di Agnese Malatesta – Ora et labora. La regola di San Benedetto applicata all’arte e alla bellezza dell’arte. Al centro di questa accoppiata, l’Isola di San Giulio, che si trova sul Lago d’Orta, in provincia di Novara. Una piccola isola, dal perimetro di appena 650 metri, dove si trova l’Abbazia Benedettina Mater Ecclesiae, un monastero che accoglie una settantina di monache.

Ecco in questo luogo, mondo nel mondo, si compie l’eccellenza artistica del restauro di tessili antichi.
Un’attività unica del suo genere in Europa e la più qualificata in Italia, che le monache svolgono da oltre 40 anni
e che registra una grande richiesta, anche dall’estero. I paramenti sacri liturgici sono i capi che più di altri sono all’attenzione di queste donne votate alla preghiera, alla vita per il Signore, e all’arte. “Il nostro monastero – dice una di loro – si muove sulla bellezza.


C’è sempre stata attenzione alla bellezza, sia per quanto riguarda i laboratori, sia il canto sia la liturgia”.
Qui sono stati restaurati abiti di Papa Giovanni Paolo II e di San Giovanni Bosco.


La gran parte della comunità si dedica a questo laboratorio, è il principale lavoro che svolge e che permette alla stessa comunità di mantenersi. Il laboratorio di restauro tessili antichi dell’Abbazia fonde preghiera e lavoro che prendono forma in un prezioso tessuto. Il tutto si svolge in un rigoroso silenzio. Ora et labora.


Il laboratorio nasce nel maggio 1984, su consiglio della Provincia e della Curia Vescovile di Novara e per volere della Madre fondatrice del monastero, Anna Maria Canopi, grazie alla disponibilità, in via del tutto eccezionale, dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze.


Fu, infatti, un gruppo di specialisti della Scuola Fiorentina ad offrire all’interno delle mura della clausura un corso formativo a carattere metodologico e pratico al primo gruppo di monache operatrici. Nel corso degli anni, la formazione è continuata, ampliandosi al campo dello studio, della ricerca, e anche del confronto con restauratori, storici dell’arte, collezionisti e tutti coloro che coltivano la passione per l’arte tessile. Così che le monache dell’Isola di San Giulio, la maggior parte laureate anche se in altre discipline, hanno acquisito una competenza del tutto tipica e prestigiosa.


La vena artistica del monastero non si esaurisce nel restauro dei tessili antichi. Con raffinato estro si lavora, fra l’altro, nel laboratorio di tessitura per il culto divino, con disegni esclusivi e filati in cotone e lino; tra i simboli creati da queste monache, significativo è quello dell’ape, insetto che richiama alla laboriosità.
Ed ancora. Un servizio di iconografia, un’arte liturgica e teologica; un laboratorio di stamperia che realizza fascicoli per la liturgia, di spiritualità monastica, di sacra scrittura; il laboratorio di artigianato che crea biglietti e pergamene per varie occasioni (come battesimi, cresime, matrimoni), ceri dipinti.


Tutti oggetti che le monache vendono e realizzano su commissione. E poi c’è l’ospitalità: a tutti coloro che, laici e religiosi, desiderano fare un’intensa esperienza di silenzio, di ascolto e di preghiera.
Ora et labora, diceva San Benedetto: “sono veri monaci, quando vivono del lavoro delle loro mani”.


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