In Puglia un mulino di comunità per arginare la fuga dei giovani e l’abbandono delle campagne

(di Tiziana Caroselli) – In tanti sono scappati, loro hanno scelto di restare, o di tornare. Un gruppo di ragazzi e ragazze di Castiglione d’Otranto, una frazione di Andrano che non arriva a 2.000 abitanti, nella bassa provincia salentina, ha voluto dare concretezza al concetto di “restanza”: rinunciare cioè a recidere il legame con la propria terra non però per rassegnazione ma con un atteggiamento propositivo.

Per questo hanno fondato la Casa delle Agriculture, un’associazione che da una decina d’anni punta sulla cura della terra, dell’ambiente e del paesaggio per arginare il drammatico abbandono delle campagne e la fuga dei giovani.

Hanno cominciato chiedendo ai contadini, anziani o emigrati, di dar loro in comodato d’uso le terre abbandonate. Nel 2010 hanno ottenuto i primi tre ettari, oggi ne contano oltre una ventina e altri se ne potrebbero aggiungere a breve.

Negli anni i ragazzi della Casa hanno realizzato progetti come il Parco dei frutti minori, riportato a cultura 27 varietà di pomodori, creato un Gruppo di acquisto popolare anti-crisi, reintrodotto la coltivazione della canapa.

Organizzano pure la Notte Verde, un’iniziativa simbolo che chiude il ciclo agricolo del territorio e ogni anno, il 31 agosto, porta migliaia di persone nel piccolo borgo salentino.

La scorsa primavera, il 31 marzo, dopo una lunga gestazione, la Casa ha inaugurato il mulino di comunità a cui hanno lavorato, in forma di volontariato, progettisti e impiantisti.

Un vero e proprio centro di trasformazione dei cereali e dei legumi grazie al quale tutti, soprattutto i piccoli produttori, possono mettere sul mercato farine di qualità a costi equi.

“Restituire dignità al lavoro è il nostro primo obiettivo” spiega a B-hop magazine il presidente della cooperativa che gestisce il mulino, Donato Nuzzo, una laurea al Dams prima di tornare alla terra.

“Abbiamo cominciato a lavorare su tutta la filiera dei grani antichi (Russello, Senatore Cappelli, Timilia, Scorsonera, farro mono e dicocco ) e ora– aggiunge – studiamo anche quali potranno essere i grani del futuro pensando ai cambiamenti climatici in atto”.

La macchina per la macinazione dei cereali, a pietra, “ made in Austria”, garantisce, in fase di molitura, il mantenimento delle caratteristiche e delle qualità dei grani. E’ stata installata nel vecchio garage del nonno di Donato, una sorta di deposito agricolo confinante con un piccolo giardino che ospita ora anche una minuscola biblioteca.

Un concorso di forze ha consentito di realizzare il sogno: crowdfunding, mutui personali, contributi regionali.

Al mulino lavorano in quattro (“con redditi bassi, siamo una start up”). Hanno dai 22 ai 36 anni e si occupano di tutto: decantare farri, tenere i contatti con i fornai, gestire l’e-commerce come pure un piccolo spaccio dove si vendono friselle, farine, biscotti, paste, salse.  

Al mulino accedono produttori locali a cui è chiesta la sottoscrizione di un protocollo d’intesa per la produzione agricola che sia organica (cioè biologica), naturale, e tuteli la biodiversità rurale e cerealicola.

Oggi la cooperativa ha un suo marchio e spedisce ovunque, in Italia e pure all’estero (Inghilterra, Germania…). I ragazzi del Mulino per fare cassa organizzano, tra le altre cose, anche aperitivi, degustazioni, cene.

Un ventaglio di iniziative che ha come collante il concetto di comunità,

una parola che in questa zona del Salento si sente ripetere stesso.

A una manciata di chilometri da Castiglione, sintesi dello stesso senso di comunità è la Festa delle panare di S. Vittoria che si celebra a ridosso del Natale, il 22 dicembre, a Spongano.

Per questo appuntamento annuale, un rito propiziatorio legato ai frantoi che unisce devozione e folclore, c’è tutto un fermento che coinvolge associazioni, gruppi di cittadini – con una forte presenza giovanile – che si aggregano e auto-organizzano per realizzare la propria ‘panara’,

una grande cesta di canne e polloni di ulivo intrecciati che viene riempita di sansa,

ornata con quattro rami di palma e addobbata secondo l’estro degli autori per poi essere accesa e portata in corteo il giorno della festa.

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