“Senza aiuti alimentari è complicato”: Giuseppa e i nuovi poveri del lockdown

(di Agnese Malatesta)Giuseppa ha una voce gioiosa. Di lei, parlando al telefono, si ha l’idea di una persona raggiante, accogliente. Eppure la sua storia non è granché raggiante. La sua è una delle tante vite resilienti, aggravate ora, fino al rischio della fame, dall’arrivo del coronavirus.

Sette in famiglia, lei, i figli, tre nipoti dai sette anni in giù.  Lavoratrice in nero, con l’arrivo del rischio contagio ha perso la sua attività di stiratrice presso privati.

Al  momento disoccupata lei, come i suoi figli.  Qualche risparmio di cui disporre ed un’unica entrata, i 60 euro al mese di reddito di cittadinanza; il bonus di 600 euro del governo è appena giunto.

Una situazione al limite, anche per il mangiare.  Giuseppa Alagna – 65 anni, romana – può però contare sui pacchi messi a disposizione, gratuitamente, da un’associazione di volontariato romana, la Fondazione ‘Emanuela Panetti’. Un’attività già avviata da qualche settimana che sostiene centinaia di famiglie italiane e di immigrati in gravi difficoltà economiche.

La distribuzione dei pacchi alimentari alle famiglie avviene, a cadenza settimanale, in due parrocchie della capitale; nella Chiesa di Gesù Divino Lavoratore, zona Marconi, e nella chiesa Nostra Signora di Lourdes, quartiere Ardeatino.

Pacchi di viveri con pasta, fagioli, formaggio, latte, riso, pomodori in scatola.  Una fornitura d’oro per chi non sa come poter entrare in un supermercato ed acquistare ciò che serve e piace.

Un appuntamento affollato, ogni volta. “La scorsa settimana  – racconta Giuseppa – non ho potuto prendere il pacco tanta era la gente, un’ottantina di persone in fila. Me ne sono andata”.

Un aiuto che però resta più che necessario: da circa un mese, in casa di Giuseppa non si compra più il latte: “è sufficiente quello che riceviamo. E’ una garanzia per i bambini, per noi il pacco è una sicurezza”.

“Fino all’arrivo dell’epidemia non ci mancava nulla. Poi ho perso il lavoro. Era un lavoro in nero sì, ma come si fa? Nessuno ti vuole in casa. La situazione è complicata”.

Ho tanta rabbia, mi fa male stare in questa incertezza, non essere autonoma – dice –. Ho  dovuto chiedere aiuto. Mi sono messa in contatto con la Caritas ed ho avuto l’indicazione della Fondazione ‘Emanuela Panetti’ che ti aiuta quando non hai nulla”.

Questi pacchi, questi volontari, “sono come un raggio di sole. Sono arrivati all’improvviso,

senza di loro non so come avremmo fatto, non avremmo potuto mangiare di sicuro”.

Oltre alla distribuzione dei pacchi alimentari, la Fondazione ‘Emanuela Panetti’ continua nella sua attività per l’infanzia, come l’impegno all’interno dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, dove si prende cura di distrarre con i giochi i piccoli ricoverati.

Fra l’altro, è attiva da tre anni a Torrimpietra la ‘Casa di Manu’, una struttura che accoglie, gratuitamente, famiglie con bambini ricoverati.

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Agnese Malatesta
Agnese Malatesta

Agnese Malatesta

Giornalista professionista. Per trent’anni cronista all'Ansa, mi piace raccontare fatti e persone ‘comuni’. Scrivo su B-hop perché quelle storie, forse semplici ma non scontate, e comunque vitali e positive, di solito non fanno la storia del momento ma arricchiscono le vite di tutti. Mi piace pensare che questo sia un modo per contribuire al vivere civile. Sempre attratta dai temi sociali – laureata, più o meno consapevolmente, in Sociologia – guardo con passione alle novità in questo ambito. Ho una predilezione per i fiori, le rose in particolare, e per le scrittrici donne.