di Margherita Vetrano – Aya Ashour ha ritirato il Premio Koinè 2025 dalle mani del giornalista Riccardo Iacona. E’ accaduto giovedì 6 novembre, durante la serata inaugurale della 31ma edizione del MedFilm Festival a Roma.


La patròn Ginella Vocca ha fatto gli onori di casa, condividendo al pubblico le motivazioni del Premio.
“Questa sera consegniamo un premio che va oltre l’idea di prodotto cinematografico strettamente inteso – ha spiegato – perchè è rivolto a personalità di spicco, distintesi per aver creato ponti di dialogo e di contatto tra le culture del Mediterraneo.
Quest’anno il Premio Koinè ha un valore particolare perchè va a delle giovani speranze palestinesi!”
Aya Ashour è salita sul palco accolta da un caloroso applauso. Premiata per il suo impegno civile e per il coraggio della sua testimonianza, ha ringraziato, visibilmente commossa. Ha raccontato la realtà della sua terra, condivisa coi connazionali fin quando non è riuscita a scappare per raggiungere l’Italia.
“Ho aspettato quasi un anno prima di uscire da Gaza, sopravvivendo ai bombardamenti. E’ grazie al lavoro stratosferico della mia Università per stranieri di Siena se sono riuscita ad arrivare qui, il 26 giugno scorso“.
Quella che si ode non è solo la sua voce ma quella di tutto il popolo palestinese.
“Quando ho iniziato a collaborare con Il Fatto quotidiano, non avrei mai immaginato di ricevere un premio. Volevo scrivere per documentare ciò che stava accadendo. Tutti i giornalisti a Gaza lo fanno per non essere ridotti a meri numeri. Molti sono stati uccisi per aver deciso e scelto di non nascondere la verità al mondo”.
Aya Ashour parla di pace presunta e riferisce che dalla data del “cessate il fuoco”,10 ottobre 2025, sono morti oltre 200 palestinesi dentro Gaza.
“Israele dice che stanno arrivando aiuti umanitari ma ciò che arriva è solo cibo spazzatura. Cioccolata, soda, scatolame – dichiara -. Non c’è accesso a cibo fresco e questo è un altro modo di ucciderci, giorno dopo giorno. Quello che conta però è essere vivi e presenti qui e lavorare insieme per un futuro migliore, da esseri umani.
Credo che una pace senza giustizia significhi non avere uguaglianza!”


“La motivazione del Premio Koinè ad Aya Ashour è bellissima”, ha detto Riccardo Iacona: “Il conferimento è giunto per aver difeso con la forza della verità e della parola il diritto all’istruzione, raccontando al mondo cosa significhi vivere a Gaza oggi”.
Nonostante Gaza sia chiusa alla stampa internazionale da oltre 2 anni, Aya ha narrato con lucidità e profonda dignità gli orrori della guerra. Ha continuato a testimoniare anche sotto le bombe la realtà della sua famiglia e dei civili intrappolati nel conflitto.
Operatrice umanitaria con Save the Children e Medicine Du Monde in Svizzera, giornalista per Il fatto quotidiano e oggi ricercatrice universitaria presso l’Università per stranieri di Siena
Aya incarna il coraggio di chi trasforma il dolore in conoscenza e la testimonianza di impegno civile, simbolo di verità, dignità e resistenza, con la sua voce, continua a ricordarci il valore universale della giustizia e della vita!”.
Fatena Mohanna e Alhassan Selmi, fotografi di guerra, impossibilitati ad intervenire poichè attualmente a Gaza, sono stati premiati insieme ad Aya Ashour.
“L’idea è stata quella di dare la voce a questi ragazzi che hanno potuto raccontarci ad altezza d’uomo ciò che accadeva. E questo ha fatto la differenza, ha chiosato Iacona.
Terminata la premiazione è stato proiettato il primo film della kermesse, Calle Malaga.
Il film, presentato alla Mostra Internazionale del Cinema di Venezia 2025, ha vinto il premio Venice Spotlight, Premio degli spettatori – Armani Beauty.
La regista Maryane Touzani è intervenuta alla proiezione, accompagnata dal marito, il regista Nabil Ayouch.


“Sono felice di essere qui, soprattutto per aver potuto condividere la serata con Aya Ashour”, ha dichiarato la regista.
“Il film è nato dal lutto per la morte di mia madre. Ho celebrato la vita e la città di Tangeri che nasce da un mix di culture diverse. Il MedFilm Festival è il luogo giusto per condividerlo perchè permette di mettere in contatto molte culture diverse, in un clima pacificatore”.
Maryan si dichiara felice di aver potuto raccontare un’emozione vitale come quella della rinascita della sua protagonista, in antitesi con il mondo attuale che erige muri e isola le persone.
Interpretato da una vitale ed affascinante Carmen Maura, ormai ottantenne, il film racconta la storia di Maria Angeles.
Abitante sin da bambina a Tangeri, deve subire il tentativo di sradicamento da parte della figlia ma si oppone e riscopre la voglia di vivere e di andare avanti oltre le convenzioni.
- B-Hop magazine è tra i media partner del MedFilm Festival
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