di Edoardo Caruso – Fino al prossimo 27 luglio di quest’anno è possibile visitare a Roma presso il Museo Storico della Fanteria dell’Esercito Italiano a Roma la mostra “Salvador Dalì, tra arte e mito”.
Perché andarci? Si può entrare in contatto con il surrealismo, un movimento artistico che punta alla liberazione dai canoni artistici e sociali, puntando alla rappresentazioni di visioni inconsce, tramite il metodo dell’automatismo psichico, fuori da ogni convenzione e preconcetto.
Se si è appassionati di arte visionaria, psicoanalisi, design e creatività in senso trasversale, questa visita potrà diventare un momento di introspezione e ispirazione che solleticherà la fantasia.


Gli amanti di Salvador Dalì troveranno dettagli interessanti e ricercati, che li porteranno a porsi domande riguardo l’arte e il mondo psichico.
Tra le opere pittoriche, le installazioni, le sculture e i design dell’artista, ci si perde facilmente in un mondo di immaginazione e follia creativa.
La mostra è composta da circa 80 opere provenienti dalla collezione italiana e del Belgio. All’inizio del percorso possiamo osservare dei disegni che il poeta Federico García Lorca, amico di Salvador Dalì, realizzò a metà tra gli anni Venti e Trenta, nei quali è possibile osservare l’embrione nascente del surrealismo che poi ispirò l’artista stesso.
La mostra è a carattere antologico e vi sono esposte molte illustrazioni di Inferno, Paradiso e Purgatorio di Dante Alighieri, commissionate a Dalì nel 1950.
Gli vennero chieste quell’anno dal governo italiano, per commemorare il settecentesimo anno dalla nascita del poeta.
I 102 acquerelli, per gran parte visibili al museo, riprendono l’opera magna di Dante in un’ottica surrealista. Sono divisi in sei tomi che assumono i colori tematici delle tre parti dell’opera:
- Il rosso per l’inferno;
- Il viola per il purgatorio;
- Il blu per il paradiso
I dipinti sembrano sospesi tra il sogno e la realtà. L’ottica con cui ogni opera è realizzata riflette le logiche irrazionali e caotiche della mente umana inconscia, così direbbe Freud, il padre della psicoanalisi.


Ogni opera della collezione ritrae un evento o un personaggio centrale di ogni canto dantesco. (foto) .
Inoltre tra le stanze è anche possibile ammirare installazioni e sculture dal carattere conturbante e straniante.
In particolare per chi è appassionato di Design sono presenti anche dei pezzi della collezione di profumi Schiaparelli, la croce fatta da Dalì per la moglie, ed alcune bottiglie illustrate dall’artista e gioielli decorati.
Oltre alle stanze su Dante ve ne sono altre, come quella dedicata al soggetto dei cavalli, spesso ritratto nei dipinti di Dalì.
Perdersi nelle composizioni visive e materiali delle opere dell’artista non è l’unica possibilità.
Infatti sono presenti anche opere di altri artisti appartenenti al movimento surrealista, come:
- Marc Chagall, pittore surrealista ed espressionista.
- Stanislao Lepri, pittore e scultore di arte moderna,
- Fabrizio Clerici, pittore di arte moderna e arte astratta.
- Man Ray, esponente del movimento dadaista e surrealista.
A Michel Henricot e Leonor Fini è stata dedicata una stanza a parte con grandi dipinti rappresentativi del modo di rappresentare soggetti attraverso visioni particolari e fuori dal nostro mondo ordinario.
E’ quindi una mostra da non perdere se ci si ritiene amanti dell’arte e della trasversalità, e se si vuole esplorare un’esperienza che rende tangibili delle visioni inconsce.
La mostra è stata allestita dal curatore di mostre d’arte internazionali Vincenzo Sanfo insieme ad un comitato internazionale e gode del patrocinio della regione Lazio, di Roma Capitale e dell’assessorato alla cultura italiana e di Oficina Cultural de la Embajada de España
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