di Marianna Mandato – “Ma che stai dicendo! Dici un sacco di stupidaggini, non hai capito niente. Fammi stare zitto, va’”. “Togliti dalle scatole ché sei vecchio, ma chi te l’ha rinnovata la patente!”. Ecco. Frasi del genere, ormai, sono all’ordine del giorno. E sono anche tra le più carine. Se ne potrebbero aggiungere un’infinità meno gradevoli.
Ascolta “Cosa vuol dire avere rispetto per sé, per gli altri, per le idee altrui?” su Spreaker.
Qualsiasi persona con un minimo di educazione in più, non tarderebbe a dire che bisognerebbe avere più rispetto per gli altri oltre che per se stessi. Per le proprie idee e per quelle di chi abbiamo accanto. Ma soprattutto, che non bisognerebbe mai mancare di rispetto a chi è più anziano di noi, tanto più se non lo conosciamo.
Eppure, quando si parla di “rispetto”, abbiamo un pochino il sospetto che non tutti sappiano esattamente a che cosa ci si sta riferendo.
Che cosa vuole dire “trattare con rispetto se stessi e gli altri”? Che cosa vuol dire “avere rispetto delle cose o delle idee altrui”?
E perché serve l’educazione per rispettare qualcuno o qualcosa, il rispetto non è forse innato?
Cerchiamo di approfondire un pochino la situazione per essere certi di dare il giusto valore, e di conseguenza la giusta interpretazione nella realtà, della parola rispetto.
Vediamo come questa parola si manifesta nei nostri comportamenti, prende corpo attraverso di noi.
Ricordiamo che ogni parola si concretizza nella realtà e determina certi comportamenti soltanto se la si capisce e usa nel modo corretto.
Le parole, per avere senso, non devono essere considerate entità astratte, suoni privi di una corrispondenza reale con qualcosa di preciso. Esse, al solo pronunciarle, devono essere in grado non solo di indicare ma anche di creare una realtà. Di darle sostanza.
Per cominciare, allora, chiediamoci di cosa riempiremmo la parola “rispetto” per poterle dare consistenza. Quali altre parole useremmo per spiegarla a qualcuno che ce ne chiedesse il significato?
Sicuramente,
accoglienza, saper trattare bene, non offendere, tenere in considerazione, dimostrare stima, comprensione, fare attenzione, non giudicare, dare valore, non guastare o non rompere.
Appare da subito evidente che il termine rispetto è legato ad un bel po’ di verbi. Del rispetto, d’altra parte, è figlio il verbo rispettare. “Avere rispetto” ed “essere rispettosi” sono le due facce di questo verbo.
Come siamo soliti dire, i verbi implicano la nostra azione. Il rispetto, insomma, pur indicando un qualcosa di astratto, non è invece qualcosa che si acquisisce senza il nostro sforzo o che possa prescindere da un qualche tipo di azione da parte nostra.
Non lo possiamo contemplare da fuori ma deve essere per forza un nostro modo di essere, di porci e/o di agire.
Per rispettare qualcuno o qualcosa, dobbiamo agire.


A questo punto, cerchiamo le radici linguistiche di questa parola. Il momento in cui inizia ad essere usata e con quale scopo.
Tanto per essere originali, fermiamo il nostro rewind ai latini.
Rispetto è figlio del latino respectus, a sua volta derivante dal verbo respicere. Questo verbo è formato da re che significa “indietro” e spicere che significa “guardare”, “osservare”. Quel re, in italiano è reso anche con “ri”, cioè di nuovo (ri-guardare, ossia guardare nuovamente).
Sembrerebbe proprio che avere rispetto voglia dire guardare indietro o guardare nuovamente.
Sì, ma che cosa dobbiamo guardare?


Evidentemente dobbiamo prendere in considerazione e osservare bene tutto ciò che riguarda una persona, un’idea, un concetto o un semplice oggetto di cui dobbiamo avere rispetto.
Già, che “riguarda” qualcuno o qualcosa.
Torniamo infatti a quel “riguardare” di cui si parlava prima. Se qualcuno ci dice “riguardati” subito capiamo che ci sta suggerendo di avere cura di noi stessi.
Aver riguardo, tutti lo sanno, vuole indicare aver cura di qualcosa o qualcuno. Rispettare è proprio guardare nuovamente, avere ri-guardo. Avere cura di tutto ciò che c’è nel passato di qualcuno o qualcosa.
Come? Facendo attenzione nel presente.
“Guardare di nuovo”, d’altra parte è sinonimo di “guardare nuovamente”. E che cos’altro è quel “nuovamente” se non “con mente nuova”?
Insomma, per rispettare qualcuno o qualcosa,
occorre guardare ora, nel presente, con mente aperta, a chi o cosa abbiamo davanti, consapevoli che ha dietro di sé qualcos’altro che potrebbe sfuggirci ma di fondamentale importanza.
Se volgiamo lo sguardo indietro e cerchiamo di capire, di notare, di osservare con attenzione le ragioni, le azioni e in generale il passato vissuto da qualcuno con cui stiamo interagendo, apparirà da subito evidente che ogni comportamento, ogni idea, ogni modo di essere ha una sua ragion d’essere che affonda radici in qualcos’altro.
Occorre evitare di giudicare frettolosamente. Fermarsi a riflettere prima di parlare, giudicare o agire.
Avere rispetto vuol dire cercare di capire. Di far proprio.


Mancare di rispetto è ignorare o abbattere l’idea di un passato. L’esistenza di un passato. Di un qualcosa che viene prima.
Insomma, dobbiamo educare ed educarci al rispetto. Occorre educere, ossia, stimolare, far venir fuori la capacità di saper riflettere, considerare, prima di parlare o agire.
La capacità di rispettare non è innata.
Così, ad esempio, un uomo anziano ha avuto un “prima” più lungo. Significa che è maggiore lo spazio che dobbiamo dedicare al suo vissuto. Un bambino che manca di rispetto ad un anziano è una persona non educata a tenere in considerazione la vita già vissuta, l’esperienza, le motivazioni. Vede l’albero privo delle sue radici.
Se prima di rompere un oggetto guardassimo indietro, magari al tempo o alla maestria che sono occorsi per crearlo, forse faremmo più attenzione a come lo maneggiamo o lo usiamo.
Se prima di buttare via un pezzo di cibo che non ci va, guardassimo indietro al lavoro che ci è voluto per produrlo, probabilmente lo conserveremmo con più cura.
Se prima di offendere qualcuno o disprezzare le sue idee, ci fermassimo a pensare quanta strada ha dovuto fare e/o con quali sforzi acquisire delle conoscenze, probabilmente faremmo attenzione a non calpestarle con troppa facilità.
Anche perché, è bene sottolinearlo,


rispettare non significa dover condividere o abbracciare le idee altrui.
Parrebbe proprio, in definitiva che il rispetto potrebbe creare le condizioni di un vivere più civile.
Conviene provarci.























