‘We, the people 2020″: in un calendario le foto dei popoli indigeni a rischio

(di Agnese Malatesta)  – Un anno con i popoli indigeni. Dodici foto (+una), da sfogliare mese per mese, in un calendario dedicato alla scoperta ed alla ricchezza dei popoli indigeni.  E’ il calendario “We, the people” per il 2020 messo a punto da Survival International, l’organizzazione che da 50 anni è a fianco dei popoli indigeni i cui diritti hanno sempre più bisogno di essere difesi e le loro terre protette per far sì che possano determinarsi autonomamente.

Ogni foto è un potente messaggio, racconta qualcosa della loro vita, della loro terra e dei loro ambienti. Gli stessi popoli – sottolinea Survival – “sono i migliori conservazionisti e custodi del mondo naturale e certamente contribuiscono a rendere il mondo un luogo migliore”.

Il calendario 2020, il cui acquisto servirà l’autofinanziamento delle attività a favore delle  popolazione indigene, ha quest’anno un’importante novità:

tra le foto vincitrici del concorso fotografico annuale, quattro sono opera di fotografi indigeni.

Si tratta di Melody Charlie (Canada),  Edgar Kanaykõ Xakriabá (Brasile), Kiliii Yuyan (Alaska) e Wayne Quilliam (Australia).

Da tempo – afferma l’organizzazione promotrice del calendario  –  invitiamo i popoli indigeni stessi a essere protagonisti sia davanti sia dietro l’obiettivo, e siamo quindi particolarmente felici del risultato di quest’anno che vede vincitori quattro fotografi indigeni”.

“Dall’Amazzonia al Kalahari, dalla giungla indiana alla foresta pluviale del Congo, collaboriamo con i popoli indigeni per proteggere le loro vite e le loro terre”.

“I popoli indigeni subiscono razzismo, furti di terra, sviluppo forzato e violenza genocida solo perché i loro stili di vita sono differenti. Tutto ciò deve finire”.

Il calendario ‘We, the people’ è parte di un catalogo solidale (biglietti di auguri, saponette naturali, carta da pacco, libri e Cd), il cui ricavato permette a Survival International di continuare ad operare a favore dei popoli indigeni.

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Agnese Malatesta

Giornalista professionista. Per trent’anni cronista all'Ansa, mi piace raccontare fatti e persone ‘comuni’. Scrivo su B-hop perché quelle storie, forse semplici ma non scontate, e comunque vitali e positive, di solito non fanno la storia del momento ma arricchiscono le vite di tutti. Mi piace pensare che questo sia un modo per contribuire al vivere civile. Sempre attratta dai temi sociali – laureata, più o meno consapevolmente, in Sociologia – guardo con passione alle novità in questo ambito. Ho una predilezione per i fiori, le rose in particolare, e per le scrittrici donne.
Agnese Malatesta
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Agnese Malatesta

Giornalista professionista. Per trent’anni cronista all'Ansa, mi piace raccontare fatti e persone ‘comuni’. Scrivo su B-hop perché quelle storie, forse semplici ma non scontate, e comunque vitali e positive, di solito non fanno la storia del momento ma arricchiscono le vite di tutti. Mi piace pensare che questo sia un modo per contribuire al vivere civile. Sempre attratta dai temi sociali – laureata, più o meno consapevolmente, in Sociologia – guardo con passione alle novità in questo ambito. Ho una predilezione per i fiori, le rose in particolare, e per le scrittrici donne.