di Deanna Lee – Per celebrare la Giornata mondiale della Veterinaria che ricorre quest’anno il 26 aprile e sensibilizzare l’opinione pubblica sul lavoro vitale dei nostri veterinari, B-Hop ha trascorso una giornata nello studio di Luca Mariani, veterinario da 23 anni.
Negli ultimi dieci si è stabilito alle porte di Roma a Trevignano Romano, con clienti che vengono da lontano come Civitavecchia, Viterbo e Frosinone.


I proprietari di Rio, un bulldog francese che Luca ha salvato da complicazioni alla nascita sette anni fa, lo hanno portato per un’otite. “Siamo qui per la fiducia e per l’amicizia”, dice Annalita. “Soprattutto nei piccoli paesi, questo è importante per la comunità”.
Per Federica, l’umanità di Arturo, “è il modo in cui Luca parla, il modo in cui spiega le cose…una tranquillità che nessun altro mi dà”.
La giornata lavorativa di Luca iniziava alle 9 del mattino con la pulizia dei denti di Baffo, 13 anni. Per la proprietaria Sabina, ciò che rende speciale Luca è “la sua disponibilità e la semplicità con cui si approccia sia agli animali che alle persone”. La “sorella” di Baffo, Nina, è una delle nuove pazienti di Luca: ha solo 2 mesi e mezzo.


Luca sapeva di voler fare il veterinario fin dai primi anni di scuola elementare: “non ho mai avuto dubbi al riguardo”. Poi ha dovuto capire che “volere bene agli animali è indispensabile, ma non basta assolutamente”.
La professione di veterinario, dice, è una vocazione che richiede “una particolare predisposizione alla medicina”.
I dieci anni di formazione medica di Luca, dall’università al master e poi alla scuola di specializzazione, hanno compreso lo studio di fisiologia, anatomia, biologia, chimica, farmacologia, biochimica e altro ancora. Infatti, osserva Luca, “tanti libri hanno molto in comune con la medicina umana…è una facoltà di medicina applicata alla veterinaria”.


Eppure Luca sottolinea che ci sono chiare differenze rispetto alla medicina umana:
“La prima cosa fondamentale è che noi abbiamo clienti e pazienti. I clienti sono i proprietari del cane, del gatto, del pappagallo, della mucca, che ci chiamano e stabiliscono un rapporto continuativo e diciamo di natura economica fiduciaria.
Invece il paziente necessariamente è un paziente senziente al cento per cento nel suo modo, che non parla.”


Arturo è un bulldog francese che soffriva di problemi intestinali. In un ambulatorio, a Federica è stato detto che Arturo potrebbe avere un’ernia. Lo ha portato da Luca di prima mattina. “Per me è importante perché ha fatto nascere Arturo, quindi lo conosce da sempre, conosce noi, conosce com’è di carattere, com’è il suo stato di salute…e quindi il suo parere è fondamentale. Prima di fare qualsiasi cosa invasiva su Arturo o iniziare una cura, per me è importante sentire il parere di Luca.”


Mentre parlavano, Arturo si attardava vicino alla porta, il che andava bene a Luca. Lui lo chiama il cruccio del veterinario:
“Non bisogna per forza di cose imporre il proprio voler bene all’animale, cioè l’animale deve essere libero di non volerti bene,
deve essere libero di ringhiarti, di abbaiarti, di graffiarti, perché in quel momento non vuole che tu lo tocchi. L’obiettivo deve essere raggiunto nel metodo più rispettoso, meno invasivo e meno stressante possibile.
“Allo stesso tempo – aggiunge – si deve trovare il modo per fare coccole anche ai proprietari perché tu sei anche un dottore per il benessere degli umani”.

Nel caso di Roberta e del suo chihuahua Simba, entrambi erano sollevati di avere le attenzioni di Luca dopo che Simba era stato attaccato da un cinghiale. Luca l’ha trovata “morsa in tre punti – sulla zampa davanti, sulla zampa dietro e sotto il collo…per fortuna in maniera superficiale”. Nonostante questo, nota che Simba “è un cane che tu ci puoi giocare un’ora, puoi fare tutto quello che vuoi, Simba è contento di stare qui. Quando ho fatto la puntura, scodinzolava!”.


La prossima è stata Lily, che aveva bisogno di aiuto per una ferita all’unghia. Anche il “fratello” gatto è un paziente di Luca. Se Luca ha visto molti cani in questa giornata, come veterinario di campagna ha curato una grande varietà di animali, tra cui un’oca del lago di Bracciano con un amo da pesca conficcato in gola, un drago barbuto con problemi di fertilità e una tartaruga schiacciata sotto un’auto. “Ho ricostituito il carapace, l’ho ingessato e dopo un mese abbiamo aperto il gesso e tutto è andato benissimo. Si è ripresa perfettamente”.
Chi è stato uno dei pazienti più memorabili di Luca? “Una mucca ubriaca perché aveva mangiato le vinacce, ossia le bucce dell’uva dopo la fermentazione del vino. Ci si fa la grappa, quindi sono altamente alcoliche. Era palesemente ubriaca perché eruttava l’alcol. Ed era praticamente inferma sulle gambe, tant’è vero che si metteva giù e barcollava un po’ con la testa. Ma dopo una flebo di liquidi per idratarla e qualche ora, la sbornia è passata e stava benissimo.”


Nel tardo pomeriggio, Luca ha visto Polpetta per le iniezioni per l’artrite. Il suo proprietario, Federico, ha sviluppato una stretta amicizia con Luca. “E’ il mio veterinario preferito. Luca dimostra un affetto particolare per gli animali. Lo ritengo una persona fantastica, anche con le persone. Oggi per me è come un fratello”.

Infine, l’ultima paziente è stata Stella, la cui zoppia non si è rivelata un problema. Il compito di Luca è stato quello di rassicurare la sua proprietaria. “Curare gli animali è più facile, perché li curi e basta”, dice Luca. “Al contrario, le persone devono capire cosa è successo.
Fare il veterinario ti dà la possibilità di esprimerti bene al massimo delle potenzialità.
“Alla fine del giorno, mi sento soddisfatto. La soddisfazione è per aver provato, spesso con successo, a farsi capire dalle persone, che è la cosa più difficile”.
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