di Margherita Vetrano – Questa primavera, a Pordenone, sarà inaugurata la nuova mostra del pittore Luca Bidoli, in cui presenterà la sua ultima serie: “Interno (esiste forse la morte?)”.
Si tratta di una produzione che definisce “metafisica“.
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“Quest’ultima serie è una riflessione sul mio recente vissuto familiare che mi ha portato a stretto contatto con i miei genitori nell’ultimo periodo della loro vita -racconta a B-Hop -. Sto facendo un lavoro sul tema del ‘passaggio’ tra la vita terrena e l’altra vita. Credo in questo passaggio non per quello che mi è stato insegnato ma anche per quello che ho vissuto”.
“La serie ‘Interno’ è forse quella più intima e per certi versi, per me, meno contrastata – prosegue -. ‘Interno’ è riferito a qualsiasi spazio abitabile in cui noi viviamo e che riempiamo di noi. Vi è un’unione intima tra la nostra essenza e l’ambiente, che con noi prende vita. Così è il nostro corpo che vedo come il luogo in cui abitiamo. Quando cessiamo di viverlo la nostra essenza semplicemente non lo occupa più, ma noi, pur disgiunti da esso, rimaniamo noi stessi. A questo non c’è una risposta ovviamente, almeno non razionale. Qui la pittura riprende il suo ruolo, per quanto mi riguarda, di appunto vergato e intimo, il mio personale taccuino”.


Scoperto il suo talento in tarda età, ha esposto in prestigiose gallerie come: Castello di Rivara, Torino; Arsenale / Spazio Thetis, Venezia; Expò, Milano; Flatfiles Gallery, Chigago; 00130 Gallery, Helsinki per citarne alcune.
Nato a Gorizia nel 1967, vive e lavora San Donà di Piave, dove è cresciuto. Incontrarlo è un’esperienza intensa. Disponibile, aperto ma anche capace di introspezioni profonde e catartiche.
Racconta la sua esperienza artistica con grande naturalezza, soffermandosi raramente su tecniche e motivazioni ma mettendo in luce, prevalentemente le emozioni dalle quali deriva. La sua attività inizia nei primi anni 2000.


“Sentivo ma non capivo di dover fare. Il senso di incompiutezza mi ha accompagnato per molto tempo, finché non ho iniziato a dipingere, seguendo il mio sentire”.
Luca condivide il cambiamento nella sua vita grazie al bilanciamento che gli ha dato la produzione artistica.
“E’ stato un completamento – precisa -. Ho sempre lavorato in campo creativo-artistico, essendo stato nel mondo della grafica e del design ma questo aspetto mi mancava. Credo sia stato per questo che ho iniziato a dipingere, per sperimentare“.
Coi primi contatti social, ha potuto condividere la sua esperienza con altri artisti, critici e galleristi e il lavoro ha iniziato a suscitare interesse. Da lì è partito il suo percorso che, “a cascata”, non si è più fermato.
Considera la sua attività artistica come tale e non un lavoro. Non ha mai voluto legarla a scadenze e condizionamenti. Non la considera un hobby perché la prende molto sul serio ma non ne vuole dipendere.
“Se diventasse un lavoro mi imporrebbe obblighi e compromessi che non riesco ad accettare
– dichiara -. Ho sempre pensato che questa scelta renda tutto più limitante ma al tempo stesso è liberatorio. Mi consente infatti di essere autentico e sperimentare come voglio, cambiando a mio piacere”.
La produzione di Luca è attenzionata dalla critica. Espone i suoi quadri in mostre ma senza venderli. “L’ho fatto in passato – ricorda -. Ma il mio è un campo in cui da cosa nasce cosa e devi seguire un trend. Il mio essere libero di cambiare, quando ne ho sentito l’esigenza, era in controtendenza con le richieste delle gallerie d’arte che commissionavano un lavoro specifico”.
La sua produzione si è sempre sviluppata “per serie”, ragionando sulle convenzioni e molto incentrata sulla religione, con approccio critico. La religione imposta come verità rivelata e non discutibile.
“Sin da bambino i condizionamenti mi hanno fatto porre delle domande e tutt’oggi è così. L’arte mi ha aiutato a riflettere, placando le mie inquietudini”.
Prima di iniziare un lavoro, lo “butta fuori” su tela e poi lo esplora seguendo sensazioni e riflessioni intime.
“Non so perché queste tematiche affiorino in me ma sono necessarie – confida -. L’elaborazione può durare mesi. Per alcune serie è successo anni prima che le dipingessi; quando sono arrivato ad una consapevolezza più percepibile a livello razionale, ho iniziato a mischiare sulla tela le sensazioni, come i colori di una tavolozza ed ho capito che ero pronto”.
Per Luca i lavori non sono controllabili; mentre dipinge la sua idea devia verso l’impulso artistico e si concretizza. E’ un processo calmante che gli permette di affrontare l’emozione.


I lavori che davvero apprezza della sua produzione non sono molti. Le sue creazioni che nascono per dargli delle risposte, a volte, sono proprio ciò che lo fa star male; innescano un volano di ricerca che non finisce con la realizzazione ma prosegue in lui.
“Nel complesso sono contento della mia attività che mi placa e mi dà equilibrio. C’è in me un’esigenza fisica di dipingere e le do ascolto”.
Il lavoro di Luca è metodico e costante. Dipinge quasi ogni giorno per 3 o 4 ore; dopo il lavoro, torna a casa e si mette ai pennelli. Ci sono periodi in cui il bisogno è più intenso e altri in cui rallenta. Sono i periodi di passaggio da una tematica all’altra, quando sta arrivando qualcos’altro.
Sono periodi “di crisi” in cui sente che la produzione gli va stretta e da lì nasce una nuova tematica.
Ha iniziato con gli acrilici poi è passato a matita su tela, poi è tornato al colore coi pastelli, infine l’olio. Ha impiegato alcuni anni di elaborazione delle tecniche prima di iniziare la sua produzione. Il suo è un approccio cerebrale e molto introspettivo che lo guida.
Il primo quadro, nell”88, è stato una natura morta con colori primari e contorni neri; un primo tentativo con poca convinzione. Poi nel 2005 ha iniziato a capire che “doveva” dipingere e lo ha fatto in maniera continuativa.
Alla domanda “Quale sia l’opera che hai amato di più realizzare?” risponde scherzando: “La prossima”. “Una volta finita sei già sulla successiva e a lei ti appassioni; quella appena terminata ti sembra già esaurita”.
Il suo lavoro è generalmente su formato molto piccolo perché apprezza la dimensione intima. Ciò non toglie nulla alla definizione e ai dettagli che realizza minuziosamente, curandoli con attenzione, soprattutto quelli che sembrano più sfumati.
Lavora con sovrapposizioni, stratificando la pittura anche a distanza di mesi.
Il suo lavoro è sempre molto intimo e personale. Parte sempre da una riflessione sul vissuto e su quanto imprintato nella sua vita, in contrasto col suo sentire e con la sua visione del mondo.
Dopo il Covid l’attività espositiva si è un po’ fermata ma quest‘anno in primavera ci sarà una mostra a Pordenone e una in provincia di Parma, dove un museo esporrà le opere di Luca.
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