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Home Buenvivir

Vittorie e sconfitte nello sport? Decalogo per genitori e figli

di Massimo Lavena
28 Ottobre 2014
in Buenvivir, Primo Piano
Tempo di Lettura: 3 mins read
47 1
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C’è chi dice che lo sport sia una metafora della vita. Ma in realtà l’impegno, il sudore,  la gioia, lo sconforto,  la competizione, la vittoria, la sconfitta sono componenti a tutti gli effetti della vita. Fare dello sport un mezzo per formare e crescere è oggi una realtà accettata e consigliata. Ma spesso ciò che manca è il giusto rapporto che passa tra chi aiuta quotidianamente i figli a crescere e i valori tipici dello sport. In tutto ciò la vita e la morte sono ripetute nello sport dalla vittoria e dalla sconfitta. 

Ecco un decalogo che parla di campioni, di vita e di esperienze, nato da chi ha fatto sport, da chi lo insegna, da chi è madre e padre. Una piccola guida per riflettere su cosa vuol dire vivere insieme.

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  1.  Essere partecipi della festa dello sport, dello sforzo che si compie sul campo senza prevaricare l’avversario è il massimo dell’insegnamento che si possa trasmettere. L’avversario non è un babau da abbattere, ma una persona che deve essere affrontata lealmente, senza sotterfugi, alla pari: fare il tifo, applaudire, provare emozioni non richiede la manifestazione di istinti e comportamenti negativi.
  2. Mai tifare contro! Il successo è dare sempre il massimo: esprimere al meglio le proprie potenzialità non vuol dire vincere sempre, ma sapere che ciò che si è fatto è il 100% .
  3. Non è obbligatorio essere campioni: e chi cerca di ottenere dai propri figli la soddisfazione per i propri insuccessi o per i propri sogni di vanagloria non agisce per il bene dei ragazzi. Lo sport non deve mai essere espressione di una imposizione.
  4. Un campione si vede soprattutto nella sconfitta: non si abbatte ma trae insegnamento dagli errori. Non cerca scuse ma guarda avanti. Non vede nell’avversario la causa di qualche cosa di drammatico, ma ne riconosce la superiorità. C’è sempre qualcuno che batterà un record, c’è sempre qualcuno più bravo in giro per il mondo.
  5. La sconfitta offre la possibilità di uno scatto di orgoglio, origina la presa di coscienza dei limiti, e soprattutto porta a comprendere quanto non si smette mai di imparare da se stessi e dagli altri. La sconfitta è la genesi della vittoria: solo chi è capace di perdere non si sentirà mai perfetto ed indistruttibile : se Alex Zanardi si fosse fermato dopo che gli amputarono le gambe oggi non sarebbe diventato un esempio per tutti gli sportivi del mondo.
  6. Guardarsi intorno e non smettere mai di osservare, ascoltare, sentire gli stimoli che arrivano dalle proprie esperienze: lo sport richiede pazienza e passione, lo sport chiede forza e impegno, ma rende la vita più lieve se si vive senza l’angoscia del risultato a tutti i costi.
  7. Rispettare il proprio avversario sempre e comunque: la vittoria o la sconfitta hanno un sapore più dolce se si ottengono con il sorriso ed il sudore che nasce dalla competizione.
  8. Saper trovare soluzioni inaspettate, forze nascoste, idee originali nasce dalla capacità di controllare le proprie emozioni quando il corpo spesso è stanco: è quel paio di centimetri in più che l’allenatore Moussabini chiedeva ad Harold Abrahams quando lo preparava per i Giochi Olimpici di Parigi 1924, quei centimetri che gli diedero la vittoria poi nei 100 metri piani.
  9. “Più veloce, più in alto, più forte” è il motto olimpico: vale sempre, in tutte le cose, ma non si deve mai imbrogliare. Chi imbroglia e chi insegna ad imbrogliare non ha capito nulla di cosa significhi vivere.
  10. Un piazzamento migliore, una prestazione convincente, un complimento dell’allenatore o dell’avversario valgono quanto una medaglia. Se poi la medaglia ci scappa, tanto di guadagnato.

 

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Massimo Lavena

Massimo Lavena

Cagliaritano, nato il giorno della befana del 1966. Io b-hop perché ho sempre amato mangiare e cucinare, la musica, lo sport, il cinema. Sogno un giorno di andare in Namibia, o nella Terra del Fuoco, o nello Saskhatchewan, o in Nuova Zelanda. Sognavo anche di andare nelle Isole Svalbard, ma adesso è vietato, troppi orsi bianchi! E non essendocene in Sardegna non saprei come comportarmi.

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