di Kenji Albani – Non appena vide arrivare il boscaiolo, i suoi stivali che affondavano nella neve, Sincerino socchiuse gli occhi e gli venne il presentimento di quel che sarebbe accaduto. Più che presentimento, una previsione certa e sicura di ciò che sarebbe successo di lì a breve, in quel bosco innevato da racconto di Natale.
Dal canto suo, l’abete si mise a tremare.
Sincerino si mosse come una scimmia e si rivolse al suo amico, l’abete:
«Non temere, non ti succederà nulla».
«Parli bene, tu. Se io vengo abbattuto, ti basterà trasferirti su un altro albero. Io invece sarò destinato a una triste sorte. Non è bello finire addobbato in una casa per queste feste natalizie e poi, alla fine, essere ridotto a legna da ardere».
«Smettila di lamentarti, ho un’ottima idea per salvarti da questo destino. Neppure a me piace l’idea che tu abbia di fronte a te un simile futuro» protestò Sincerino, il folletto del bosco.
L’abete non parve ascoltarlo, preferì tremare e rabbrividire.
Il fatto è che non mi crede, rifletté Sincerino. Offeso da quella mancanza di fiducia, scosse il capo: il berretto agitò il sonaglio facendolo suonare. Subito dopo si fece attento, perché il boscaiolo era ormai troppo vicino al suo amico.
Il boscaiolo, ignaro di ciò che stava per accadere, aveva preso a fischiettare un’aria natalizia e stava scaldando i muscoli per abbattere a colpi di scure l’albero.
Sincerino l’avrebbe impedito.
Per questa ragione divenne invisibile e, allungandosi fino all’estremità di un ramo, calcolò che il nemico era proprio sotto di lui.


Più sicuro di sé, Sincerino si abbandonò come un corpo morto. Scivolò giù dal ramo e, come previsto, atterrò sul berretto di pelo dell’avversario prima che questi potesse arrecare anche il minimo danno al tronco dell’abete.
Il boscaiolo, percepita una presenza ma incapace di capire cosa fosse, iniziò a gridare e a urlare.
A Sincerino veniva da ridere. Il nemico sembrava un indemoniato che improvvisava una danza scomposta nella neve. Chissà come avrebbero reagito i suoi colleghi vedendolo. Per quanto Sincerino sapesse, quell’uomo lavorava da solo: altri abeti sfortunati non avevano un folletto come lui a proteggerli.
Sincerino fece del suo meglio per spaventarlo. Il boscaiolo continuò a muoversi in maniera scomposta finché il berretto gli scivolò a terra. Alla fine si arrese e, gettata la scure sulla neve, scappò forsennato lontano dall’abete.
Quando Sincerino fu certo che il boscaiolo si era arreso — l’aver abbandonato lo strumento di lavoro era una prova evidente — si staccò dalla nuca dell’uomo e atterrò sulla neve. Sempre invisibile, tornò all’abete a saltelli come una rana e si arrampicò su di esso con una risata argentina:
«Hai visto? Ti ho protetto, ti ho salvato».
«Grazie, ma sono certo che mi attende il peggio» rispose l’abete.
Sincerino sbuffò.
«Quanto sei pessimista. Vedila con positività: per il momento ti ho salvato da un destino tremendo. Poi assisteremo all’evoluzione degli eventi».
«Tu ti credi ottimista, ma io sono soltanto realista» sospirò l’abete.
Sincerino non replicò. Sarebbe stato inutile. Si predispose ad attendere ciò che sarebbe accaduto di lì a breve.
E infatti accadde.
Sincerino si disse di essere stato troppo ottimista. Il boscaiolo stava tornando, con un’espressione stralunata e furiosa. Aveva chiamato aiuto e i colleghi erano accorsi, forse per dimostrare al più anziano — un vero esperto — di essere degni di lui.
L’abete prese a lamentarsi:
«Hai visto? Sono finito! Mi abbatteranno e finirò per divertire i loro simili, e poi…».
«Finiscila di piagnucolare, mi deconcentri. Sto cercando una soluzione. Ti devo salvare, tu sei mio amico» disse Sincerino.
I boscaioli si avvicinavano. Si vedevano scuri, accette e seghe di ogni forma e dimensione. Tutto quello spiegamento di forze per un solo abete natalizio.
Sincerino ebbe un’idea.
«Mi spiace» disse all’amico, «ma devi rinunciare a qualcosa, se vuoi sopravvivere».
Non aspettò risposta. Cercò il ramo più grosso sopra le teste dei boscaioli, vi saltò sopra e iniziò ad agitarsi come una strana bandiera al vento.
Il ramo si spezzò.
Sincerino saltò su un altro ramo appena in tempo per vedere quello che aveva rotto abbattersi sui boscaioli. Feriti e contusi, gemettero e si aiutarono a vicenda nella neve.
A Sincerino dispiaceva aver fatto loro del male, ma non aveva scelta.
«Questo abete è maledetto» disse uno.
«Succedono cose troppo strane».
«Meglio andarsene».
Solo il più anziano insistette ancora:
«Lo dobbiamo abbattere».
«No, porta sfortuna» rispose un altro, allontanandosi.
Il vecchio si arrese e li seguì, le spalle flosce.
Sincerino esultò e batté le mani. Ma l’abete gli parlò con voce grave:
«Mi hai fatto del male».
«Come sei incontentabile» si lagnò Sincerino, il folletto protettore del Natale.
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