di Marianna Mandato – “Mi dia un antiempatico per favore”.
Disse l’uomo di quel mondo là.
“Per cosa le serve, da quanto lo vuole?”
Rispose un altro uomo di quello stesso mondo.
Ascolta “La pillola del cinismo” su Spreaker.
Poi, il dialogo proseguì in questo modo fra uomini dello stesso mondo.
“Non riesco a diventare cinico. Me ne dia una dose giusta, faccia lei”.
“Mi faccia capire meglio”.
“Tendo a mettermi nei panni degli altri. Non riesco a farne a meno. Ho ancora la propensione immediata a volerli aiutare. Penso a cosa farei se fossi nella loro condizione”.
“Una situazione al limite, allora. Facciamo così, le do una confezione di capsule da 0.5 mg. È preferibile fare le cose con gradualità, per evitare gli effetti collaterali. Poi aumentiamo il dosaggio”.


“Un mio amico medico dice che va bene quella da 3 mg”.
“No, quella è riservata a certe categorie protette e a lei non potrei proprio venderla. Sono le direttive”.
“E non mi può dare quella da 2 mg? Direttamente più forte, ne ho bisogno, che cosa mi procurerebbe?”
“Purtroppo c’è la possibilità che possa avvertire disagio, spinta a contraddire se stesso, crisi di pianto e sensi di colpa. Gradualmente, invece, si dovrebbe abituare a centrare meglio il suo Ego e ad allontanare gli altri con le loro inutili esigenze. Non immagina quanti sono i pazzi che vanno in giro con la pretesa di raccontare le loro disgrazie. Meglio allontanare qualsiasi relazione tossica che appesantisce e logora. Insomma, meglio sempre essere centrati”.
“Va bene, allora, la ringrazio, prendo le 0.5”.
“Ah, mi scusi, dimenticavo, e come va’ col sorriso?”.
“Purtroppo sorrido spesso”.
“Allora aggiunga questo integratore. Serve a modellare i margini delle labbra all’ingiù e a fare in modo di ridurre al minimo le pulsioni a sorridere o ridere. Purtroppo, sorridendo, si attiva una risposta positiva parte degli altri e Lei tenderebbe ad enfatizzare lo stato di benessere. Non aiuta a diventare cinici”.
Fausto uscì dalla farmacia e si incamminò sorridendo, tanto era da solo e non serviva di essere cinici con se stessi. Almeno per ora. Rispetto a questo non si era ancora bene informato.
Camminando per le strade magnificamente grigie, si rese conto che già molti prima di lui erano riusciti ad arrivare al dosaggio massimo consentito per sviluppare una sana corazza anti altrui disagi.


Erano sempre di più le persone concentrate verso una meta immaginaria, coi loro sguardi giustamente proiettati verso punti inesistenti, cuffie in testa per una sana chiusura dal mondo circostante, smart phone sempre alla mano per connettersi con l’altrove perenne, e bocche all’ingiù corredate da un potente sguardo torvo per allontanare qualsiasi tentativo di interazione o richieste casuali non gradite o non desiderate.


Mentre Fausto pensava a quanto fosse geniale chiamare un telefono smartphone, utile come un amico non invadente che cullava i pensieri e le esigenze, distratto, per sbaglio salutò una persona sconosciuta e le sorrise per scusarsi.
L’altra persona, offesa e risentita per la perdita di tempo, lo guardò con sano odio e gli fece capire con un adeguato savoir faire, quanto fosse sgradevole la sua presenza.


Ogni giorno che passava faceva un passo avanti. E un altro ancora.
Ora, finalmente, poteva rallegrarsi della possibilità di sentire, vedere e ascoltare soltanto cose belle e interessanti nei magici mondi sempre connessi e allentare un po’ la presa con le beghe e le esigenze continue dei frustrati reali.
Aveva finalmente sviluppato la giusta distanza per essere concentrato nel modo altrettanto giusto sulle sue esigenze.
Finalmente non si sentiva più a disagio coi deboli e i sofferenti. Li guardava con sufficienza e quasi con sdegno. E quelli che chiedevano un aiuto finalmente gli apparivano degli inetti non in grado di provvedere a loro stessi.
“D’altra parte, volere è potere e chi vuole farcela ce la può fare”
si ripeteva fra sé e sé.
Non trovava più ragioni perché lui o altri avrebbero dovuto sacrificare il proprio tempo per chi non sapeva usarlo o peggio, non voleva lavorare o impegnarsi.
Le violenze iniziarono ad apparirgli evanescenti. Incidenti di percorso che possono capitare, non provava dolore in caso di immagini forti e non si attardava più quando qualcuno aveva bisogno di una mano.
Poteva liberamente pensare a se stesso.
“Che mondo magnifico”, pensò.
Finché un giorno, accadde un qualcosa che scosse nel profondo le sue nuove certezze.
Fausto, distratto dalla soave musica, colonna sonora di un’immagine nel suo telefono connesso, si ritrovò a terra tramortito.


Evidentemente, qualcuno lo aveva investito passando a tutta velocità su uno di quegli inutili passaggi pedonali.
Il colpevole, che probabilmente aveva esagerato col dosaggio delle sue stesse pillole, andò oltre e non pensò minimamente di prestargli soccorso.
Fausto istintivamente gridò “Aiuto!”. Ma nessuno si fermò.
Lo guardavano, certo, ma la musica nelle loro teste li obbligava a tirar dritto.
“E adesso che farò?” pensò Fausto, finalmente da solo, a terra, ma senza più soluzioni.
“Fausto, Fausto, sveglia tesoro, sveglia! Che hai da gridare?!, Perché ti sei buttato giù dal letto! tutto bene?”
disse la voce della sua compagna che lo scuoteva con forza in camera da letto.
Fausto aprì gli occhi. Si guardò attorno. E fece il più bel sorriso di cui memoria avesse.


Poteva ridere. Era Fausto davvero. Ed era vivo e sano.
In un mondo che poteva non essere quello appena sognato.
Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato sulle nostre belle notizie ti invitiamo a seguirci sui nostri social o a iscriverti alla newsletter mensile cliccando qui





















