di Floriana Lenti – E’ un privilegio dialogare con Emmanuel di Tommaso. Il tempo sembra fermarsi e la mente si apre a nuove possibilità di ragionamento. Il suo punto di vista sulla realtà è estremamente originale, conduce l’altro ad avventurarsi in un universo imprevedibile: accade nel suo ultimo libro “L’evocatore e altri racconti” (Infinito edizioni, 2024).
Ha pubblicato su numerose riviste letterarie. La sua ultima pubblicazione colpisce per le importanti metafore suggerite. Di Tommaso narra di una egemonia dei Senza Nome provenienti dall’Oltre, galassia sconosciuta. Il nostro mondo è sotto attacco. Ogni storia è una finestra su anime in dissoluzione, costrette ad affrontare dèmoni dell’impossibile che prende corpo dando vita a disperate forme di resistenza.
Il libro è stato presentato nelle librerie di Bologna, Napoli, Catanzaro e Perugia, proprio nella città umbra lo abbiamo incontrato, colpiti dall’occhio in copertina che sembra guardare il lettore.


“È l’occhio dell’evocatore, uno dei personaggi più complessi e insondabili del libro – spiega Emmanuel di Tommaso a B-Hop -. Parafrasando proprio dal racconto che dà il titolo al libro: «Fui attratto dalla profondità e dai cromatismi dei suoi occhi, che sembravano due pianeti sconosciuti, ammantati da nubi gialle e celesti». Qualche anno fa rimasi colpito da uno studio di immagini che metteva in evidenza la somiglianza delle iridi umane viste da vicino con i pianeti e le nebulose che popolano lo spazio. Considerando che il mio libro esplora queste due sconfinate dimensioni – quella interiore dell’animo umano e quella esteriore di tutti i mondi possibili – quell’immagine in copertina mi sembrava particolarmente adatta. Non avevo mai riflettuto sul fatto che il lettore di fronte a questa copertina potrebbe sentirsi osservato! Io lo leggerei più come un gioco di specchi: dopotutto, la lettura non nasce forse dal desiderio di comprendere noi stessi e il mondo che ci circonda?”.
A livello stilistico, nei tredici racconti che compongono il libro c’è tanto di surreale, ma ancora più richiami alla realtà: intelligenza artificiale, Deep web, guerra… e poi ancora il Marocco, Roma, Londra…


“Questa riflessione mi permette di chiarire innanzitutto un equivoco che è sorto intorno al libro: non si tratta di un libro di fantascienza – afferma – . La verità è che confinare qualsiasi libro all’interno di un genere letterario è riduttivo: le etichette e le omologazioni servono soltanto all’industria culturale per incrementare le vendite e garantirsi una sopravvivenza. Nel mio libro l’immaginazione del futuro e gli elementi surreali sono nient’altro che espedienti per raccontare le contraddizioni e le derive del presente in cui viviamo”.
Per anni Emmanuel di Tommaso si è dedicato alla poesia pubblicando “Il luogo dei teschi”, “Sulla soglia boschiva”, “Mentre si è rapiti dall’uragano”. Ha vinto il Premio nazionale di poesia Città di Chiaramonte Gufi 2011.
Leggendo il libro emerge la consistente presenza della poesia e sempre vengono citati elementi naturali come acqua, neve, foreste.
Ci si chiede chi vincerà: l’uomo con il suo progresso oppure Madre Terra?
L’autore risponde: “Penso che incarcerare il nostro pensiero all’interno della dicotomia tra progresso tecnologico e protezione della natura possa essere fuorviante. Io sono abituato a leggere il mondo attraverso il materialismo storico: il vero problema, secondo me, è aver sacrificato la bellezza e la pienezza dell’essere all’altare del Dio Denaro.
Nei racconti ci sono un sacco di cose che non esistono: navette, aeromobili, il teletrasporto, i Senza Nome, la polizia morale, i guerrieri della notte, il creatore.
A proposito, arriveremo ad inviarci ologrammi? “Le relazioni tra le persone è uno dei temi-chiave del libro. Le nostre vite sono pervase da un’estrema interconnessione che accresce la distanza fra le persone invece che ridurla: oggi con un semplice messaggio testuale lanciato attraverso un’app possiamo raggiungere istantaneamente una persona che si trova dall’altra parte del mondo”. “
Eppure, a volte – si chiede Emmanuel di Tommaso-, basta questo per poter dire che abbiamo una relazione con quella persona?
Quando leggo le lettere che mio nonno scriveva a mia nonna dalle trincee della seconda guerra mondiale penso che ci sia molto più sentimento e desiderio di creare e fortificare un legame in quelle lettere che nelle migliaia di messaggi che spargiamo noi ogni giorno nell’etere”.
Le pagine scorrono velocemente, il libro sembra breve, ma i racconti sono molto intensi e costringono il lettore alla riflessione.


Parliamo in particolare de “L’evocatore”: il racconto che dà il titolo al libro è ambientato a Chefchaouen, un paese ai confini del mondo in cui di colpo le persone perdono la capacità di fare sogni mentre dormono.
Che cosa accade se si smette di sognare? Con un sorriso sul volto e voce ferma l’autore spiega. “Non potrei mai immaginare un mondo in cui esiste solo ciò che esiste. Eppure, è quello a cui stiamo andando incontro. Siamo terrorizzati dall’idea della morte come fine delle nostre vite quando invece dovrebbe farci molto più timore questa incapacità di guardare e comprendere oltre noi stessi. L’istruzione, il mondo del lavoro, la cultura, tutto ormai concorre a nutrire questa incapacità perché ovviamente una persona sola e rinchiusa in sé stessa è molto più facile da sottomettere e da assoggettare. Resta viva in me, comunque, la speranza che anche noi come gli abitanti di Chefchaouen saremo in grado di liberarci da questo oscuro sortilegio”.





















