di Agnese Malatesta – L’Italia potrebbe aprire alle “vacanze preadottive”, ossia ad un periodo di convivenza fra i bambini e i potenziali genitori adottivi per conoscersi reciprocamente e solo dopo arrivare all’adozione vera e propria. L’ipotesi, all’esame della Commissione per le adozioni internazionali – riferisce l’Ai.bi. (Amici dei Bambini), ente autorizzato all’adozione internazionale – nasce sull’esperienza della Colombia, il secondo Paese per numero di bambini adottati in Italia, che permetterebbe di facilitare l’accoglienza in famiglia di bambini e bambine grandicelli e adolescenti.
E’ stata proprio la Colombia il primo Paese ad aver definito un progetto di “vacanze preadottive” (“vacaciones en el extranjero”).
In Colombia si trovano più di 4.000 bambine, bambini e adolescenti in stato di adottabilità,
senza una famiglia che possa garantire loro il diritto fondamentale di crescere amati come figli. Tanti di loro sono minori con bisogni speciali, in quanto rientrano in questa categoria tutti i bambini maggiori di 10 anni di età, appartenenti a gruppi di fratelli o in condizioni di salute particolarmente complesse. Tutte caratteristiche che non facilitano l’accoglienza nelle famiglie.
Per trovare una soluzione l’ICBF (Autorità Centrale colombiana) ha elaborato diverse strategie: una di queste riguarda proprio le vacanze preadottive, iniziate nel 2004 e per mezzo delle quali circa 180 minori colombiani ogni anno intraprendono un viaggio all’estero e vengono ospitati in famiglie.


Il risultato di questa ospitalità temporanea – rende noto ancora Aibi – ha visto il 61% dei minori inseriti nel programma essere successivamente adottato.
Al momento, questa possibilità esiste solo con gli USA, ma recentemente si sta studiando un progetto analogo con l’Autorità Italiana CAI.
L’obiettivo è far per provare a questi minori per i quali non si è riusciti a trovare una famiglia l’esperienza di convivere e conoscere una famiglia straniera per un periodo che può variare da 2 a 5 settimane. Al termine della “vacanza” la speranza è che si sia instaurato un rapporto tra il minore e la famiglia tale da potersi consolidare fino ad arrivare all’adozione internazionale, tale da poter avviare un progetto di vita.
In questo percorso, i bambini ricevono una preparazione: entrano in contatto con le prime nozioni della lingua e della cultura del Paese di destinazione, vengono fatte esercitazioni sul controllo dell’ansia ed altre attività. I bambini vengono poi seguiti durante il viaggio da un accompagnatore, che li assiste nel disbrigo delle formalità e nell’inizio della conoscenza con la famiglia. Durante la loro permanenza sono previste una serie di attività pianificate precedentemente dall’organizzazione straniera e pensate per far comprendere ai bambini le dinamiche di una vita in famiglia. Se la vacanza si conclude positivamente, si procede con l’adozione.
Anche nel nostro Paese, spesso dopo i frequenti soggiorni estivi di minori, si è poi dato il via all’iter dell’adozione. Per Ai.bi., queste esperienze fanno capire che un periodo di convivenza coppia-minore prima dell’adozione può portare a una maggiore disponibilità delle coppie rispetto all’età e al numero di minori da adottare.
Così facendo, infatti, le coppie non hanno più “un sogno” rispetto al bambino da adottare, in quanto l’immagine idealizzata è già stata sostituita da quella reale del minore, o dei minori, che hanno vissuto con loro.





















