Giovani migranti a scuola di web e scrittura. Raccontare aiuta a superare la paura

di Agnese Malatesta – Hanno raccontato la loro storia di migranti, le loro origini e il viaggio tormentato che li ha portati fino in Italia.

Sono i ragazzi stranieri del corso ‘Niente paura’ di comunicazione sociale, audio, video, foto e scrittura web organizzato – grazie al finanziamento dell’8 per mille alla Chiesa Valdese – dalla redazione di ‘Più culture’, il giornale online dell’intercultura di Roma.

Sono ragazzi dai 16 ai 20 anni, minorenni o neomaggiorenni arrivati da soli nel nostro paese, sbarcati, nella maggior parte dei casi, un paio di anni fa in Sicilia o in Puglia. Vengono dal Mali, dalla Costa d’Avorio, dall’Egitto, dall’Iraq e dal Marocco.

Si chiamano Alì, Mouctar, Yousuf, Dabi, Yacouba, Mohamed, Anita, Maurizio, Redaallah.

credits: Giuseppe Marsoner

Vivono a Roma in case famiglia o nei centri del sistema di protezione per minori e rifugiati (Siproimi) che li assiste fino ai 18 anni.

Da novembre scorso fino a marzo, questi ragazzi hanno seguito le lezioni del corso tutti i sabati mattina; poi con l’emergenza coronavirus il corso è continuato sul web.

Quest’anno hanno potuto migliorare l’italiano e soprattutto imparare a raccontare con immagini e parole, in veri e propri reportage, la propria cultura e quanto del passato resta nelle loro vite.

Terminato il corso, domenica 18 ottobre questi giovani che guardano con ansia e positività al futuro, hanno ricevuto gli attestati di frequenza nonché i premi che si sono aggiudicati con i loro lavori:  i ‘diari della quarantena’ e una mostra fotografica con le foto scattate prima dell’isolamento.

credits: Giuseppe Marsoner

La scelta del titolo del corso, ‘Niente paura’, non è stata casuale: invitava a

superare la paura che prova chi arriva in un paese diverso dal proprio

sia dal punto di vista culturale ma, soprattutto, perché  vissuto come una minaccia, oggetto di una presunta invasione smentita dai numeri.

credits: Giuseppe Marsoner

Ma l’obiettivo più ambizioso era realizzare e far conoscere un modello di integrazione dei minori così da poter essere replicato in altre zone della città.

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Agnese Malatesta
Agnese Malatesta

Agnese Malatesta

Giornalista professionista. Per trent’anni cronista all'Ansa, mi piace raccontare fatti e persone ‘comuni’. Scrivo su B-hop perché quelle storie, forse semplici ma non scontate, e comunque vitali e positive, di solito non fanno la storia del momento ma arricchiscono le vite di tutti. Mi piace pensare che questo sia un modo per contribuire al vivere civile. Sempre attratta dai temi sociali – laureata, più o meno consapevolmente, in Sociologia – guardo con passione alle novità in questo ambito. Ho una predilezione per i fiori, le rose in particolare, e per le scrittrici donne.