fiaba per adulti di Marianna Mandato – C’era una volta un buffo mondo circolare. Standoci dentro, non si vedeva che lo era. Ma da fuori nessuno avrebbe mai potuto negare che lo fosse.
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Ogni abitante di quel mondo lo chiamava “la mia terra” ma, così facendo, non si capiva più quel mondo a chi davvero appartenesse.
È pur vero che con la luce spesso abbagliante che c’era, ogni cosa, comprese quelle dette, aveva l’apparenza buffa. Non sfuggiva che quel mondo fosse buffo sul serio. Sì, seriamente buffo.


E anche i suoi abitanti avevano menti serie e buffe. C’era chi la pensava in un modo e chi in un altro ma mediamente tutti erano convinti di avere seriamente ragione.
Vi renderete conto da soli che a quel punto una verità che avesse valore per tutti gli abitanti non era semplice trovarla.
Anzi, non era più possibile cercarla, perché quasi nessuno sapeva cosa cercare di diverso da quel di cui era convinto lui. Se tutti avevano una ragione vera e la ragione di ciascuno era diversa da quella dell’altro, allora che senso aveva più la verità? E, soprattutto, che cos’era?
Eppure qualcosa stonava.
Uno degli abitanti della “mia terra”, tra quelli non convinti del tutto, allora, decise di vederci un po’ più chiaro. Rimaneva convinto, certo, di avere in mano una verità diversa da quella di tutti gli altri, come ciascuno degli altri, e che fosse corretto il suo punto di vista, ma ebbe comunque una specie di intuizione, e si chiese:
“e se il mio fosse soltanto un punto di vista di una verità più grande?”.
Così, con lo zaino in spalla, si mise in viaggio per cercare un altro punto d’osservazione.
Durante il viaggio si sedette ora accanto ad uno, ora accanto ad un altro e notò una cosa molto particolare.
Notò che cambiando posizione, cambiava anche il punto di vista e con esso quanto ciascuno andava sostenendo rispetto a ciò che osservava.


Scoprì che ciò che ciascuno asseriva era veramente la verità. Insomma, era evidente che la verità cambiasse a seconda del punto da cui si osservava la stessa cosa.
Un po’come quando si guarda in un caleidoscopio.


Spostandosi un po’ più in là, l’abitante capì che tutti, stavano in qualche maniera “seduti” uno accanto all’altro sui bordi del pianeta circolare, guardavano lo stesso punto centrale.
Lo chiamò “nodo della questione”.
Ma da ogni postazione ciascuno vedeva qualcosa che quello accanto non vedeva. Era una questione di angolazione, nonostante si trattasse di un cerchio. Ed era pertanto ovvio che tutti avessero ragione e che ciascuno credesse di scorgere realmente la verità.


L’abitante si rese così conto che ogni verità variava al variare del punto d’osservazione.
Erano singoli punti di vista. E la verità era relativa a quel punto.
D’improvviso tutto gli sembrò relativo.
Tentò di comunicarlo agli altri ma non capirono esattamente cosa intendesse.
Così cercò una soluzione.
Propose a tutti coloro che incontrava di cambiare posto. Meglio,
di prendere il posto di quello accanto per spostarsi un po’ più qua o in là e osservare il nodo da un punto diverso.
In quel modo ciascuno poteva far propria la prospettiva dell’altro e aggiungere un punto di vista in più al proprio. Sommati più punti di vista possibili, si poteva considerare la possibilità che la verità fosse diversa dalla propria.
Solo mettendo insieme tutti i punti di vista o d’osservazione sarebbe stato possibile dar forma al cerchio e dunque alla verità.
Per farlo, andava concepita l’idea di rotazione:
spostarsi dalla propria posizione, cederla ad un altro, anche se nel tempo ciascuno aveva fatto della propria postazione un luogo sempre più confortevole, proprio come fosse una poltrona comoda.
All’improvviso, a moltissimi abitanti fu chiaro che prendendo il posto dell’altro le cose apparivano, anzi erano, diverse. Assumevano altre caratteristiche. In moltissimi cominciarono a pensare che la verità poteva avere tante sfaccettature pur restando unica, a seconda del posto d’osservazione.


Insomma, era unica e molteplice allo stesso tempo.
Sembrava che finalmente si fosse trovata la quadratura del cerchio. Si fosse fatto quadrare un mondo circolare.
Purtroppo, però, nonostante la quadratura, rimase qualche strano angolo ottuso. Non erano tantissimi, ma sufficienti a mettere in crisi il cerchio, meglio, il mondo circolare.
Non tutti gli abitanti erano disposti a cedere o slittare dai propri posti comodi e continuavano a pensare di avere assolutamente ragione su tutto. Che il proprio punto di vista fosse quello vero da cui guardare. Che la propria fosse l’unica verità proponibile.
Malauguratamente, essendo più di un abitante a pensarlo, qualcuno iniziò a far la voce grossa per far valere le proprie uniche ragioni e verità. Poco importava che la maggioranza avesse ormai compreso che così non fosse.
Per inciso,
credere di avere sempre ragione era presupposto indispensabile per mantenere la propria posizione, o postazione che dir si voglia. E, viceversa, mantenere la propria postazione era presupposto indispensabile per continuare a sostenere di avere ragione.
Era un circolo vizioso.


Già, perché ritenere di avere assoluta ragione senza spostarsi mai dalla propria posizione corrispondeva al famoso punto cieco. Da dove si finiva per ritenere le posizioni altrui del tutto ininfluenti o peggio inutili e perciò da eliminare.
Hai voglia a dire “mettiti nella mia posizione!”, risultava a dir poco improponibile.
Così, le cose in quel mondo continuavano ad oscillare tra coloro disposti a cambiare posizione per comprendere i punti di vista altrui e coloro che, restando irremovibili, imponevano il proprio unico punto di vista, spacciandolo per unica verità.
Tra coloro che cominciarono a definire il loro mondo “la nostra terra” e coloro che continuarono a chiamarla “la mia terra”, cercando di eliminare, se possibile, le posizioni altrui anche con la forza se necessario.
Senza ragionare sul fatto che il cerchio sarebbe diventato sempre più piccolo fino a contenere, prima solo pochi e a stento tollerabili punti di vista, e infine quello di un abitante solo.
Per far coincidere la verità con quell’unico punto di vista.
Ma senza ormai più niente intorno.
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