di Margherita Vetrano – Presentato alla Festa del Cinema di Roma, in proiezione stampa ieri 19 ottobre, “Reading Lolita in Teheran” è un film necessario.
Tratto dall’omonimo best seller 2003 della scrittrice Azar Nafisi, è il racconto autobiografico della protagonista, insegnante all’università di Teheran.
In un arco temporale che spazia dal 1980 al 2003, il film racconta la lotta di Azar per difendere il diritto allo studio dei suoi studenti durante l’epoca del governo Khomeini.
Rientrata in Iran dopo essersi affermata come studentessa ed insegnante a Washington D.C., Azar insegna all’università in un clima di incombente ombra culturale.
Come il velo va a coprire i capi delle donne, così l‘oscurantismo iraniano dell’Ayatollah ottenebra le menti della popolazione, sprofondando l’Iran in un nuovo Medioevo.
Repressioni, stragi e regime autoritario bloccano la spinta culturale del Paese in una morsa che durerà per anni.
Azar, che inizialmente rifiuta il velo, dovrà piegarsi al diktat per poter proseguire la sua opera: diffondere una cultura alternativa.

Dall’università pubblica alla privata, fino a dimettersi per ripiegare su seminari privati alle studentesse più fedeli, la sua battaglia non si placa.
Ne forma le menti e la seguono a costo della vita, per quell’incontro settimanale in cui sfuggire dall’oppressione e confrontarsi liberamente come donne.
Incontri che hanno il sapore di datteri e thè ma che alimentano uno spirito di ribellione più potente di qualsiasi altra cosa.
La lettura condivisa di opere come Il Grande Gatsby, Orgoglio e Pregiudizio e Daisy Miller sono spunti per temi profondi e per aprire le loro menti.
“Lolita siamo tutte noi!” esclama una di loro, durante la lettura “perché come lei
anche noi siamo vittime di uomini che scaricano su di noi le loro perversioni irrisolte, senza riconoscerci come esseri umani”
Ma la rivoluzione non può essere sussurrata tra le mura di casa bensì urlata con gesti più ampi.
Azar lo sa e troverà la sua soluzione, come ognuna di loro.
Il regista israeliano Eran Riklis gira un film acuto ed elegante in cui gli interni sono oasi o prigione ma gli esterni esplodono di proteste ed immensi spazi naturali.
Riesce a tradurre in immagini ed emozioni la sudditanza psicologica in cui il popolo iraniano è stato risucchiato negli anni ’80.
Ma riesce altresì a narrare la spinta rivoluzionaria e la forza di chi va oltre.
In un’epoca buia, lo studio e la cultura sono l’unica ancora per restare vivi e consapevoli.

L’amore per lo studio, per la conoscenza, la possibilità di confronto, dialogo e riflessione sono solo alcuni dei temi elaborati.
La crescita personale, nonostante le difficoltà dei protagonisti divampa in loro come una fiamma che non può e non vuole essere repressa. Nessuno sarà più lo stesso dopo aver intrapreso un percorso di conoscenza e riflessione.
Il tormento interiore senza tempo dei protagonisti parla a tutte le generazioni che cercano contenuti.
L’umanissima maschera di Golshifteh Farahani presta il volto ad Azar con un lungo sguardo sulla condizione della donna in particolare.


Straziante, profonda, bellissima ed appassionata, eroina in un mondo spietato.
Dolente e profondamente umano “Reading Lolita in Teheran” è una boccata d’aria nel panorama culturale internazionale. Anello di congiunzione fra culture diverse per un fine comune.





















