Film in streaming a casa o cinema in compagnia: chi vince?

(di Walther Gusai, con la collaborazione di Camilla Palazzi) – Qual è la scelta che la presenza di piattaforme streaming come Netflix impongono ad ognuno di noi? Ci spingono verso un diverso modo di fruire il cinema? Non solo: il cinema nasce come esperienza di gruppo o solitaria?

Scott Valley, California. Era il 29 Agosto 1997, Reed Hastings e Marc Randolph fondavano Netflix. Di cosa si trattava? Di una semplice attività di noleggio DVD. Gli utenti potevano prenotare i dischi via internet, ricevendoli direttamente a casa tramite il servizio postale.

Dal 2008 l’azienda ha attivato un servizio di streaming online on demand accessibile tramite un apposito abbonamento. Nel 2011 il servizio di noleggio è stato scorporato, offerto dalla sussidiaria Qwikster.

Nel 2013 Netflix ha ampliato la produzione cinematografica e televisiva e la distribuzione online. Ha la sede centrale a Los Gatos, in California. Altre sedi sono state in seguito create nei Paesi Bassi, Brasile, India, Giappone, Corea del Sud e ne sarà creata una anche in Italia.

Si tratta della migliore azienda operante lo streaming di film e serie tv, sfidante di Apple tv+, Prime video, HBO Max, Hulu e Disney+.

Molti ritengono l’esperienza dello streaming troppo distante dalla “vera e originale” idea del cinema e dunque troppo individualista: ma se ci fosse proprio questo agli albori del cinema?

Se fosse stato concepito come “ strumento” destinato al singolo individuo?

La nascita del cinema si fa risalire, per convenzione al 22 marzo 1895, quando presso i locali della Société d’Encouragement Pour l’Industrie Nationale” di Parigi i fratelli Lumière proiettano “Le Jardinier” che diventerà più tardi “L’ Arroseur arrosè”.

Auguste e Louis Lumière erano i proprietari di una delle più grandi industrie europee di prodotti fotografici e forse non tutti sanno che non si deve a loro l’invenzione del “cinematografo” ma a Leon Bouly che lo brevettò nel 1893.

L’anno successivo, però, Bouly non poté rinnovare il brevetto che fu, quindi, acquistato dai Lumière che poterono cosi trasformarlo in un’esperienza collettiva, dato che

per Bouly l’uso del cinematografo era destinato ad una sola persona per volta.

Tuttavia c’è un’altra versione non molto discordante da quella già citata, che vede non Bouly come inventore del cinematografo bensì Thomas Edison.

Voci riportano che una sera del 1894 rientrando da Parigi verso Lione, il padre di Auguste e Louis Lumière, avendo visto una dimostrazione del kinetoscopio di Edison, tornato a casa propose ai figli di modificare e riproporre tale invenzione destinandola però ad un uso collettivo e non individuale.

Come siano andati realmente i fatti non è molto chiaro, ma

possiamo affermare con certezza che l’invenzione del cinema ha alle sue origini un uso strettamente personale

e individuale. Ne consegue che, se agli albori del cinema non vi è un’esperienza di gruppo, il solitario fruire il cinema dello streaming non dovrebbe stupirci.

Tuttavia i Lumière, pur non avendo creato il cinematografo come strumento, hanno senza dubbio creato quella che, ad oggi dopo 124 anni, è la nostra idea di cinema.

Un’esperienza che vive di umori ed emozioni in stretto contatto con gli altri.

Per molti di noi il cinema è, ormai, stare in una sala buia ed essere tempestati di emozioni. Sentire, percepire le atmosfere che vanno creandosi pian piano all’interno di un luogo chiuso intento a proteggerci, ricco di persone che hanno la voglia di vivere per un tempo limitato la vita e le emozioni di qualcun altro.

“Ti auguri sempre che il cinema sia una delle cose che possono restare. Essendo cresciuto con il cinema, a rischio di essere banale, per me ha sempre il suo fascino stare in una stanza buia e ascoltare e vedere qualcosa. Io spero sempre di trovare delle risposte e delle sicurezze”. (Tim Burton)

In occasione della Festa del Cinema di Roma, il 23 ottobre 2018 venne ospitato Thierry Frèmaux, critico cinematografico e dal 2001, delegato generale del Festival di Cannes.

L’incontro iniziò con una domanda: «L’essenza del cinema, vedere uno schermo luminoso, provando un’emozione al buio con degli sconosciuti, sta cambiando. Non è più questo il cinema?».

