Acquista i Gadget
SOSTIENI B-HOP
martedì, Agosto 25, 2026
B-Hop Magazine
Nessun Risultato
Vedi Tutti i Risultati
  • Chi siamo
  • Rubriche
    • Se ne parla
    • Si può fare
    • Buenvivir
    • E-volver
    • L’altrove
    • B.I.N. – Bellezza Interna Netta
    • Un minuto per riflettere
  • Le vostre storie
  • Sostieni B-HOP
  • Video
  • Eventi
  • Parlano di noi
  • Autori
  • Contatti
  • Chi siamo
  • Rubriche
    • Se ne parla
    • Si può fare
    • Buenvivir
    • E-volver
    • L’altrove
    • B.I.N. – Bellezza Interna Netta
    • Un minuto per riflettere
  • Le vostre storie
  • Sostieni B-HOP
  • Video
  • Eventi
  • Parlano di noi
  • Autori
  • Contatti
SOSTIENI B-HOP.IT
Nessun Risultato
Vedi Tutti i Risultati
B-Hop Magazine
Nessun Risultato
Vedi Tutti i Risultati
Home B.I.N. - Bellezza Interna Netta

A Roma modernità e tradizione nell’ufficio postale di Via Taranto

L'architettura degli anni '30 viene spesso associata a un retorico monumentalismo. Alcuni edifici a carattere utilitario, come gli uffici postali, si sottraggono a qualsiasi magniloquenza. L'esempio dell'ufficio di via Taranto, nel quartiere Appio Latino.

di Stefano Macera
16 Gennaio 2026
in B.I.N. - Bellezza Interna Netta
Tempo di Lettura: 3 mins read
40 2
A A
Credits. fonte wikipedia.

Credits. fonte wikipedia.

Condividi su FacebookCondividi su Twitter

di Stefano Macera – Non a torto, l’architettura ufficiale degli anni ’30 viene spesso associata a un retorico monumentalismo. Alcuni edifici a carattere utilitario, però, si sottraggono a qualsiasi magniloquenza. Lo attestano gli uffici postali che, nel decennio in questione, sono stati costruiti nella capitale, a cominciare da quello di via Taranto, nel quartiere Appio Latino.

Realizzato da un progettista e didatta di prim’ordine come Giuseppe Samonà, tale palazzo coniuga senza stridori tradizione e modernità. All’autore interessava la definizione di un linguaggio nuovo, allineato alle sperimentazioni formali del resto d’Europa ma memore di una vicenda costruttiva stratificata.

Analizzando la sua creazione, emerge una notevole distanza dai goffi richiami all’antico che distinguevano quella fase.
credits: Stefano Macera

Dominanti, infatti, erano l’uso pleonastico delle colonne, perlopiù di ordine gigante, e il culto dell’arco, elemento che non di rado assumeva più una valenza simbolica che strutturale.

A dire il vero, l’opera in oggetto, realizzata tra il 1933 e il 1935, mette in discussione pure una certa descrizione di Samonà, a volte presentato in quanto fautore d’un prudente accostamento alle istanze avanguardiste.

In essa, evidente è l’adesione a quella versione italiana del razionalismo che s’ispirava a uno specifico ideale di classicità. Da intendersi non come riferimento all’arte di fasi passate, ma in quanto ricerca di ordine e di chiarezza.  In sostanza, parliamo di una visione dell’attività costruttiva molto articolata, che qui viene peraltro esemplificata nel migliore dei modi. Perché da un lato l’uso di materiali di rivestimento dalla lunga storia, come il travertino e il granito grigio, non rimanda ad alcuna istanza nostalgica.  Dall’altro,

con estrema decisione si archivia un tratto tipico del palazzo pubblico romano: la gerarchia tra le facciate.
credits:  Stefano Macera.

Infatti, a distinguere i due prospetti della parte riservata al pubblico, che si affaccia su via Taranto e su via Pozzuoli, è solo la rampa d’accesso collocata nel primo. Per il resto, risultano entrambi composti da un basamento foderato in travertino, da un primo piano dalle ampie aperture vetrate, e da due livelli superiori murati con finestre dalle modeste dimensioni.

Sennonché in tale impianto, che in sé potrebbe apparire rigido, a un certo punto interviene un elemento difforme. In angolo tra le due strade, il basamento arriva a trasformarsi in ricurva sporgenza, al di sopra della quale i tre livelli dell’edificio si risolvono invece in pronunciata concavità.

A ben vedere, qui riaffiora uno stilema del barocco romano, ma poco c’entra il gusto della citazione dotta.

Il punto è un altro, come si può evincere osservando la costruzione a distanza. Tale soluzione non solo segnala l’edificio, ma permea di sé lo spazio urbano e incide sulla sua percezione.

Credits:  Stefano Macera

Insomma, Samonà si riallaccia all’aspetto più attuale dello stile dominante nel ‘600, che è la spinta a concepire in modo unitario l’architettura e l’urbanistica. Il che conferma quanto siano riduttive certe descrizioni del suo operato. Estraneo a qualsiasi passatismo, egli ha rielaborato alcune lontane lezioni per scongiurare uno dei rischi dell’architettura contemporanea. Che talvolta ha prodotto oggetti anonimi e isolati, al limite esemplari per fruizione interna degli spazi ma totalmente sganciati dal tessuto viario e costruttivo di riferimento.

