti di affetto di tipo fisico, alla loro base non c’è un trasporto ad altro livello. Non ci sono la passione e il desiderio che caratterizzano un rapporto amoroso.
Insomma, dire “sei solo un mio amico” è un po’ come dire “ti amo ma non ti amo del tutto”.
Sarebbe più corretto dire
“l’amore che provo per te non è tale da desiderarti con tutto me stesso”. Il mio amarti resta, in modo istintivo, entro certi limiti.
L’essenziale resta continuare ad amare in tutte le sue forme.
Già, perché senza l’amore, sia esso amicizia o amore così come siamo soliti pensarlo, non si può vivere.


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