di Paolo Madaio – Le conoscenze indigene delle comunità native e la collaborazione con il mondo scientifico possono aprire nuovi orizzonti e opportunità di fronte alle sfide che ci attendono, ad esempio la lotta ai cambiamenti climatici.
Molte comunità indigene hanno esitato a lungo prima di collaborare con i ricercatori, a causa di ingiustizie storiche subite, derivanti dalla colonizzazione e dalla spoliazione delle loro terre.
Oggi sempre più progetti di ricerca sono guidati dagli indigeni o sono partecipi di autentiche collaborazioni che incorporano secoli di conoscenza indigena del mondo naturale nella scienza occidentale.
Questo nuovo corso è ora supportato da importanti finanziamenti a favore di progetti specifici e sta aprendo nuove opportunità di conoscenza e progresso attraverso studi e ricerche.
La US National Science Foundation, ad esempio, sta sostenendo con 30 milioni di dollari in 5 anni un nuovo Centro per intrecciare le conoscenze e le scienze indigene, il National Institutes of Health. Quest’ultimo sta finanziando con 9 milioni di dollari la Stanford University e il Native BioData Consortium, una biobanca gestita da genetisti nativi.
Attraverso lo studio “Early dispersal of domestic horses into the Great Plains and Northern Rockies”, pubblicato su Science da un team internazionale di 87 scienziati di 66 istituzioni di tutto il mondo – ad esempio – si sta iniziando a perfezionare la storia del cavallo americano, confutando l’ipotesi che i cavalli siano stati introdotti dai coloni bianchi.
Lo studio è stato guidato da scienziati del Centre d’anthropobiologie et de génomique de Toulouse del CNRS/Université Toulouse III, con la collaborazione di valenti esperti mondiali di scienza archeologica.
Secondo uno degli autori dello studio, Joe American Horse, capo degli Oglala Lakota Oyate, custode della conoscenza tradizionale,
“i cavalli fanno parte di noi da molto prima che altre culture arrivassero nelle nostre terre, e noi siamo parte di loro”.
Quanto affermato è supportato dallo studio di genetisti che hanno estratto antiche molecole di DNA ancora conservate nei resti archeologici, sequenziando i genomi di diverse centinaia di cavalli vissuti sul pianeta fino a 700.000 anni fa.


Tutti i protocolli per la trasmissione della conoscenza sacra e tradizionale indigena sono stati rispettati nella ricerca, le attività e i risultati sono stati approvati da un comitato di revisione interno di 10 Custodi della conoscenza Lakota, che attualmente fanno parte del consiglio di amministrazione del Global Institute for Traditional Science (GIFTS)
Un altro esempio è il progetto LICCI finanziato dall’UE: Victoria Reyes-García, antropologa attiva presso ICREA e l’Università autonoma di Barcellona, in collaborazione con il suo team, ha lavorato per integrare i contributi apportati dai sistemi di conoscenza indigeni nella comprensione di come i cambiamenti climatici influenzano i diversi ecosistemi e mezzi di sussistenza, con l’obiettivo di influenzare la politica climatica.
Tutto questo parte dalla considerazione della scienziata che i sistemi di conoscenza indigeni si sono sviluppati nel corso dei secoli in condizioni climatiche molto variabili, perciò
è possibile imparare molto da queste popolazioni attraverso un attento ascolto.
L’esplorazione di diversi sistemi di conoscenza può produrre nuove intuizioni, che possono contribuire a dare enfasi alla ricerca e alle azioni politiche volte a rispondere alle esigenze e alle priorità locali.
Sono state osservate e sono diventate oggetto di studio, ad esempio:
- segnalazioni di riduzione della presenza di acqua e zone umide nell’altopiano andino dell’Argentina da parte di comunità pastorali dei popoli Kolla-Atacameños.
- minore quantità di precipitazioni nevose e più frequente assottigliamento del ghiaccio marino, come osservato da pescatori Inuit nell’Artico canadese.
- precipitazioni minori ma più intense, rilevate da pastori che abitano i Carpazi rumeni.
- cambiamenti nella distribuzione delle piante selvatiche nei prati alpini, come segnalato da agricoltori austriaci.


“I resoconti sui cambiamenti ambientali da parte di popolazioni indigene e comunità locali forniscono una comprensione olistica, relazionale, basata sul territorio e culturalmente fondata su come si manifestano i cambiamenti climatici”,
riferisce la ricercatrice.
Le comunità indigene sono solerti nel comprendere gli impatti delle sfide che affrontiamo a livello globale, come il cambiamento climatico ma non solo.
La loro attenzione ai sottili processi ecologici nasce dalla profonda conoscenza dei loro territori.
La collaborazione tra comunità indigene e le comunità scientifiche è quindi un’importante opportunità di arricchimento da cogliere, soprattutto per la salvaguardia dell’ambiente. (articolo di Paolo Madaio)





















