Del vetiver e delle sue tante storie

Vetiver…. vetiver…. Questa parola evoca folate di armoniose fragranze orientali, un olio pregiato di una pianta unica, che  spande il suo profumo sulla pelle donandole un aroma inconfondibile. Eppure, dal subcontinente indiano, dal quale è partito il viaggio mondiale di questa pianta, oggi l’uso del vetiver, o meglio Chrysopogon zizanioides per la scienza, ha di moltissimo allargato il suo raggio d’azione.  

La pianta, che viene dall’Asia, e ha trovato la sua ambientazione perfetta nei climi sub-tropicali, in realtà ha dimostrato di adattarsi alla perfezione a tanti climi, ed oggi è coltivata praticamente ovunque ci sia un clima temperato e non eccessivamente freddo d’inverno. Questo ha  fatto sì che il vetiver, adattandosi ai luoghi ed alle differenze dei territori, abbia anche sviluppato un notevole numero di usi, i più diversi, grazie all’intuizione benefica dell’uomo.

Il vetiver offre all’uomo due particolarità vincenti: è sterile e non è infestante. Per dirla in soldoni: dove la metti lì cresce e si sviluppa, ma non si espande se non attraverso l’opera del lavoro e dell’ingegno umano, che solo con la divisione vegetativa delle piante può impiantarle da qualche altra parte. Si comincia già ad intravvedere una prima costante sociale di elevato valore: il vetiver crea lavoro, perché per mettere in pratica le sue diverse utilizzazioni c’è assolutamente ed esclusivamente bisogno della mano dell’uomo, di un sistema di installazione preciso e ovunque nel mondo ripetuto, e della volontà di trarre beneficio sostenibile e vincente.

Mirabili le sue radici: il Vetiver sviluppa il suo apparato radicale in verticale e riesce a raggiungere anche i 5 metri di profondità. Radici forti, lunghe, penetranti, resistenti, con una grande capacità di captazione delle falde acquifere; radici che, con le piante disposte in siepi con dei parametri di bio-ingegneria certificati dal Vetiver International Network agiscono perfettamente nella lotta contro il dissesto idrogeologico, contro l’erosione dei terreni, contro il delavamento e la ruscellazione  che causano frane, smottamenti. Il sistema vetiver crea delle barriere che solidificano naturalmente il terreno, bloccano l’erosione, combattono l’impoverimento e la desertificazione. Il vetiver agisce nella conservazione dei sistemi dunali e nella lotta all’erosione delle coste.

intervento di salvaguardia di un sistema dunale
Intervento di salvaguardia di un sistema dunale

Ma il vetiver è anche bonifica dei terreni minerari esausti ed inquinati dai metalli pesanti ed agisce con bio-tecnologie applicate all’acqua, come fattore di depurazione e di soluzione per il percolato e le acque reflue dei più svariati campi industriali , zootecnici, alimentari.

Il vetiver mangia pesticidi, idrocarburi, vernici, crea fortissime barriere antivento, irrobustisce gli argini dei fiumi, non teme il fuoco e dopo un incendio la pianta, in poche settimane torna a prender vita (sempre grazie alla forza ed alla profondità delle radici!). Il vetiver crea lavoro artigiano e manifatturiero perché offre la possibilità di realizzare tessuti di buona qualità ed è lavorabile per la produzione di tappeti, cestini e  altro ancora. Per non parlare della capacità che ha di creare biomassa di ottima qualità, essendo quindi un potenziale veicolo di energia. E come scordare che è un ottimo isolante utilissimo nella costruzione di case eco-compatibili ad impatto zero?

vetiver
vetiver

In Italia il profeta del vetiver da 20 anni è Marco Forti, fondatore di Vetiver Sardegna, regione nella quale è concentrata la maggior parte della produzione nazionale. È responsabile per l’Italia del network internazionale: “Il vetiver può rivoluzionare l’approccio che si ha verso la soluzione dello smaltimento dei reflui urbani e della produzione di energia – dice  a b-hop -, cambiando radicalmente anche il rapporto tra amministrazione e cittadino: manca purtroppo sempre il raccordo tra tecnici e politico amministratore, tra assessore all’ambiente e capo ufficio tecnico. Con il vetiver si possono realizzare sistemi di filtraggio e depurazione dei canali di scolo, smaltendo poi le piante che fungono da estrattore e accumulatore degli inquinanti anche per produrre energia con piccole centrali a biomasse: diviene un circolo virtuoso che produce guadagno e ricadute lavorative reali sul territorio. L’esperienza internazionale lo dimostra”.

In Toscana, in Abruzzo, Molise, Marche, Sardegna, Lazio del Vetiver si parla sempre più frequentemente. E voi, adesso, non siete curiosi di saperne di più?

Massimo Lavena
Massimo Lavena

Massimo Lavena

Cagliaritano, nato il giorno della befana del 1966. Io b-hop perché ho sempre amato mangiare e cucinare, la musica, lo sport, il cinema. Sogno un giorno di andare in Namibia, o nella Terra del Fuoco, o nello Saskhatchewan, o in Nuova Zelanda. Sognavo anche di andare nelle Isole Svalbard, ma adesso è vietato, troppi orsi bianchi! E non essendocene in Sardegna non saprei come comportarmi.