Un barcone di italiani da Lampedusa alla Tunisia nel libro “L’onda opposta”

Nascere dalla parte sbagliata del mondo non è una colpa, ma un bizzarro gioco del caso il quale sceglie il nostro colore, la nostra lingua, la religione e la casa; ci affida un grembo materno, un nome ed un destino. «Nasciamo, per così dire, provvisoriamente, da qualche parte; soltanto poco a poco andiamo componendo in noi il luogo della nostra origine, per nascere dopo, e ogni giorno più definitivamente», diceva Rainer Maria Rilke. Partendo da questa semplice riflessione è possibile raccontare le vicende de L’Onda opposta (edizioni Haiku), libro nato dal lavoro a quattro mani tra Patrizia Caiffa, giornalista e scrittrice e Paolo Beccegato, vice-direttore di Caritas italiana.

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Gli autori, impegnati a raccontare per lavoro ogni giorno fatti di cronaca che guardano più che altro al Sud del mondo, alle minoranze, ai poveri, ai rifugiati, si sono impegnati in questa avventura letteraria con l’intento di fornire ai lettori una prospettiva diversa sulla questione, attualissima e sanguinante, della migrazione.

Il romanzo, in cui si alternano le penne degli autori che danno parallelamente la voce narrante ai due protagonisti ed il rispettivo punto di vista maschile e femminile, racconta di un viaggio, compiuto sull’onda opposta, appunto, ovvero partendo dall’Italia verso le coste africane. Una migrazione al contrario, un’antitesi narrativa, uno straniamento per il lettore che si troverà davanti al ribaltamento dei paradigmi, sia ideologici che puramente letterari; vite difficili che si mettono a confronto in mezzo al mare, come novelli pellegrini, nuovi migranti, che si lasciano alle spalle una vita irrisolta, speranze disattese, crisi economica e vari travagli.

I protagonisti principali, che saranno poi circondati da altre voci, altri visi e molte storie, sono Valeria e Pino, entrambi con vite da ricostruire – giornalista precaria lei, ex camionista lui, con lavori falliti e famiglie consumate – nomi e storie comuni che parlano di tutti e per tutti quelli che, ieri come oggi, hanno dovuto ripensarsi e reinventarsi una vita.

La barca della speranza che avanza opponendosi ad un destino beffardo, che naviga contro i venti più avversi è la tragica e densa metafora che gli autori hanno scelto per raccontarci queste vite a forma di storia con le quali metterci davanti svariate possibilità di riflessione. Ripensare al concetto stesso di migrante, di disperato, al concetto di crisi e di valore per la vita umana.

Leggendo il romanzo, a tratti ironico ma al contempo molto amaro, finiremo con il partecipare alle ansie, alle speranze ed alle riflessioni che queste pagine trasudano fin dall’inizio. Perché c’è molta verità in questa finzione narrativa.

E’ un libro dunque che apre ad una prospettiva nuova, che ci spinge a guardare al Sud, al basso, al “meno’’ (categorie valoriali costruite pretestuosamente da un Occidente galvanizzato da un potere occulto) e al diverso con dinamiche di potenzialità ed accoglienza, facendoci capire che siamo tutti fratelli, non solo per nascita ma anche per destino, che diventa un abile distributore di realtà.

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– Un dibattito con anteprima del libro, in collaborazione con SAL onlus, sarà il 24 giugno a Roma, ore 19, via Cesare Baronio, 61

– La presentazione ufficiale, organizzata dalla ong VIS, si terrà a Roma il 10 luglio alla libreria Fandango (via dei Prefetti, 22), ore 18.30. Tra i relatori: Giovanni Maria Flick (presidente emerito Corte Costituzionale), Antonio Marchesi (presidente Amnesty international), Nico Lotta (presidente VIS) e testimonianze di rifugiati

 

Maria Cristina Famiglietti

Laureata in Lettere ed in Sociologia sono insegnante. Qui mi occupo di libri, arte, creatività e storie vere, rinascite e nuovi orizzonti.
''Io b-hop che me la cavo''.
Maria Cristina Famiglietti
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Maria Cristina Famiglietti

Laureata in Lettere ed in Sociologia sono insegnante. Qui mi occupo di libri, arte, creatività e storie vere, rinascite e nuovi orizzonti. ''Io b-hop che me la cavo''.