di Margherita Vetrano – Dal 29 ottobre all’8 novembre, presso la Galleria Still di Milano sarà visitabile la mostra fotografica “Mi sento bene” di Giorgio Galimberti.
Associata ad un progetto promosso da Cochlear leader nel campo dei dispositivi uditivi impiantabili, la mostra è stata realizzata con il patrocinio dell’Ambasciata d’Australia.
Nato per diffondere la cultura dell’impiantologia cocleare, il progetto si avvale di immagini selezionate tra oltre 60 scatti a uomini e donne di ogni età, impiantati.
L’impianto cocleare è un’apparato protesico che
consente di sentire anche a soggetti con sordità profonda destinati al perpetuo silenzio.
Grazie all’intervento di impianto invece, queste persone riescono a recuperare le facoltà uditive per una migliore qualità della vita.
Praticata dagli anni ’90, la chirurgia di impianto è oggi molto diffusa, con buoni risultati nei beneficiari.
Quanto più precoce è il ricorso all’impianto, quanto meno gravi saranno i ritardi accumulati nel linguaggio e nella socializzazione dei destinatari.
La sordità non riguarda solo i bambini. E’ oggi la quarta principale causa di disabilità a livello globale, secondo The Lancet (Global Burden of Desease). E’ inoltre la prima causa di disabilità negli over 70.
In Italia, la disabilità generata dalla sordità è aumentata del 38% negli ultimi 30 anni, soprattutto a causa dell’invecchiamento della popolazione e dello stile di vita. A differenza di altre malattie croniche le attività di prevenzione della sordità hanno un impatto limitato.
La situazione peggiora se si limita l’analisi alla sordità grave o profonda che può essere trattata con gli impianti cocleari.
In Italia, si stimano circa 300.000 persone affette da sordità grave profonda e il 43% si trova in età lavorativa.
Alcuni studi riportano che i pazienti trattati con impianto cocleare hanno incrementato il loro reddito rispetto a quanto percepito prima dell’impianto. Uno studio ha rilevato un tasso di disoccupazione al 60% nei pazienti prima dell’intervento di impianto cocleare, per poi scendere al 49% dopo essere stato impiantato.
Ma delle persone con sordità grave o profonda solo una su venti oggi beneficia dell’impianto cocleare.
I soggetti fotografati negli scatti di Galimberti spaziano dai musicisti agli studenti e schermidori, professionisti e bambini.


Fra loro anche Rachele e Sophie Lanzoni, gemelle diciassettenni, figlie dell’attore Germano Lanzoni «Siamo giovani, belle e sorde» , si raccontano in breve così, con spontaneità e un tocco di ironia.
«Abbiamo partecipato con gioia a questo progetto per aiutare i genitori che si possono trovare in una situazione come la nostra. Un figlio o una figlia sorda dalla nascita creano la necessità di intervenire il prima possibile per permettere al cervello di ricevere le giuste stimolazioni» afferma la madre Lara.
«Fondamentale in questo percorso è stato il reparto di Audiovestibologia dell’Ospedale di Varese. Ci hanno supportato in questo cammino ed educati ad essere d’aiuto alle nostre bambine e a noi stessi”.
Accettare la condizione di un figlio sordo è il primo e più difficile passo per la famiglia. Il risultato non è solo il recupero dell’udito e l’uso della parola ma soprattutto l’autonomia nella vita quotidiana.


«La fotografia è un linguaggio così potente da riuscire a trasformare il nostro modo di osservare il mondo» afferma Alessandro Curti, curatore della mostra «Con questo progetto vogliamo ridefinire gli standard visivi, rompendo vecchi schemi per ampliare le prospettive. Vogliamo raccontare le storie di chi vive con impianti, con ritratti che celebrano l’individuo, al netto della sua disabilità.
La sordità non definisce la persona e, con questi scatti, invitiamo chi osserva a guardare oltre pregiudizi e stereotipi, in favore di un mondo più inclusivo, informato ed equo».





















