di Fabiola Bonghi – Le cose più belle e che maggiormente danno senso alla vita sono completamente svincolate dalla loro eventuale utilità pratica, ammesso e non concesso che ne abbiano. Credo che lo stesso ragionamento possa applicarsi all’Arte, nelle sue multiformi incarnazioni. Qualcosa di tanto più bello e pregnante quanto meno è legato al concetto di utilità e di essere al servizio di qualcos’altro all’infuori di se stessa.
E’ la sensazione che ha caratterizzato la mostra “I Preziosi Arcani – Le radici Rinascimentali del Barocco”, che si è svolta dal 4 al 6 ottobre presso il complesso monumentale dei Mercati di Traiano, nella cornice della Rome Jewelry Week, quest’anno alla quarta edizione con il tema “Infinito Barocco”.


L’evento ha ospitato alcuni inediti tra le meravigliose opere d’arte create dal pittore Emiliano Alfonsi, insieme alle squisite, affascinanti opere di oreficeria – del pari vere e proprie opere d’arte anch’esse – realizzate dall’Atelier Percossi Papi.
Insomma
un “sacro connubio” tra due discipline antiche e affascinanti, che riempiono gli occhi e il cuore di bellezza.


La mostra era letteralmente un crogiuolo di tesori: al suo centro due opere inedite di Alfonsi, che da sole varrebbero la visita ed introducono alla vista di uno scrigno con incastonate le immagini degli arcani maggiori, le famose carte dei tarocchi, ed i gioielli – prevalentemente orecchini – che vi sono presentati insieme.


Le immagini riprodotte in piccole edicole nello scrigno e circondate da smalti sono riprodotte dal famoso mazzo Visconti – Sforza, risalente al XV secolo, che ha probabilmente dato origine ai mazzi classici ed a quelli marsigliesi di inizio XVIII secolo, da cui deriva la gran parte dei mazzi contemporanei di ispirazione classica.
Le opere pittoriche ed i gioielli si rispecchiano le une negli altri in un gioco di equilibrati richiami stilistici, dove il raffinato stile rinascimentale dei dipinti si armonizza mirabilmente con il riverbero degli ori e la smaltata lucentezza dei monili.
I dipinti sono posizionati in modo da accogliere i visitatori alle estremità della esposizione, rappresentando la sfera terrena e quella celeste, orizzonte che contiene, in due dimensioni, lo scenario mondano in cui i tarocchi dispiegano le loro antiche, archetipiche suggestioni.
I soggetti delle opere inedite, come di consueto nella produzione di Alfonsi, sono i ritratti intensi e raccolti, ricchi di simboli diventati lo stilema stesso dell’artista, nei quali la compostezza dei sembianti e l’eleganza della composizione comunicano una rarefatta, serena distanza dalle angustie della quotidianità.
In conclusione, un’occasione speciale, dove il saper fare che ha reso le nostre arti – volutamente al plurale – riconosciute e riconoscibili in tutto il mondo viene celebrato e potenziato dalla loro contestuale, seppure effimera, compresenza.





















