di Marianna Mandato – C’era una volta, due volte, tre volte e tante volte una persona che si svegliava ogni mattina fra resti di sogni ingarbugliati o non finiti.
Erano tutti mescolati e accavallati insieme come pezzi di un puzzle che non trovavano mai il loro posto giusto.
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“Ma che ho sognato, non ricordo”, diceva fra sé e sé persona, mentre sbadigliava di stanchezza.


Dopo aver vissuto ogni giornata stanca e indolenzita, la persona non vedeva l’ora di andarsene a dormire. Si sedeva sul letto e pensava. Più pensava più si convinceva di avere addosso qualcosa che non le permetteva di starsene tranquilla. Una specie di malattia incurabile.
Dopodiché si stendeva, si girava e rigirava nel letto, si addormentava all’erta e all’improvviso si svegliava.
“Che peso, che peso, ho un peso”, diceva fra sé e sé. Poi si riaddormentava e si risvegliava ancora.


Alcune persone esperte gli dicevano che non aveva una buona qualità del sonno e le consigliavano tanti tipi di pasticche magiche con nomi esotici, suggestivi e semplici allo stesso tempo.
Mela Tonina era sempre in cima alla lista. Oltre a tanti tipi di bevande magiche con una miriade di fiori colorati disegnati sulla confezione.


Ma ogni volta, persona ripeteva fra sé e sé “ho un peso, ho un peso, non c’è rimedio per questo peso che mi porto dentro. Non possono capire, nessuno può capire”.
L’irrequietezza tirava i nervi che si sistemavano proprio sotto la pelle, i nervi la facevano sentire affaticata, non riusciva a concentrarsi tanto era il sudore che colava sulle sopracciglia, e i muscoli erano tutti tesi, ma talmente tesi, che persona sembrava una molla con la zavorra, ad ogni nuovo passo.
Così, persona, ridotta a mente pesante troppo pensante, dentro un corpo appesantito, andò alla faticosa ricerca di qualcuno che potesse darle una mano vera.
Bussò alle porte di un mondo nuovo e venne ad aprire un uomo dall’aspetto insolito ma piuttosto affabile.
Persona si calmò quel tanto che le permise di raccontare come si sentisse.
Così l’uomo sentenziò:
“Signora persona, lei ha l’ansia. Si comporta come un virus, non si preoccupi. Ma se ne occupi”.
“E come me lo sono preso?” disse ansiosa, persona.
“Sicuramente non detergendo in modo giusto i pensieri”, rispose l’uomo calmo. Ed è probabile che lei abbia già contagiato qualcun altro, sa. Ma non si preoccupi, ripeto, non si dice in giro ma la Pandemia dell’ansia avanza già da molto tempo. Lei non è la sola ad esserne attualmente affetta”.
“Oh mamma”, disse sempre più ansiosa persona, col cuore che le andava a mille, “non c’è una medicina che mi liberi da questa specie di virus?”.
“Certamente, potrebbe fare un vaccino, l’hanno inventato già da un po’, ma le controindicazioni prevedono l’ansia come principale effetto collaterale”.
I muscoli di persona erano sempre più tesi.
“Ma le rivelo un segreto”, aggiunse l’uomo affabile. “L’ansia è onnivora e si nutre di pensieri su fatti inesistenti o anticipati, in generale di pensieri trascurati, impauriti e non smacchiati nel modo più corretto e sano”.
Persona lo fissava atterrita e inorridita, con l’ansia che fremeva e le suggeriva di andar via.
“Ama le situazioni dall’apparenza incerta – proseguì l’uomo – e adora tutte le persone che le danno un’importanza esagerata, la coccolano continuamente, si isolano dagli altri per curarla e le danno da bere tante bevande dolciastre. Di fondo, come i virus, l’ansia trova spregevoli le persone che non la stimano, non la curano, non ne fanno il loro Re e soprattutto che abbiano un minimo di fiducia in loro stesse, come se la vita dipendesse proprio da loro”.
Ah – aggiunse l’uomo calmo – l’ansia odia l’azzurro del mare e del cielo, le cose positive e i pensieri nitidi che non si concentrano su cose immaginate e pertanto inesistenti. Tende a rafforzarsi coi racconti amplificati dalle persone che ne soffrono E si ricordi, più medicinali usa, più l’ansia diventa resistente, proprio come i virus”.
Persona andò via consapevole da quel mondo nuovo, richiuse la porta dietro sé con un arrivederci sorridente e per la prima volta da che memoria avesse notò un fiore accanto a un sassolino.


Poi sentì l’aria frizzante accarezzarle il viso. Alzò lo sguardo e vide il cielo blu.
Sorridendo ancora, pensò fra sé e sé “è strano, se non penso, sento”.
Raccolse il fiore, lo annusò e tutto all’improvviso le apparve reale e colorato.
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