Cinema: “L’ospite” di Duccio Chiarini. Uno sguardo indulgente e tenero sulla crisi dei trentenni

(di Filippo Bocci) – Duccio Chiarini, regista del film L’ospite da qualche giorno nelle sale cinematografiche, riesce nella non facile operazione di raccontare la generazione dei trentenni con le loro debolezze, le crisi, i ripensamenti, gli abbandoni nei rapporti di coppia, attraverso il velo di un’ironia delicata, posando sui personaggi uno sguardo indulgente, finanche tenero.

Il regista Duccio Chiarini

La pellicola rivela subito il suo tono leggero, mostrandoci Guido e la sua compagna Chiara dopo l’amore, alle prese con un grottesco incidente in una scena comica e spiazzante.

Sarà l’idea, ancora prima della paura, della nascita di un figlio a provocare una crisi nella coppia, perché la donna non è ancora realizzata professionalmente e non si sente pronta per la maternità.

Guido va via di casa e diventa l’ospite della situazione, cambiando spesso letti e divani, dai suoi genitori oppure da amici: Pietro e Lucia in attesa del secondo figlio, e Dario, sempre combattuto fra la passione disinvolta per le donne e il vagheggiamento di una vita di relazione più stabile, tutti alle prese con esistenze irrisolte.

Ne nasce una serie anche divertente di siparietti, dove, come nelle migliori commedie, si ride amaro, perché

le vite che ci vengono raccontate sono credibili e autentico è il dissidio interiore dei protagonisti,

persone imperfette e contraddittorie, immature nonostante l’età ormai adulta.

È forse il pregio principale di questo film presentare con sincerità e senza occhio critico la fragilità di personaggi indecisi, che hanno paura di scegliere,

ma al dunque sanno essere coraggiosi.

Ambientata in una Roma dai contorni sfocati, la storia vive soprattutto negli interni che serrano e amplificano le discussioni e i dialoghi spesso concitati, ma proteggono anche la poesia degli affetti.

Ottima prova corale degli attori, che recitano con misura, calibrati sempre al limite di un indovinato disincanto.

Eccellente Daniele Parisi, a cui viene facile impersonare un Guido dai sentimenti forti, maturi, tutti di un pezzo, dai giudizi trancianti, “morettiano”, se possiamo indicare un ascendente importante.

Guido ha gli accenti tormentosi di Michele Apicella, meno cerebrale, più istintivo, ma anche per lui le cose sono bianche o nere, con il miraggio illusorio della famiglia perfetta, in un mondo che, invece, è sempre più approssimativo, claudicante, senza certezze e punti fissi.

Molto credibile la Lucia di Anna Bellato e prorompente l’interpretazione di Gioietta, la mamma di Guido, resa con divertimento e intensità da Milvia Marigliano.

Con un cameo di Brunori Sas, il film è una piccola gemma, fine ma di grossa caratura.

Filippo Bocci

Laurea in Lettere, curiosissimo di tutto ma esperto di niente, cialtrone il giusto. Coltivo particolari feticci come la bacchetta di Leonard Bernstein, gli occhi di Bette Davis, il sorriso di Jack Lemmon. Scrivo su b-hop perché “le parole sono importanti (by Michele Apicella/Nanni Moretti). E se le usi per parlare di Bellezza fanno bene”.
Filippo Bocci

Filippo Bocci

Laurea in Lettere, curiosissimo di tutto ma esperto di niente, cialtrone il giusto. Coltivo particolari feticci come la bacchetta di Leonard Bernstein, gli occhi di Bette Davis, il sorriso di Jack Lemmon. Scrivo su b-hop perché “le parole sono importanti (by Michele Apicella/Nanni Moretti). E se le usi per parlare di Bellezza fanno bene”.