Libri: Anna Attolico, come diventare “resilienti per sempre” ossia persone più felici

(di Filippo Bocci) – “Ogni avversità che viviamo può distruggerci oppure può essere la leva più potente che abbiamo per diventare persone migliori. C’è tutto un mondo pieno di amore e di bellezza pronto per noi. Il dolore non è una punizione, è un’occasione”. Dice così Anna Attolico, parlando con B-hop del suo Resilienti per sempre (nella collana di Mik Cosentino per Vivere Libero), un manuale dove illustra il metodo GIFT – acronimo di Gratitudine, Introspezione, Fiducia e Totalità – con il fine di aiutare il lettore a comprendere il suo scopo nella vita, cosa è chiamato a fare in questo mondo.

È un lavoro che non promette miracoli, non ci tiene al riparo dalle difficoltà e dal dolore, ma ci offre la chiave per trasformarli attraverso la “resilienza”, vale a dire “la capacità di un individuo di affrontare e superare un evento traumatico”.

Ed è una forza che abbiamo già in dote dentro di noi, si tratta soltanto di riconoscerla e allenarla, di farla crescere.

Certo, il primo passo fondamentale è quello di liberarsi dall’ingranaggio delle nostre giornate, fermarsi, dare tempo a noi stessi, cominciando a determinarsi, cioè a selezionare, a preferire, a decidere quotidianamente da che parte andare:

“Puoi scegliere di rimanere dove sei ora oppure puoi scegliere che vuoi qualcosa di più dalla vita e te la vai a prendere”.

Il volume è articolato in tre strategie e in un traguardo finale: innanzitutto la Gratitudine, riconoscere l’abbondanza nella quale viviamo, “ringraziare, scartare l’immenso dono di noi stessi, condividerlo con gli altri e fare festa”.

Attolico dà molta importanza alle parole: “Così come parliamo – ci ha detto – noi pensiamo e agiamo e ciò ha effetti sulla nostra vita”.

“L’impatto della parole su di noi non sempre viene percepito ed invece è molto potente”.

E così nel manuale viene sottolineato che la radice “fe” di felicità significa abbondanza, ricchezza, prosperità. Quando produciamo, creiamo, noi siamo (fe)condi, (fe)rtili e quindi esauditi, compiaciuti e (fe)lici.

Ritrovati noi stessi, si viaggia fra le pagine alla scoperta dei desideri, dei pensieri, delle emozioni che ci nutrono.

È il momento dell’Introspezione, conoscere vuol dire desiderare. Ancora una volta nel libro ci dà una mano l’etimologia: “La parola DESIDERIO viene dal latino e significa DE = SENZA, SIDERA = STELLE.

Significa quindi senza le stelle, che vuol dire oltre ciò che sta scritto nelle stelle. DESIDERA è il contrario di CONSIDERA che vuol dire CON LE STELLE, quindi in linea con ciò che dicono gli astri.

Pertanto potremmo tradurla in questo modo: quando desideri, vai OLTRE ciò che sembra già scritto per te; se invece ti attieni al film che altri hanno scritto su di te rimani nel mondo del considera”.

All’interno di questa sezione del manuale troveremo l’incredibile lista dei 127 obiettivi che l’avventuriero americano John Goddard compilò a soli quindici anni nel 1940. Alla sua morte, nel 2013, ne aveva realizzati 108 e alcuni erano delle prove temerarie come, fra le tante, scalare il Kilimangiaro.

Porsi degli obiettivi anche ambiziosi, a determinate condizioni, è l’approccio fondamentale.

La terza e ultima strategia è quella della Fiducia. È il momento in cui l’autrice ci offre gli strumenti che trasformano la nostra vita prendendo in esame la gestione delle nostre relazioni, come è organizzato il nostro lavoro e qual è il nostro rapporto con il denaro.

Naturalmente in tutto ciò che implica una relazione è fondamentale la comunicazione. Attolico riporta due delle cinque leggi della comunicazione elaborate da Paul Watzlawick, psicologo e filosofo austriaco seguace del Costruttivismo.

La prima legge dice che è impossibile non comunicare e la seconda che in ogni comunicazione si ha una meta-comunicazione. E così, anche in silenzio, anche solo guardandosi si comunica, e quando si comunica “non conta quello che dici, conta come lo dici”.

Se avremo usato al meglio il metodo di questo libro, saremo già nella pienezza e nella Totalità. E cioè nella resilienza: “Essere resilienti – ci ha detto ancora Anna Attolico – non significa non piangere più, non essere più tristi, non avere più dubbi; piuttosto significa porre un limite, imparare ad accorciare i tempi”.

“Riconosciuto ciò che ci fa star male, possiamo concederci il tempo necessario per interiorizzarlo ma poi occorre, e presto, voltare pagina”.

Il lettore che vorrà dedicare attenzione a questo volume non si troverà di fronte il solito manuale di aiuto molto tecnico e professionale.

Forse il pregio (e la sorpresa) principale di Resilienti per sempre è il suo impianto discorsivo, quasi narrativo, perché Attolico spiega ma contemporaneamente si racconta, autrice e prima fruitrice del testo e del metodo.

“Parlo di cose già vissute sulla mia pelle”, ci ha confermato, avvalorando la nostra intuizione di lettori.

È una lettura utile ma vincolante, che richiederà tempo e lavoro su noi stessi, con il necessario coraggio ad impegnarsi e a scegliere.

Di certo ci sarà di indispensabile sostegno la leva motivazionale, la ragione che ci spinge ad agire:

“Non conta il come ma il perché. Quando hai un perché forte, il come viene di conseguenza”.

Il libro verrà presentato a Roma il 15 novembre alla Libreria Odradek (ore 18, via dei Banchi Vecchi 57) e successivamente a Brescia, Milano e Verona. Per qualunque informazione e curiosità c’è il sito di Anna Attolico.

 ***

Questo articolo e tutti gli articoli pubblicati da B-hop magazine sono originali e tutelati dal diritto d’autore. Per chiedere l’autorizzazione alla pubblicazione dei contenuti su altri siti o blog, riproduzione in qualsivoglia forma o sintesi, contattare info@b-hop.it e citare l’autore con link alla fonte. 

Filippo Bocci

Laurea in Lettere, curiosissimo di tutto ma esperto di niente, cialtrone il giusto. Coltivo particolari feticci come la bacchetta di Leonard Bernstein, gli occhi di Bette Davis, il sorriso di Jack Lemmon. Scrivo su b-hop perché “le parole sono importanti (by Michele Apicella/Nanni Moretti). E se le usi per parlare di Bellezza fanno bene”.
Filippo Bocci

Filippo Bocci

Laurea in Lettere, curiosissimo di tutto ma esperto di niente, cialtrone il giusto. Coltivo particolari feticci come la bacchetta di Leonard Bernstein, gli occhi di Bette Davis, il sorriso di Jack Lemmon. Scrivo su b-hop perché “le parole sono importanti (by Michele Apicella/Nanni Moretti). E se le usi per parlare di Bellezza fanno bene”.