di Valerio Carbone – Il mito greco di Narciso ci racconta di una figura complessa: un giovane e crudele cacciatore che non brama e non ricerca alcuna forma di bellezza, perché bello già di per sé. Con molti innamorati spasimanti (tra cui lo stesso Eros – di cui parleremo in un secondo articolo – un “eterno innamorato della bellezza”), che Narciso respinge fino a farli desistere.
Tra tutti, si racconta però di un giovane, Aminia, particolarmente cocciuto, che non voleva darsi per vinto: per farlo desistere, Narciso finì per donargli una spada perché si uccidesse. Aminia era talmente rapito dal suo amore che obbedì trafiggendosi l’addome; resosi conto della sofferenza per la sua condizione di innamorato non corrisposto, invocò però, appena prima di morire, gli dei, per ottenere vendetta e giustizia.
A seguito della punizione divina, Narciso finisce per innamorarsi sul serio… ma solo della sua stessa immagine riflessa in uno specchio d’acqua! Fu così che morì anche lui, affogato, cadendo nel lago in cui stava specchiandosi (secondo altre versioni, si uccise con la medesima spada con cui aveva in precedenza costretto al suicidio Aminia e dallo zampillare del suo sangue nacque il fiore narciso che tutti noi conosciamo).
Da quella che fu una storia pedagogica costruita con la volontà di ammonire i giovani in età classica, si arriva all’utilizzo del termine, oggi, in chiave psicologica.
Nel linguaggio di tutti i giorni, il narcisismo è usato (spesso a sproposito) come un sinonimo di: egocentrismo, egoismo, vanità, presunzione.
Il termine è scarsamente utilizzato per descrivere un sano “amor proprio”, cioè il normale amore per sé.
Se l’eros è l’amore che cerca e che brama la bellezza (e in questo include sempre l’altro), il narcisismo implica il rimanere incastrati in se stessi, senza desiderio di fuga, immobilizzati di fronte all’immagine riflessa che abbiamo di noi.


Il narcisismo si colloca comunque su un continuum da sano (dosi di narcisismo sono infatti presenti in ognuno di noi) a patologico. Ma anche il “narcisismo patologico” non ha sempre la stessa gravità, si colloca piuttosto su uno “spettro” da forme molto leggere a gravi.
La forma più grave di narcisismo è chiamata “disturbo narcisistico della personalità”: la persona che ne è affetta sopravvaluta le sue capacità e ha un bisogno patologico di lodi, conferme e ammirazione continue. Alcuni individui affetti da questo disturbo possono avere serie difficoltà a sperimentare l’amore.
Il narcisista applica lo stesso metro appreso su sé stesso e gli altri, altri che vede senza sfumature, cioè come persone “di valore” o “senza valore”.
Appena gli viene fatto notare un minimo errore, spesso il narcisista vede rimessa in discussione tutta la sua persona e può cadere in una spirale di odio verso sé. Il senso di colpa, la vergogna e il risentimento che ne deriva provocano profonda rabbia nel narcisista. Un segno caratteristico delle persone narcisiste sono proprio gli accessi di collera o di pianto vittimistico quando quello che fanno non è, ai loro occhi, abbastanza perfetto, oppure quando accade qualcosa che rimette in discussione il loro orgoglio. Il timore di essere colto in fallo fa sì che il narcisista neghi di avere delle difficoltà e tenda invece a proiettare sugli altri debolezze o difetti che teme di avere: per esempio, il narcisista che per qualche motivo prova un sentimento negativo, come vergogna o invidia, subito lo “trasferisce” sugli altri: può criticare qualcun altro che è “peggio di lui”, oppure attribuire il suo stesso stato d’animo a un’altra persona (“Non sono io che lo invidio, è lui che invidia me”, ecc.).


La vita di un narcisista patologico, se ricostruita, può apparirci oltremodo triste, eppure è nelle situazioni relazionali che le riflessioni dimostrano la loro tragicità. Nelle dinamiche di coppia, il partner narcisista può infatti instaurare una relazione tossica, anche detta di “dipendenza affettiva”. Un tipo caratteristico di dipendenza affettiva è quella che segue le tre fasi “love bombing”, “gaslighting” e abbandono.
- love bombing (ovvero “bombardamento d’amore”): fase di corteggiamento in cui la persona narcisista sembra letteralmente adorare il proprio partner ed è pronta a fare qualunque cosa per guadagnare la sua fiducia. Un segno caratteristico del “bombardamento d’amore” è quello di bruciare tappe, per esempio proponendo un matrimonio dopo poche settimane di conoscenza reciproca.
- isolamento: la persona narcisista inizia a entrare in conflitto con la cerchia di amici e famigliari del partner e li critica pesantemente ponendo il partner di fronte a un ricatto emotivo “Scegli: o lui/lei o me”. Di solito critica una persona per volta, in modo che il partner si sente obbligato a tagliare i rapporti prima con un amico, poi con un altro amico, poi con un famigliare… come condizione per mantenere viva la relazione con la persona narcisista. Questa fase di progressivo isolamento può durare mesi o addirittura anni, e per questo motivo non è sempre facile capire che cosa sta succedendo. Il partner del narcisista finisce per ritrovarsi, infine, completamente solo. Nello stesso tempo la persona narcisista può iniziare a svalutare, sminuire il partner e perfino a farsi vedere in atteggiamenti poco consoni con altre donne/altri uomini (triangolazione), per poi accusare il partner di “inventarsi” le cose;
- abbandono: quando il partner ha perso la propria autostima, completamente svuotato, diventa “poco interessante” per la persona narcisista che lo sostituisce rapidamente con qualcun altro.


Secondo la maggior parte dei terapeuti, il narcisismo patologico è di fatto incurabile perché la persona narcisista, per definizione, non ascolta mai l’altro e non desidera cambiare. Un problema risiede nel fatto che è abbastanza raro che la persona narcisista ricorra alla psicoterapia, poiché solitamente è sospettoso verso un altro che possa saperne di più, soprattutto sul suo conto (sentimento competitivo).
Può accadere però che la persona narcisista si rivolga allo psicoterapeuta per altri malesseri che attengono lateralmente al narcisismo (ansia, depressione, anoressia, dipendenze, ecc.); in questi casi, è importante che il terapeuta non lavori solo sul sintomo che ha portato la persona in terapia, né sul definire narcisista il narcisista, bensì sul problema all’origine di questi malesseri lamentati (la “ferita narcisistica”, i sentimenti profondi di vergogna e sfiducia o il recupero di piaceri alternativi alla performance o alla sfida).
Ricordo che riconoscere un narcisista patologico e le fasi di una relazione tossica, indipendentemente da tanta cattiva letteratura e disinformazione che viene fatta oggi (il termine è più che abusato ed è diventata spesso una moda marchiare come “narcisista” ogni partner che non risponde ai nostri bisogni relazionali), è fondamentale per comprendere il nostro ruolo all’interno delle dinamiche di coppia. E il suggerimento, in tal senso, piuttosto che arrovellarsi nel voler cambiare l’altro, rimane quello di un sano lavoro su se stessi.
Se hai necessità di un aiuto o di un supporto psicologico professionale per la tua relazione, non esitare a contattarmi.
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