Banche: cos’è veramente il “bail in”? Poche parole per rassicurare i risparmiatori

Dal 1 gennaio, nell’immaginario collettivo degli italiani, aleggia un nuovo spaventoso mostro: il bail in. In cosa consiste l’incubo che da notti, alimentato dai media, rovina il sonno ai poveri risparmiatori? Cerchiamo di spiegarlo ai lettori di b-hop con poche e speriamo rassicuranti parole, per non contribuire alla dilagante disinformazione.

Innanzitutto stiamo parlando di una normativa che prevede la compartecipazione di azionisti, obbligazionisti e correntisti nell’eventuale dissesto di una banca. Tale normativa si è resa necessaria in quanto l’Unione europea impedisce agli Stati aderenti la possibilità di intervenire direttamente con aiuti destinati a sanare i bilanci di un istituto di credito in difficoltà. La conseguenza di tutto ciò è che, nel caso di un salvataggio, verranno chiamati a contribuire, per un massimo dell’8% del passivo della banca in crisi, innanzitutto gli azionisti, poi i detentori di obbligazioni ibride emesse dalla banca in difficoltà, a seguire i possessori delle ormai celebri obbligazioni subordinate ed infine verranno chiamati in causa anche i titolari di obbligazioni senior.

Solo in ultima istanza verranno coinvolti nel salvataggio i correntisti ma solo per la liquidità eccedente i 100.000 euro (peraltro nel caso di cointestazione del conto corrente il limite si raddoppia).

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Quali sono quindi gli elementi per rassicurare i risparmiatori? 

Il primo, fondamentale, è che il bail in verrà attivato solo come soluzione estrema, l’ultima spiaggia.

La procedura infatti individua in precedenza l’utilizzo di altri tre possibili interventi: la vendita di una parte della banca ad un acquirente privato, il trasferimento temporaneo di attività ad una società ponte, in vista di una successiva cessione, il trasferimento di attività deteriorate alla cosiddetta bad bank.

Inoltre, un secondo elemento di tranquillità, lo si può rintracciare nella robustezza del sistema bancario italiano in particolar modo per ciò che è afferente alla dotazione di capitale. Dal 2008 ad oggi le banche italiane hanno aumentato di 50 miliardi il loro patrimonio.

Se ciò non dovesse essere sufficiente a recuperare un’ottima qualità del sonno il suggerimento è, ovviamente, quello di mantenere il saldo di conto corrente inferiore ai 100.000 euro e, regola tradizionale ma salutare per gli investitori, diversificare quanto più possibile il proprio patrimonio e non concentrare gli investimenti in singoli strumenti finanziari, emittenti o valute.

redazione b-hop

B-hop, testata giornalistica no profit, dal 2014 è il primo magazine ad alto tasso di belle notizie che integra i temi della crescita interiore con l’azione sociale e culturale.
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