di Benedetta Bernardi – Diritti a Sud è un’associazione nata nel 2014 nelle campagne di Nardò, in Puglia, grazie all’impegno e alla determinazione di un gruppo di attivisti volontari, tra cui un tunisino e due sudanesi, con lo scopo di offrire supporto nella ricerca di un alloggio, cure mediche e nell’apprendimento della lingua italiana ai braccianti agricoli del ghetto.
L’anno successivo, nel 2015, Diritti a Sud amplia il proprio campo d’azione focalizzandosi sull’ambito agricolo ed entrando a far parte, su iniziativa dell’Associazione Solidaria di Bari,
di un progetto di agricoltura sociale denominato SfruttaZero, che prevede la gestione della filiera di produzione della salsa di pomodoro in ogni sua fase, dalla coltivazione alla raccolta e dalla trasformazione alla commercializzazione.


“Anche se nessuno dell’associazione era esperto in agricoltura, il desiderio di fare qualcosa di concreto e buono per il nostro territorio e grazie all’aiuto di alcuni amici, abbiamo deciso di crederci e andare avanti”, racconta a B-Hop Rosa Vaglio, presidente dell’Associazione e attivista che, insieme ad una ventina di lavoratori stagionali fra immigrati e italiani, si dedica alla produzione di salsa di pomodoro all’interno di una filiera agroalimentare a sfruttamento zero in cui i lavoratori vengono dignitosamente retribuiti e partecipano in maniera attiva e consapevole alle dinamiche decisionali.


“La nostra associazione non solo è rispettosa dei diritti delle persone, offrendo contratti in regola e attenendosi alle tabelle orarie previste dal contratto agricolo provinciale, ma anche ecosostenibile e profondamente attenta nei confronti dell’ambiente e della biodiversità.
Per questo abbiamo scelto di non usare prodotti chimici e la raccolta avviene manualmente, lavorando assieme”.
Sono diversi, infatti, i volontari che annualmente, in particolare nei mesi estivi, vi prendono parte: lavoratori precari, studenti, lavoratori fragili.
“Oggi lavoriamo su terreni affittati, anche se trovarli è una vera e propria sfida”, aggiunge.


Il ghetto è stato da tempo sgomberato e al suo posto ora è stato costruito un campo di foresteria istituzionale con containers provvisti di aria condizionata per ospitare i lavoratori stagionali; fin dal momento della sua nascita, l’associazione si è sempre occupata delle necessità e dei bisogni dei lavoratori, molti dei quali sono stati, e lo sono ancora, vittime di sfruttamento, vigilando sulle problematiche che possono verificarsi e costruendo costantemente un rapporto di vicinanza solidale con i lavoratori stessi.
Oltre alla lotta al caporalato e allo sfruttamento lavorativo, l’associazione opera a un livello sociale più profondo,
creando ponti e relazioni attraverso progetti culturali per favorire l’incontro tra culture diverse, la scuola d’italiano ed eventi di carattere multiculturale per abbattere paure, diffidenze, razzismo e xenofobia.
“Il livello culturale si è abbassato drammaticamente, non tutti riescono ad apprezzare il nostro lavoro, a volte è difficile coinvolgere anche i ragazzi dell’ultima generazione, ma noi non abbiamo mai abbassato la testa.”


I frutti di questo lavoro coraggioso, costante, etico sono una comunità più aperta e solidale e prodotti di ottima qualità, curati nei minimi dettagli, a partire dai contenitori della salsa: vasetti in vetro su cui vengono apposte delle ‘etichette narranti‘ in cui si trovano i volti di chi ha partecipato alla produzione, il loro nome, la loro nazionalità e la qualifica di “contadino libero”.


La salsa di pomodoro, etica al 100% con sfruttamento 0, non è venduta nel circuito della Grande Distribuzione Organizzata, ma in quello dei Gruppi di Acquisto Solidale (GAS) ed è accompagnata da tutte le informazioni utili per il consumatore.
Inoltre, con il progetto SfruttaZero, l’Associazione fa parte di una rete nazionale di carattere sociale denominata Autogestione in movimento – Fuori mercato, dove auto produttori e distributori condividono un progetto politico e sociale anticapitalistico e hanno in corso una comune attività di scambio economico, solidarietà concreta e mutualismo conflittuale.
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