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Home Buenvivir

Viaggiare con Servas: pace, scambio culturale e ospitalità

Marina Perasso è la coordinatrice della Liguria di Servas, la rete internazionale che dal 1949 promuove viaggi all'insegna della pace, dell’ospitalità e dello scambio culturale sostenibile.

di Marianne Romani
27 Maggio 2025
in Buenvivir
Tempo di Lettura: 4 mins read
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foto di gruppo Servas

credits: Servas

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di Marianne Romani – Genovese, insegnante di inglese in pensione, Marina Perasso è appassionata di viaggi. Ha visitato oltre trenta paesi e per lei il viaggio ha un significato importante. È la coordinatrice regionale della Liguria di Servas, associazione che fa incontrare persone di tutto il mondo nel nome della pace.

“Sono coordinatrice della Liguria da nove anni”, racconta a B-Hop. Servas è un’associazione pacifista internazionale senza fine di lucro, apartitica, apolitica e aconfessionale, basata su lavoro volontario.

Marina è entrata in Servas venticinque anni fa e parla con orgoglio della lunga storia dell’associazione.

servas-genova
Marina Perasso

Servas nasce nel 1949 dalla mente e dal cuore dello statunitense Bob Luitweiler. Luitweiler era un obiettore di coscienza, infatti, durante la Seconda guerra mondiale ha scontato alcuni anni in carcere dopo che si era rifiutato di arruolarsi. Nel 1949 Luitweiler fonda Servas in Danimarca, ispirato dal pensiero nonviolento di Gandhi e convinto che l’incontro tra i popoli potesse essere un rimedio alla guerra.

“Servas viene dall’esperanto”, spiega Marina Perasso.

“Significa servire e quindi essere al servizio della pace. Lo scopo dell’associazione è la costruzione della pace attraverso il dialogo, la rete di accoglienza, lo scambio, il viaggio e l’ospitalità nell’ottica di un futuro sostenibile”.

All’interno di Servas, i soci si rendono disponibili a ospitare o essere ospitati, sia all’interno del loro paese di origine che in altri paesi. Infatti, l’associazione è presente in ben cento nazioni. L’ospitalità non prevede uno scambio obbligato, ma ciò accade spesso quando si crea un buon rapporto tra l’ospitante e l’ospitato. Inoltre, l’associazione permette a chi non ha lo spazio in casa o la disponibilità economica per ospitare di donare il proprio tempo.

Ad esempio, facendo fare un giro alle persone che vengono a visitare il paese, mostrando i propri luoghi del cuore e della quotidianità.

servas-assemblea-nazionale-perugia
Foto dei soci durante l’Assemblea nazionale a Perugia, aprile 2025. Credits: Servas Italia

Tuttavia, non sempre questo modo di viaggiare viene compreso nella giusta ottica. Marina precisa: “Non è un’agenzia di viaggi o un modo di viaggiare low cost e questo ci tengo a dirlo perché ci sono persone esterne che vengono da noi e ce lo chiedono.” Per entrare in Servas occorre sottoporsi a un’intervista conoscitiva, in quanto l’associazione ha a cuore che la persona condivida i loro valori di base.

Viaggiare con Servas permette di scoprire realtà che sfuggono quando si visita una città da semplice turista. Conoscendo e convivendo con le persone del luogo, si fa esperienza di rituali, gesti e piatti cucinati con amore. In questo, viaggiare apre la mente. L’associazione vuole promuovere un turismo rispettoso della cultura ospitante e stili di vita sostenibili.

“Il nostro motto è Open Mind, Open Doors”.

Oltre all’ospitalità tra persone o famiglie, Marina racconta anche altre iniziative virtuose nate dentro Servas.

Per sostenere le nuove generazioni, l’associazione ha creato la sezione Servas Giovani. La sezione giovanile organizza campus per i suoi soci su un tema diverso in ogni edizione, come diritti umani, consumo critico e comunicazione nonviolenta. Si tratta di un’occasione di arricchimento per ragazzi di tutto il mondo, che si incontrano e vivono insieme in un periodo tra una settimana dieci giorni.

Un’altra iniziativa virtuosa è la Scuola della pace, nata dall’idea dell’insegnante turco Mehmet Ateş nel piccolo villaggio di Ekinci, vicino ad Antiochia.

Diciotto anni fa, Mehmet ha voluto dare la possibilità alle persone del villaggio di conoscere altre culture. Ha dato vita a un programma di ospitalità per cui ogni anno a luglio le persone di tutto il mondo possono soggiornare nel villaggio per offrire ai bambini attività di doposcuola. Tutti possono andare, proponendo attività in base a quello che sanno fare, donando il loro tempo e le proprie conoscenze.

Purtroppo, nel 2023 il terremoto in Turchia e Siria ha messo a dura prova Ekinci. Allo stesso tempo, come ci dice Marina, è stata anche un’occasione per rivedere il progetto e per attivare risorse all’interno dell’associazione. “Due anni fa un terremoto ha distrutto il villaggio ma ora lo stanno ricostruendo secondo criteri ecosostenibili, anche con l’aiuto di un architetto di Servas. ”Dopo il terremoto, il progetto si è esteso e ha preso il nome di Accademia della Pace. Si può visitare il villaggio tutto l’anno per offrire aiuto, anche se il periodo di luglio resta quello maggiormente attivo.

Ad oggi, l’idea di Mehmet Ateş è uscita dai confini della Turchia.

“Ora abbiamo la Scuola della Pace anche in Georgia e Uganda, e ne apriranno altre in Argentina e Bangladesh. Vorremmo crearne una anche in Italia”.

L’idea dell’Italia, ci spiega Perasso, nasce dal fatto di fornire supporto alle famiglie e ai contesti fragili del nostro Paese.

persone-bicicletta-logo-servas
credits: sito Servas Italia

Servas è riconosciuta dall’UNESCO e dall’ONU come Organizzazione non governativa. In Italia aderisce alla Rete Italiana Pace e Disarmo.

Marina ha ospitato oltre trenta persone dell’associazione nel corso degli anni. Oggi le piace portarle in giro per Genova. Quando viaggia con Servas, ama anche scoprire i borghi nascosti dell’Italia.


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Marianne Romani

Marianne Romani

Nata a Genova, dal cuore per metà danese e per metà italiano. Mi sono laureata in Psicologia per poi studiare comunicazione ambientale, in quanto credo nel legame indissolubile tra gli esseri umani e la Terra che ci nutre. Amo comporre poesie perché danno corpo alle mie emozioni, scrivo articoli per diffondere una cultura della gentilezza verso noi stessi, gli altri e la natura. Io B-Hop perché credo nel valore delle notizie costruttive.

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