Invero, il legame con il contesto viene qui sottolineato anche in altri modi. Si pensi alle ampie vetrate del primo piano: all’esterno segnalano lo spazio riservato al pubblico, ma entrando se ne intuisce una funzione ulteriore.

Certo, passeggiando per il lungo corridoio che segue l’andamento delle suddette facciate, si viene dapprima colpiti da una variazione. In angolo, una struttura aperta e scandita da pilastri ospita gli ambienti di consulenza, replicando – nell’andamento curvo – la concavità esterna.

Tuttavia, presto ci si accorge di una cosa: salvo che in questa interruzione, grazie alle vetrate risulta sempre visibile quel che avviene fuori, nella trafficata via Taranto come nella quasi deserta via Pozzuoli. Tra il serio e il faceto, viene da ipotizzare che il progettista si sia posto il problema di offrire agli utenti un motivo di intrattenimento. Il nostro ufficio si colloca in un’area popolosa, perciò non di rado vi si è costretti a lunghe e tediose attese.

Ma ovviamente il discorso di fondo è un altro:

mantenere il contatto visivo con la realtà esterna equivale ad affermare, di nuovo, l’idea di un’architettura non più autoreferenziale.

Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato sulle nostre belle notizie ti invitiamo a seguirci sui nostri social o a iscriverti alla newsletter mensile cliccando qui

Condividi65Tweet41Condividi11CondividiInviaInvia
Stefano Macera

Stefano Macera

Sin dall'adolescenza nutro una grande passione per Roma, la mia città. Da subito ad attirarmi sono state le tante storie che in essa si intrecciano, di volta in volta testimoniate da monumenti, fonti letterarie o tradizioni orali. Col tempo, questo interesse si è tradotto in uno sbocco professionale (l'attività di guida turistica) senza perdere in intensità. L'incontro con B-Hop era quindi inevitabile. La sua formula giornalistica, inconsueta e dinamica, porta con sé anche l'istanza di un diverso modo di raccontare le realtà. urbane.

Articoli Correlati

"Il vulcano Cozza" - AI - by Irene Maria Lavena 2026

La vendetta dell’impepata di cozze

15 Agosto 2026
Foto di Gera Cejas: https://www.pexels.com/it-it/foto/studenti-universitari-che-studiano-in-aula-37758760/

“Giovani sognate ed osate nell’arte”, è l’invito del blog Mille Piroette

6 Agosto 2026
Gruppo Folk Aria di casa nostra - Maruggio (TA)

Il ritmo che fa impazzire tutti: il segreto del successo di Pizzica e Tarantella

4 Agosto 2026
Matt Damon impersona Ulisse

Buona la prima: Odissea di Nolan trasforma il viaggio di Ulisse in un kolossal monumentale

24 Luglio 2026
Prossimo Articolo

Come curare un male diffuso: l'indifferenza

Nessun Risultato
Vedi Tutti i Risultati

Iscriviti alla Newsletter

Articoli recenti

  • Calcio di Strada, alla riscoperta del gioco nei cortili e nelle piazze
  • Il museo del giocattolo povero di Massicelle
  • La vendetta dell’impepata di cozze
  • Finalmente in vacanza!
  • Oltre il test di gravidanza: il cambiamento della coppia senza l’ansia da controllo

Podcast

Sostieni B-Hop.it

B-hop magazine è una testata giornalistica con autorizzazione del Tribunale civile di Roma n. 179 del 25 ottobre 2018.

Direttrice responsabile: Patrizia Caiffa
ISSN 2724-2528

__________

Associazione di promozione sociale B-hop

Sede legale: via G.Angelini 16 00149 Roma

CF. 97975180585

Privacy Policy e Cookie Policy

B-Hop Magazine è la testata giornalistica delle belle notizie: sulle nostre pagine troverai storie vere, belle ed emozionanti e notizie che fanno riflettere per portare bellezza e consapevolezza nelle tue giornate
Leggi la mission di B-Hop

__________

Tutti gli articoli pubblicati da B-hop magazine sono originali e tutelati dal diritto d’autore. Per chiedere l’autorizzazione alla pubblicazione contattare info@b-hop.it e citare l’autore con link interattivo alla fonte (B-Hop magazine – www.b-hop.it)

Iscriviti alla Newsletter

Partner

Copyright © 2022 B-hop webmagazine. Tutti i diritti riservati

  • Chi siamo
  • Rubriche
  • Le vostre storie
  • Sostieni B-HOP
  • Video
  • Eventi
  • Parlano di noi
  • Autori
  • Contatti

Welcome Back!

Login to your account below

Forgotten Password?

Retrieve your password

Please enter your username or email address to reset your password.

Log In

Add New Playlist

Nessun Risultato
Vedi Tutti i Risultati
  • Chi siamo
  • Rubriche
    • Se ne parla
    • Si può fare
    • Buenvivir
    • E-volver
    • L’altrove
    • B.I.N. – Bellezza Interna Netta
    • Un minuto per riflettere
  • Le vostre storie
  • Sostieni B-HOP
  • Video
  • Eventi
  • Parlano di noi
  • Autori
  • Contatti

Copyright © 2022 B-hop webmagazine. Tutti i diritti riservati

SOSTIENI B-HOP
ACQUISTA I GADGET