di Marie Noelle Urech – Lo psicologo e sociologo statunitense Leon Festinger, nel 1957 fece confluire una considerevole mole di osservazioni e studi sociali nella sua Teoria della Dissonanza Cognitiva.
Secondo Festinger, l’uomo non è un essere razionale, ma razionalizzante.
L’essere umano compie scelte talvolta estremamente illogiche, ma preferisce convincersi di essere nel giusto, piuttosto che affrontare la realtà.
L’idea alla base della sua teoria nacque da uno studio sulle voci che si diffusero dopo un terribile terremoto, avvenuto in India nel 1934.
La gente che non subì direttamente danni dal terremoto, dava maggiore credito alle voci allarmistiche. Il fatto di dare credito a voci che provocavano in loro paura era un controsenso.
Festinger giunse alla conclusione che queste
voci allarmistiche, non fondate sulla realtà, svolgevano in realtà la funzione di giustificare la paura stessa,
e una volta che c’era una buona ragione per avere paura, si riduceva l’inconsistenza dei sentimenti di paura della gente che non aveva vissuto sulla propria pelle gli effetti devastanti del terremoto.
Come è possibile ridurre la dissonanza tra la paura che si prova e l’assenza di minacce reali intorno a noi?
Semplice, inventando una minaccia e convincendoci che il peggio debba ancora arrivare.
Le voci allarmistiche giustificano le emozioni provate. Non sempre è la minaccia stessa a determinare la paura: sorprendentemente, in alcuni casi è la paura che genera una finta minaccia.
I media, in particolare quelli del mainstream sanno giocare alla grande con la dissonanza cognitiva collettiva: quando loro stessi creano le fake news dando la caccia alle fake news di altri, oppure
quando instillano paure ipotetiche sulle sorti del mondo.





















