di Vincenzo Sorrentino – Le lezioni della Scuola di Italiano di Casetta Rossa, a Roma nel quartiere Garbatella, sono rivolte a chi, venendo da altri paesi, ha bisogno di imparare a leggere e scrivere in italiano per cercare di costruirsi un avvenire migliore da noi.
La scuola di italiano di Casetta Rossa è nata nel 2017 da un’idea di Maya Vetri, Assessore dell’VIII Municipio, e da allora va avanti grazie all’impegno ed alla determinazione di un gruppo di una cinquantina di volontari, costituito da ex insegnanti ma anche da persone con le più disparate esperienze professionali, come Flavia Savarese, con un passato da revisore di bozze all’enciclopedia Treccani, che svolge questa attività con impegno e passione da circa un anno e si dice “molto soddisfatta per la ricchezza del rapporto umano che questo lavoro favorisce”.
Casetta Rossa è sede di un’associazione che gestisce anche un ristorante e organizza molte attività socio-culturali ma è anche incubatrice di iniziative solidali, come le lezioni di italiano. Casetta Rossa è nel cuore della Garbatella, che Nanni Moretti nel film “Caro Diario” ha definito il più bel quartiere di Roma.
La scuola, nei suoi circa 10 anni di attività, ha formato centinaia di allievi ed oggi ne ospita oltre 50 provenienti dalle più svariate parti del mondo con una particolare concentrazione dall’Asia, soprattutto il Bangladesh, e dall’Africa. Non mancano i giovani europei tra cui anche alcuni ucraini.
Gli allievi sono prevalente giovani, alcuni minorenni, con un passato difficile, vittime, spesso, di episodi di violenza e di sfruttamento, e che nella maggior parte dei casi hanno raggiunto l’Italia dopo un viaggio lungo e complicato.


Alcuni lavorano, come Letizia, trentotto anni ben portati, proveniente dal Rwanda, che è arrivata in Italia dieci mesi fa e lavora come badante. Lei vive nel quartiere Garbatella per cui ha conosciuto la scuola grazie al passa-parola. La frequenta da alcuni mesi ed è molto contenta. Spera che “una migliore conoscenza dell’italiano possa aiutarla a trovare un lavoro più qualificato”.
Le lezioni si tengono quattro giorni a settimana, dal martedì al venerdì, dalle 10 alle 12. Possono essere individuali o di gruppo a seconda dei casi. Nelle lezioni di gruppo gli alunni vengono distribuiti in piccole classi omogenee per provenienza geografica.
Non esiste, ovviamente, una durata standard di ciascun corso, in quanto vi sono differenze anche molto marcate per quanto riguarda tempi e livello di apprendimento, che dipendono soprattutto
dal paese di provenienza di ciascun allievo.
Al termine del corso viene rilasciato un attestato di frequenza che consente agli allievi, se vogliono, di sostenere l’esame finale presso il Celi-Cedis, un ente che certifica il livello di apprendimento della lingua italiana sulla base di una scala che va da A1 a B1.
I ragazzi più giovani vengono anche invogliati e supportati a conseguire il diploma di scuola media e vengono aiutati anche al di fuori dell’ambito formativo.


Alcuni anni fa la scuola ha partecipato ad un crowdfunding a livello europeo che ha consentito di assegnare una borsa di studio a sei studenti e ha permesso loro di conseguire la patente di guida o di proseguire negli studi.
“Siamo molto contenti ed orgogliosi quando un nostro allievo riesce a trovare lavoro o a migliorare la sua attività
grazie al nostro aiuto ed all’apprendimento della lingua italiana”, sostiene Antonella Pozzi, una delle insegnanti.
Laureata in Sociologia con una specializzazione in Diritti Umani ed un passato da Assistente di Volo, Antonella ha iniziato a collaborare con la Scuola nel 2018 “in quanto – dice –
ho avvertito, in maniera chiara, il diffondersi di un clima avverso nei confronti degli extracomunitari per cui ho maturato la decisione di impegnarmi in prima persona
ed ho preferito farlo in una struttura laica”.
Antonella racconta anche le tante attività che si svolgono, oltre alle lezioni, quali ad esempio, la festa della Befana con la consegna di doni ai figli degli allievi, la festa per la fine del Ramadan, un segno di attenzione e rispetto per i tanti musulmani che frequentano la scuola, le cene per raccolta fondi, ecc.
Racconta con orgoglio e passione il caso di Shamim, un ragazzo di poco più di vent’anni proveniente dal Bangladesh che appena arrivato in Italia aveva cominciato a lavorare come lavapiatti in un ristorante, senza conoscere nemmeno una parola di italiano.
Grazie alla frequenza della scuola, Shamim in soli sei mesi ha conseguito il livello di conoscenza A2 ed è quindi passato a fare il cameriere, poi il pizzaiolo ed oggi frequenta un corso per diventare pasticcere, con il sogno di aprire domani una pasticceria tutta sua. (articolo di Vincenzo Sorrentino)
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