Luca Piretta svela i segreti per stare bene: “mangiare sano e italiano, con gusto”

di Filippo Bocci – Fa sempre piacere imbattersi in libri sull’alimentazione che assieme al rigore dell’approccio scientifico uniscono un’esposizione comprensibile anche al lettore comune. È senz’altro il caso di Mangiare italiano, che porta come sottotitolo Per stare meglio e vivere più a lungo. I segreti della Dieta Mediterranea.

Lo ha scritto per Rizzoli il professor Luca Piretta, gastroenterologo, nutrizionista e docente di Allergie e intolleranze alimentari presso l’Università Campus Biomedico di Roma.

Piretta ha al suo attivo oltre cinquanta pubblicazioni su riviste scientifiche nazionali e internazionali e interviene spesso in trasmissioni televisive molto seguite, dove svolge un’apprezzata opera di divulgazione.

Il libro è diviso in nove macro capitoli, ognuno concluso da un brevissimo riepilogo dei concetti chiave, e risulta un vero e proprio manuale capace di coniugare chiarezza e rigore.

Al centro di tutto, fondata sulla piramide alimentare, c’è la dieta mediterranea, riconosciuta patrimonio immateriale dell’umanità da parte dell’UNESCO nel 2010.

La piramide alimentare

Nelle pagine del volume Piretta ci illustra i singoli alimenti, la loro composizione e i metodi di cottura, ci parla di allergie e intolleranze alimentari, di quanto cibo e psiche abbiano bisogno di andare di pari passo, si sofferma a lungo sui problemi nutrizionali legati all’invecchiamento.

Molta attenzione viene anche dedicata alle ultime novità scientifiche come la crononutrizione e lo studio dei batteri del microbiota intestinale. B-hop magazine ha rivolto alcune domande al professore:

Cos’è la Dieta Mediterranea?

La dieta mediterranea è uno stile di vita più che una dieta,

e rappresenta un modello di alimentazione correlato, da numerose evidenze scientifiche negli anni, ad una minore incidenza di patologie (cardiovascolari, metaboliche e tumorali) e ad una maggiore durata di vita.

Nell’introduzione del libro lei si sofferma diffusamente sull’educazione alimentare. Con un occhio in particolare alla pletorica galassia di internet, quanto è difficile essere correttamente informati sull’alimentazione oggi?

L’educazione è l’unica base per una sana alimentazione. Purtroppo imperversano diete e modelli che puntano solo alla perdita di peso, senza curarsi dello stato di salute o dell’educazione a lungo termine.

Dimagrire è un concetto diverso dal perdere peso.

Cos’è che non deve mai mancare nel nostro piatto?

Basta guardare la piramide alimentare ispirata alla dieta mediterranea per capire che

non deve mancare nulla in un regime dietetico salutare.

Quello che bisogna imparare tramite l’educazione è invece la proporzione e le quantità giornaliere o settimanali dei singoli alimenti. Non devono mai mancare frutta, verdure, cereali (meglio se integrali), legumi, olio, latte e derivati. Pesce, carne, pollo e uova vanno consumati con maggiore moderazione, ma non devono mancare nell’arco della settimana.

Qual è il confine tra un’attenta cura della salute attraverso l’alimentazione e lo scivolare nella nevrosi? La pizza, il dolcetto, il bicchiere di vino, ogni tanto è giusto concederseli?

È giusto concederseli perché come specificato in un capitolo del libro la psiche conta tantissimo nel seguire un corretto regime alimentare e

la gratificazione deve essere sempre presa in debita considerazione.

La dieta mediterranea vuole soddisfare anche un pilastro dell’educazione alimentare che è quello della convivialità e del rispetto delle tradizioni.

Si parla spesso di suoli impoveriti con conseguente riduzione delle proprietà nutritive del cibo. Per questo, o forse anche per moda, molti ritengono di dover assumere integratori. Qual è il suo parere al riguardo? C’è sempre veramente bisogno di integratori?

Questo è un mito metropolitano. Per quanto ci siano aree poco idonee alla coltivazione di prodotti alimentari (vedi la terra dei fuochi o altre aree dimostratamente contaminate), in Italia il livello dell’agricoltura è altissimo e i prodotti sono di elevata qualità, anche quelli non biologici. L’uso degli integratori non è quasi mai necessario se si osserva un regime completo e variato come quello della dieta mediterranea. Se si seguono regimi restrittivi come la dieta vegana o monotematici (ispirati a solo un gruppo di alimenti), allora il ricorso agli integratori può essere d’obbligo, ma appare evidente quindi che parliamo di regimi non certo salutari come la dieta mediterranea.

Che cosa pensa delle produzioni biologiche? Sappiamo che il livello degli investimenti in questo settore è molto alto. È veramente tanto alta anche la qualità dei prodotti biologici? Tanto da giustificare una spesa realmente più onerosa da parte del consumatore che compra nei negozi bio?

I prodotti bio sono da sottolineare per il rispetto dei terreni e la qualità dei prodotti, soprattutto per la salvaguardia delle proprietà organolettiche e in alcuni casi di quelle nutrizionali. Ma per nutrirsi in salute non sono necessari. Con una attenta scelta e rotazione dei prodotti, cercando soprattutto la stagionalità e la loco-regionalità, si ottengono analoghi risultati in termini di sana alimentazione.

I prodotti della lavorazione industriale sono sempre da demonizzare?

Assolutamente no. Nel corso degli anni sono migliorati enormemente seguendo rigidi percorsi di igiene e rispetto delle caratteristiche del prodotto. In alcuni casi sono più consigliabili quelli artigianali (prodotti fresco dell’ortofrutta), ma in altri la garanzia che possono offrire quelli industriali (in particolare in termini microbiologici) difficilmente possono farlo quelli artigianali. Penso per esempio a latte e derivati.

Alla fine, conclude nel libro, “la sfida che ci aspetta è semplice e affascinante: invertire le tendenze alimentari e riportare le abitudini a quelle corrispondenti alla dieta mediterranea, dalla quale ci siamo lentamente allontanati”. E ci ricorda anche che

“sedersi a tavola è un piacere al quale rinunciare non ha senso: il segreto di una sana alimentazione risiede nel compromesso tra gusto e salubrità”.

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Filippo Bocci

Filippo Bocci

Laurea in Lettere, curiosissimo di tutto ma esperto di niente, cialtrone il giusto. Coltivo particolari feticci come la bacchetta di Leonard Bernstein, gli occhi di Bette Davis, il sorriso di Jack Lemmon. Scrivo su b-hop perché “le parole sono importanti (by Michele Apicella/Nanni Moretti). E se le usi per parlare di Bellezza fanno bene”.