di Margherita Vetrano – Chi non si è mai trovato travolto da emozioni e pensieri ascoltando un pezzo musicale? Il potere evocativo della musica è forte e catartico.
Nell’ascolto di brani raffinati così come di qualsiasi altro, se legato a ricordi e suggestioni.
Dalle canzoncine da bambini ai brani più celebri, passando per il rock, fino alla musica d’opera, l’ascolto può aprire varchi temporali nella memoria di ognuno di noi.
“Alice non lo sa” di Francesco De Gregori, racconta di una stanza in penombra e di un vecchio giradischi, in un sonnacchioso pomeriggio di calura pugliese.
Il punk tedesco anni ’80 di Falco, col suo “Der Kommissar”, può rievocare sogni d’ indipendenza fanciulli,.
Chissà quante studentesse si sono sentite “Alba Chiara”!
Raccontate dalla voce graffiante di Vasco Rossi mentre passeggiano per strada, “mangiando una mela coi libri di scuola”.
Farsi sospingere l’anima in alto dalle note musicali, intrecciate tra archi e fiati, talmente in alto da sbloccare ricordi di anni passati.
E raccontarsi di nuovo emozioni e speranze di alcune vite fa.
Di colpo, così nitide e forti agli occhi, per il solo momento di un “giro di Do”.
E riconoscersi in quei ragazzi.
Oggi.
La macchina del tempo si accende e si spegne al ritmo del susseguirsi dei brani.
Come la madeleine di Proust, le sensazioni fisiche innescano il ricordo e con esso le emozioni.
Non esiste una ricetta nè una sola chiave di lettura.
Le cose accadono.
I ricordi affiorano dalla memoria e in essa ritornano.
In quegli istanti sospesi, magici, le emozioni scorrono senza un nome, con la potenza di una vertigine emotiva.
Ci si stacca da terra, in una girandola di pensieri.
Il contatto col proprio passato, trasporta ricordi sopiti, nella gioia e nel dolore.
Grazie al potere evocativo della musica.
Piccoli momenti di magia, intima e personale da condividere con un sorriso o con occhi umidi di sentimento.
Che torneranno in silenzio, fino al prossimo ricordo.





















