di Daniele Poto – Katiuscia Laneri ha scritto un piccolo grande manuale di resilienza urbana, documentando le sue peripezie per entrare a titolo definitivo nel mondo del lavoro.
Come tutte le storie che si rispettino, questa allude a un possibile happy end, coerente con la volontà della protagonista di imporsi e far brillare le proprie qualità in un contesto che raramente le riconosce.
Il lungo cammino esperienziale è riassunto in un libro dal titolo emblematico, già molto significativo nel sottotitolo: “fatti e misfatti di un’over 40 in cerca di lavoro”.


Un testo che concentra in cento pagine un’intensa esperienza di vita, senza soffermarsi eccessivamente sulle disparità di genere.
Il tema resta però evidente: il maggiore disagio femminile in un mercato del lavoro ancora maschile, dove lo stipendio medio delle donne è inferiore del 27% rispetto a quello degli uomini, e il divario pensionistico arriva fino al 44%.
Il punto di partenza è il giornalismo, settore già in difficoltà: crisi editoriali, calo delle vendite, concorrenza dei social e un contratto nazionale fermo da dieci anni rendono sempre più rari gli sbocchi a tempo pieno.
“Quello che non distrugge fortifica”:
forte di questa massima, Katiuscia incassa delusioni ma prosegue il suo percorso, spesso a zig zag, accettando lavori lontani dall’idea iniziale di professione.


Nel frattempo emergono le sue qualità: capacità manageriali, attitudine alle pubbliche relazioni e una visione moderna della comunicazione.
Il libro si presenta anche come una guida pratica ai colloqui di lavoro, mettendo in luce il divario tra promesse e realtà occupazionale.
Tra Treviso, Napoli, Roma e Nepi, evitando nomi e riferimenti diretti, l’autrice offre
uno spaccato autentico delle difficoltà nella ricerca di un impiego dignitoso.
Le esperienze negative, definite senza mezzi termini “fregature”, arrivano a dieci e compongono un mosaico di incarichi eterogenei: manager, addetta marketing, ufficio stampa, videomaker, redattrice, collaboratrice call center e settore ambientale.
Un vero e proprio Giro d’Italia del precariato, tra opportunità illusorie e compensi talvolta insufficienti persino a coprire le spese di spostamento.
Nonostante tutto, coraggio e perseveranza non mancano. Come scrive:
“Ho scoperto un mondo profondamente diverso da quello che immaginavo”.
Una riflessione emerge con forza:
“Non c’è lavoro più gratificante di quello che si fa per trovare sé stessi”.
Il percorso è ancora work in progress, ma il bilancio può dirsi positivo: il libro sta ottenendo un buon successo e rappresenta un punto di riferimento per giovani e meno giovani, soprattutto per chi affronta la ricerca di lavoro dopo i 40 anni.


L’attuale approdo è la gestione di una villa per produzioni cinematografiche nella Tuscia viterbese, ma la ricerca continua.
Perché trovare il proprio posto resta una sfida continua, e – come conclude l’autrice –:
“Alla mia età ho imparato che non devo più dimostrare chi sono e che, a volte, l’esperienza non è un valore aggiunto ma un costo”.
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