di Vincenzo Sorrentino – A Roma, in via Salvatore Pincherle, zona Marconi, ed in via dei Colli Portuensi ci sono circa 150 nuclei familiari che da mesi stanno affrontando una situazione molto complicata legata al rischio di dover abbandonare gli appartamenti in cui la maggior parte di loro vive da oltre 40 anni.
Tutto è iniziato alcuni mesi fa quando l’ATER, l’Agenzia Territoriale per l’Edilizia Residenziale, ha deciso di mettere in vendita le loro case per fare cassa e ripianare il bilancio dell’ente.


Ciò ha provocato la legittima reazione delle famiglie interessate che si sono costituite in un Comitato ed hanno avviato una serie di azioni di lotta, come testimoniato anche dagli striscioni esposti sull’edificio di via Pincherle 153-169 dove vivono circa 110 delle circa 150 famiglie interessate al problema.
La vicenda, che interessa anche un secondo stabile in via dei Colli Portuensi, parte da lontano. La racconta a B-hop Antonio Toscano, uno degli inquilini di via Pincherle, tra i promotori della protesta.
“L’edificio di via Pincherle 153-169 inizialmente era di proprietà della FATA, una Società di assicurazione, e successivamente è stato ceduto alle Assicurazioni Generali che lo hanno gestito fino al 2009 ed a cui gli inquilini, tutti affittuari, hanno sempre pagato regolarmente i canoni”, spiega.


Nel 2009 le Assicurazioni Generali hanno deciso di vendere gli appartamenti ad un imprenditore immobiliare ligure.
“E’ in questa fase che è entrata in scena l’ATER – prosegue Toscano – che, a seguito di una importante azione di protesta da parte degli inquilini assistiti dall’Associazione Sindacale Inquilini e Abitanti (ASIA) e dall’avv. Perticaro, ha acquistato gli appartamenti, grazie ad un’intesa con Regione e Comune, per consentire alle persone di conservare la propria casa a canone invariato”.


In realtà il subentro dell’ATER LAZIO non si è mai formalizzato completamente in quanto ancora oggi gli inquilini non hanno alcun “contratto” stipulato con ATER e pagano ancora l’affitto ad Aterma in attesa della regolarizzazione del contratto del 2009. In ogni modo questa operazione, figlia di un accordo con Regione e Comune, è stata pienamente coerente con la missione dell’ATER che è quella di favorire l’assegnazione di alloggi a chi ne ha necessità.
Nonostante diversi problemi amministrativi e gestionali, la situazione è andata avanti, pur nella sua indeterminatezza, per diversi anni,
fino alla scorsa primavera quando l’ATER LAZIO ha improvvisamente comunicato agli inquilini la decisione di mettere in vendita le loro case a prezzi di mercato, come una qualsiasi società immobiliare,
offrendo un diritto di prelazione da esercitare entro soli 60 giorni senza alcuna clausola di salvaguardia e contestualmente ha chiesto il saldo, in unica rata ed entro 30 giorni, di canoni accessori mai richiesti fino a quel momento per un importo medio di circa € 5.000 a famiglia.
Questa notizia, ovviamente, ha colto di sorpresa gli inquilini che hanno immediatamente rivitalizzato il Comitato costituito nel 2009 e mai sciolto ed anche in questa occasione hanno fatto sentire la propria voce, chiedendo supporto e solidarietà anche alle istituzioni territoriali (Comune e Municipi).
Alla fine di aprile ci sono stati diversi incontri con l’ATER LAZIO, in cui i comitati degli inquilini sono stati accompagnati e supportati, oltre che dal sindacato ASIA e dall’avv. Perticaro, anche dai presidenti dei due municipi coinvolti (VIII Municipio per via Pincherle e XI Municipio per via dei Colli Portuensi) che hanno presentato due mozioni per chiedere all’ATER ed alla Regione Lazio di bloccare le vendite e di convocare un tavolo con tutti gli attori interessati per trovare una soluzione nel rispetto delle esigenze degli inquilini.
In questi incontri l’ATER ha ribadito la necessità di procedere alla vendita degli appartamenti per far fronte al gravoso debito (173 milioni di euro) che la stessa ATER ha con Roma Capitale per il mancato pagamento dell’IMU sugli immobili che amministra, ma si è comunque detta disponibile ad un confronto. L’operazione, pertanto, è stata congelata, in realtà si è utilizzato il termine “prorogata”, in attesa di approfondimenti da parte del citato tavolo istituzionale.
Appare, comunque, evidente il paradosso di far “pagare” ad oltre un centinaio di ignare ed incolpevoli famiglie il prezzo della mancata riscossione dell’IMU che sta, evidentemente, in carico ad altre persone e responsabilità.
“Si è fatto un piccolo passo avanti, ma il problema non è ancora risolto” spiega Angelo Fascetti, dell’Associazione Inquilini e Abitanti (ASIA), un sindacato presente in oltre 40 città e che conta più di 10.000 iscritti in tutta Italia. A suo parere “con questa iniziativa l’ATER ha completamente disatteso il suo mandato sociale, la sua mission, che è quella di favorire la diffusione di alloggi popolari e non, invece, di operare come una mera agenzia immobiliare”.


Al di là degli oggettivi problemi di bilancio che l’ATER LAZIO si trova a dover fronteggiare, si è in presenza di uno scontro tra istituzioni, ATER e Regione vs Comune e Municipio, nella quale
a rimetterci sono circa 150 famiglie, molte delle quali con persone fragili, anziane o malate,
Per questo il Comitato Inquilini non si ferma e non smette di far sentire la sua voce, ed anche nelle scorse settimane ci sono state diverse iniziative e manifestazioni di protesta.
In una di queste Isabella di Gregorio, una delle inquiline più battagliere, che abita in questo stabile fin dagli inizi degli anni ’60, ricorda quando, nel 2009, per evitare la cessione degli appartamenti all’immobiliarista genovese, si incatenò, insieme ad altre persone, nella sede della società ligure per un’intera giornata.
Da allora ha sempre partecipato attivamente a tutte le manifestazioni di lotta per la salvaguardia dei loro diritti.


Nei volti e nelle parole degli inquilini c’è rabbia e preoccupazione ma non rassegnazione, anzi sono fiduciosi di farcela anche questa volta a risolvere il problema. Le ultime azioni lasciano intravedere qualche piccola speranza.
L’auspicio è che, come nel passato, si trovi una giusta soluzione nel rispetto, innanzitutto, della dignità e della vita dei cittadini.
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