Frémaux rispose citando il “Cinématographe” dei Lumière: “Io vengo da Lione, in particolare dalla strada del primo film, ovvero la strada del cinematografo Lumière. Ma gli americani protestano e dicono che il cinema è stato inventato da Thomas Edison e non dai Lumière. In realtà Edison, che era un genio, avrebbe potuto inventare il cinema, invece inventò una macchina individuale che si chiama kinetoscopio. I Lumière videro questo kinetoscopio e pensarono però che si dovesse fare qualcosa di più collettivo, di più socializzante, qualcosa che consentisse di condividere.

I Lumière, in questa lotta con Edison, hanno vinto per 120 anni.

Forse però oggi l’avvento delle piattaforme come Netflix e del consumo individuale è la vendetta di Edison.

In realtà questa vendetta non è tanto una rivalità, quanto piuttosto una somma di due cose. Oggi possiamo andare al cinema [in sala], ma possiamo anche fruire del cinema tramite varie apparecchiature.

Quella a cui assistiamo, quindi, è la somma di Lumière e di Edison.

Analizzando la questione da un punto di vista più strettamente pratico, la presenza dello streaming favorisce, senza dubbio, la produzione e dà quindi la possibilità a molti film di essere prodotti e agli utenti di poter godere di una maggiore possibilità di scelta.

Per rispondere dunque alla domanda: cinema o streaming? È interessante analizzare l’etimologia della parola cinematografo:

  • Kinema: passato del verbo greco Kineo (movimento già accaduto)
  • Graphein: scrittura
  • Icon: immagine       

L’unione di queste parole può avere, in italiano, diverse traduzione tra le quali: “scrittura del movimento”, “scrittura con il movimento”, “scrittura con immagini in movimento” , “scrittura di immagini in movimento”.

Da notare è che in nessun caso il termine “cinematografo” indica il tipo di supporto con cui si fa il cinema. Indica, dunque, una pratica senza circoscrivere in alcun modo tramite quale supporto praticarla. Che sia al cinema, in televisione, sul computer o sul telefono si tratta sempre di cinematografo.

Tuttavia pensando al termine “moving picture“, ovvero la traduzione inglese di cinematografo (o meglio di cinematographe”), ci si trova innanzi ad un concetto assai diverso, in quanto la parola “picture” sta ad indicare non tanto un’immagine in sé (in inglese image), ma un’immagine fissata su un certo tipo di supporto (celluloide, nastro magnetico etc. etc).

Da ciò si ricava che ad una differente etimologia corrisponde anche una assai diversa concezione di cinema.

Nel caso di “cinematografo” il cinema è inteso in senso ampio e svincolato da una definizione immutabile e chiusa.

Nel caso di “moving picture”, invece, ci troviamo di fronte a un’idea di cinema fondamentalista, più limitata e che di conseguenza, tiene fuori tutta una serie di oggetti e performance artistiche.

Cos’è dunque il cinema? Difficile dare una definizione che rispecchi le emozioni provate da ognuno di noi quando si guarda un film o quando ci si trova in una qualsiasi sala di un cinema di provincia.

Per alcuni di noi sarà difficile rinunciare ad un piccola sala buia, in un pomeriggio di pioggia, chissà magari al fianco di una persona speciale, mentre emozioni, turbamenti, gioie e angosce vengono proiettati su un grande schermo.

Ti fai carico di quelle emozioni che non ti faranno mai del male ma

ti aiuteranno ad aprire lo sguardo verso un mondo fantastico.

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Walther Gusai

Nato a Roma, classe '95. Ho con questa città un rapporto speciale e profondo. E' per me fonte di ispirazione ed un luogo dove nascondermi e riflettere, ma anche da vivere alla luce del sole con i suoi pregi e difetti. L'arte è la mia passione con le sue mille sfaccettature e modi di essere, è una fedele compagna con la quale affrontare la vita.
Io B-hop perché "Non sei fregato veramente finchéhai da parte una buona storia e qualcuno a cui raccontarla" (A.Baricco)
Walther Gusai
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Walther Gusai

Nato a Roma, classe '95. Ho con questa città un rapporto speciale e profondo. E' per me fonte di ispirazione ed un luogo dove nascondermi e riflettere, ma anche da vivere alla luce del sole con i suoi pregi e difetti. L'arte è la mia passione con le sue mille sfaccettature e modi di essere, è una fedele compagna con la quale affrontare la vita. Io B-hop perché "Non sei fregato veramente finché hai da parte una buona storia e qualcuno a cui raccontarla" (A.Baricco)