di Mino La Franca – Bellissima sorpresa la mostra Ukiyoe. Il mondo fluttuante. Visioni dal Giappone, che si tiene al Museo di Roma – Palazzo Braschi fino al 23 giugno.
Noi diamo spesso per scontata l’estrema raffinatezza dell’estetica giapponese in tutti i suoi campi, dalla pittura, quasi eterea e ricchissima di dettagli, alla musica, al teatro, all’oggettistica e all’arredamento. Talvolta, a tanti occidentali cresciuti in Italia, tale raffinatezza appare quasi come un sublime, ma freddo esercizio estetico.
La mostra invece sfata questo stereotipo con la sua ricchezza di contenuti emotivi che ci fa entrare nel mondo vivo e pulsante della società giapponese del periodo fra ‘600 e ‘800 e in Edo, la futura Tokio.
Ukiyoe significa “immagini di un mondo fluttuante” e davvero attraverso le 150 opere esposte entriamo nella vita “fluttuante” di quei personaggi, con le loro attività, i loro habitat, i loro svaghi, i loro oggetti personali. Non quindi i personaggi ieratici della grande nobiltà, dei samurai, o dei grandi pensatori ci accompagnano in questo viaggio, ma figure che si incontrano nella vita di tutti i giorni, nelle strade, nei teatri, nei luoghi di piacere. Nelle loro case, con i giochi praticati, i loro oggetti quotidiani, gli strumenti musicali, i loro abiti dai disegni modernissimi e stupendi.
La mostra divide le opere in diversi settori dedicati alla musica, ai giochi, al teatro kabuki, al benessere personale, alle passeggiate in intriganti giardini, all’intimità delle case di piacere, alla “gioia di vivere” in generale. Ci sono ovviamente i quadri rappresentanti la natura ma anche questi sembrano far parte del “mondo fluttuante” che dà appunto il nome alla mostra.
Perfino nell’immagine scelta per la locandina, la celebre onda di Hokusai, se guardate attentamente, vedrete barche con esseri umani mimetizzate fra i flutti in un gioco di linee che sembrano quasi nasconderle.


All’inizio della mostra possiamo vedere in un video le tecniche di lavorazione per creare queste silografie e apprezzare l’estrema pazienza esecutiva e la precisione dei dettagli descritti nei dipinti su carta e sete e sulla loro riproduzione in serie limitate. Da queste tecniche deriva la perfezione, anche degli oggetti personali, che diventano delle vere e proprie opere d’arte.
Gli strumenti musicali, i porta tabacchi per gli uomini con motivi di insetti decorati in oro, argento e madreperla e i porta cosmetici per le donne in cofanetti di legno laccato, gli splendidi ventagli e gli specchi con motivi floreali.


Personalmente mi hanno colpito le carte da gioco. Dimenticate re e regine o spade e denari. I soggetti delle carte sono… delle poesie. Si tratta di un set di due mazzi di carte fatte di legno di balsa rivestito di carta dorata. Su un mazzo ciascuna carta ha dipinte poesie dei poeti tratti dall’antologia classica “Cento poesie per cento poeti”, sull’altro i finali delle stesse poesie. Il gioco consiste nell’indovinare i finali stessi. E’ proprio il caso di dire: poesia pura. Il tutto ovviamente custodito in uno stupendo contenitore di legno laccato rivestito di broccato verde e dorato.


Se vi soffermate poi sulle immagini femminili, sembra di assistere a una elegantissima sfilata di moda. Stoffe stupende che cadono armoniose su lunghi corpi, un cappello delizioso che avrebbe fatto impazzire anche la regina Elisabetta, dei cani e dei gatti che quasi si confondono con le linee degli abiti. Tutto ci fa venir voglia di essere là a toccare quelle stoffe e a immergerci nei loro colori.


Abiti e stoffe che spariscono nei luoghi dedicati ai bagni e alle case di piacere, nei quali corpi nudi, che sembrano fatti di seta, giocano spensierati e quasi pudichi.


Corpi ben diversi da quelli maschili che invece vanno a formare le facce dei tre uomini e della donna quasi in un Arcimboldo giapponese che crea visi invece di nature morte.


La vita di tutti i giorni e le notti è poi rappresentata quasi in uno stile impressionistico nelle passeggiate notturne, nei giardini e nelle case. A proposito, sembra che questo stile abbia anche influenzato gli impressionisti francesi, ovviamente non nello stile pittorico ma nel concetto di situazioni fuori delle ricche magioni o degli studi dei pittori.
Come dicevo prima, c’è anche la parte dedicata ai paesaggi che però, nonostante l’immagine che fa da locandina, sembra quasi in secondo piano rispetto al “fluttuare” delle donne e degli uomini.
Insomma, una inedita e affascinante rappresentazione di quella “belle époque” giapponese del periodo Edo. (articolo di Mino La Franca)





















