Cagliari: nel quartiere dei balconi fioriti la musica aiuta a vivere meglio

Cagliari: Villanova, l’antico “Biddanoa”, quartiere storico degli artigiani, dei falegnami, delle Confraternite che portano il Cristo morto il Venerdì Santo, ha scoperto quanto è bello stare con il naso all’insù, per vedere chi si presenterà ad un balcone per dire Suono al Civico“. Un gruppo di abitanti del quartiere ha inventato una manifestazione che si è sviluppata tra l’autunno e la primavera scorse, fatta di musica, case messe a disposizione, abitanti del quartiere e non,  fiori,  volti e tante  storie.

“A Villanova c’è un cuore pulsante – dice a b-hop Valentina Sanna, che insieme con Mariano Chelo, Ricardo Curreli e Rinaldo Pinna è il cuore pulsante ed organizzativo della manifestazione -. Oggi passeggiare per Villanova vuole dire cogliere che il nostro quartiere è vissuto, non solo abitato, è proprio vissuto. Non ci sono solo gli abitanti. Vengono tante persone. Io rientro dal lavoro alle 19,30 e la piazza è sempre piena, incontri gli amici, persone che vengono appositamente. Ci sono locali che aiutano a vivere meglio il quartiere. Ma non c’è dubbio che nell’ultimo anno è proprio esplosa una energia pazzesca, è diventato un quartiere di riferimento a Cagliari”.

valentina e rinaldo
Valentina e Ricardo, foto di Giuseppe Vacca

Villanova è un quartiere che ha saputo rischiare sulla sua identità, il quartiere dei balconcini coi fiori…una rivoluzione colorata: “L’idea dei balconcini fioriti è stata un po’ una conseguenza di Suono al Civico: si sono create delle relazioni, la filosofia del progetto era esattamente creare relazioni sociali con le persone con le quali si condivide uno spazio urbano. Sono nate delle amicizie vere. Ed è nata l’idea, con il signor Bonifacio, purtroppo morto recentemente, di rifare una iniziativa – quella dei balconi fioriti – che lui aveva ideato con la moglie anni fa. Poi era stata presa in mano dal Comune ed era svanita. Lui purtroppo è morto ma noi abbiamo deciso di riproporla, creando un memorial dedicato a lui ed alla moglie. La cosa che stupisce è che le iniziative che portiamo avanti agli abitanti piacciono, e quindi abbiamo costruito una comunità: non abbiamo semplicemente fatto delle cose per intrattenere le persone. Con le persone abbiamo fatto molto di più: perché le persone aderiscono, perché hanno voglia di fare anche loro, evidentemente non aspettavano altro. È bellissimo vivere in un quartiere nel quale alzi la testa e vedi che i balconi non sono spogli ma pieni di fiori. Ti rendi conto che quando curi lo spazio urbano dove abiti come se fosse tuo, beh quello è il senso civico“.

 

suono al civico

Senso Civico… Suono al Civico
“La musica è colore – spiega Valentina -: con Suono al Civico in queste due fasi autunnal-primaverili è stato suonato di tutto, le domeniche dalle 12 alle 12,45: dalla musica popolare sarda, alla lirica, al jazz, al canto beat. Il pubblico, che è andato aumentando di appuntamento in appuntamento, non ha cercato la tipologia musicale ma la musica. Villanova oggi è uno stimolo, ha sicuramente una sua bellezza intrinseca, credo che da qui  possa partire il desiderio, negli altri quartieri, di vivere gli spazi proprio come stiamo facendo noi. L’idea era quella di chiederci ‘Chi dobbiamo aspettare perché a Villanova si facciano delle cose’? Lo stimolo cos’è? Abbiamo dimostrato che dobbiamo muoverci noi e non aspettare che siano sempre gli altri a fare le cose. Ma io intendo proprio l’altro rispetto a me. L’abbiamo fatto senza pensare agli aspetti negativi e alle difficoltà che avremmo potuto affrontare. La gente viene a Suono al Civico, ascolta, vede. Non so se si chieda quale sia il lavoro importante che c’è dietro,  una rinuncia anche ai propri momenti liberi. Ma la risposta è una gratificazione che ti riempie il cuore, l’anima; non c’è neanche l’aspetto del guadagno perché è stato fatto qualche cosa per noi e per gli altri: anche per gli artisti, che non sono sempre artisti noti, ma anche persone che non hanno avuto la possibilità di emergere in qualche modo, senza visibilità. È stata tutta una filosofia legata al concetto del non attendere che qualcuno faccia qualcosa per te, di iniziare a farlo che poi le persone ti seguono. Così è successo. Abbiamo iniziato con il nostro balcone, hanno suonato due amici che fanno parte dell’organizzazione, due domeniche dopo c’erano già le persone con le sediette  (le carirette, in cagliaritano stretto n.d.r.), gente che ha messo a disposizione i propri balconi, che ha aperto la propria casa, ha fatto entrare gente sconosciuta: è un cosa difficile ed eccezionale”.

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Foto di Alessandro Manunza

Ma Villanova non è un quartiere come gli altri….
“Già, Suono al Civico avviene in un quartiere dove un tempo le porte si tenevano aperte, ma che adesso non lo erano più. Era un quartiere che ha sempre avuto la dimensione del paese, non solo urbanisticamente, anche sociale, ma poi negli anni questo si è perso. Sono cambiati gli abitanti, pensavamo che oggi non ci fosse più questa disponibilità verso l’altro, affidarsi, aprirsi. Invece è stato dato il là, ci si è fidati, si è fatta una cosa senza interesse, non si è voluto chiedere altro che provare a sperimentare la volontà di conoscersi, il desiderio di poter uscire la mattina e sapere come si chiama chi si incontra. Le persone a questo hanno risposto: è stata l’apertura delle persone. La metafora è stata proprio questa: tu apri la tua casa e stai aprendo la tua vita agli altri. Questo non si può comprare. Questa è la politica, per me questo è stato doppiamente gratificante”.

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Ed ora Suono al Civico rilancia anche in estate, il 19 giugno, ma per via della canicola sarà intorno alle 22, con la musica dal vivo dai balconi ma con l’aggiunta di una performance di computer painting sulla facciata delle palazzine intorno alla piazza San Giacomo, in magico accordo con i musicisti, proiettando l’opera sulla facciata delle palazzine. Il risultato sarà quello di una splendida cornice notturna in cui pittura, musica, gente daranno vita a un quadro di suggestivo colore armonico.

Massimo Lavena
Massimo Lavena

Massimo Lavena

Cagliaritano, nato il giorno della befana del 1966. Io b-hop perché ho sempre amato mangiare e cucinare, la musica, lo sport, il cinema. Sogno un giorno di andare in Namibia, o nella Terra del Fuoco, o nello Saskhatchewan, o in Nuova Zelanda. Sognavo anche di andare nelle Isole Svalbard, ma adesso è vietato, troppi orsi bianchi! E non essendocene in Sardegna non saprei come comportarmi.