di Roberta Tito – Da tempo sappiamo che la musica allevia il dolore, ma oggi la scienza ne conferma l’efficacia. Ascoltare musica può essere un semplice diversivo, ma per chi affronta malattie e disturbi medici i suoi benefici vanno ben oltre.
Negli University Hospitals di Cleveland, in Ohio, i pazienti oncologici possono richiedere una “cura” particolare: un chitarrista che suoni accanto al loro letto, magari un classico come “Let it Be” dei Beatles. “Abbiamo dati concreti che dimostrano come la musica riduca la percezione del dolore”, spiega Seneca Block, direttore delle Terapie Espressive presso l’University Hospitals Connor Whole Health, a Reasons to be cheerful, I suoi studi evidenziano una diminuzione media del 20% nel dolore percepito grazie alla musica. Block precisa però che la musicoterapia non sostituisce i farmaci, ma può integrarsi efficacemente con le cure farmacologiche: “L’obiettivo è migliorare l’esperienza del paziente”.
Il programma di musicoterapia di Cleveland è uno dei più longevi degli Stati Uniti, attivo da oltre 25 anni, con risultati comprovati nella riduzione di stress, ansia e dolore. La musica agisce su zone cerebrali legate a cognizione ed emozioni, offrendo un aiuto concreto ai pazienti, come conferma anche lo psichiatra Syed Amir Shah, collega di Block.
Secondo il neuroscienziato Daniel Levitin, la musica stimola memoria, movimento ed emozioni. Uno studio su anziani ha mostrato che in chi ha seguito lezioni di musica settimanali, e dopo aver suonato per 30 minuti al giorno per sei mesi, la materia grigia nel cervello è aumentata, migliorando la memoria uditiva.
Anche chi soffre di demenza avanzata può risvegliarsi al suono di canzoni come “Dancing Queen” degli Abba, ricordando momenti della propria vita o muovendosi al ritmo della musica. Questo accade perché nel lobo temporale le aree dedicate al linguaggio si sovrappongono a quelle della musica. Un esempio celebre è il chitarrista Glen Campbell, che ha continuato a esibirsi anche dopo la diagnosi di Alzheimer, dimostrando che la musica può brillare anche nelle condizioni più difficili.
La musica è un valido sostegno anche per chi affronta la chemioterapia, alleviando nausea e stress emotivo. La no profit Musicians On Call invia musicisti volontari nelle strutture sanitarie per portare “il potere curativo della musica” a chi ne ha più bisogno. Oltre un milione di pazienti ha beneficiato di queste esibizioni, che diffondono speranza e conforto. “Tutti abbiamo canzoni che ci aiutano a superare i momenti difficili,” afferma Pete Griffin, CEO dell’organizzazione, “e portare queste melodie in ambienti pieni di ansia e paura fa una grande differenza.”
Walter Werzowa, musicista e ricercatore austriaco, ha sviluppato HealthTunes, una piattaforma che crea playlist terapeutiche per disturbi come Alzheimer, depressione e nausea.
Levitin ha collaborato con artisti colpiti da gravi problemi di salute, come Bobby McFerrin (Parkinson), Keith Jarrett (due ictus) e Joni Mitchell (aneurisma cerebrale). Nel caso di Mitchell, la musica dei suoi artisti preferiti le ha donato il primo sorriso dopo il ricovero, un segno tangibile del potere della musica.
La musica quindi non può prevenire malattie come il Parkinson o gli ictus, ma aiuta a mitigare i sintomi e soprattutto a sollevare lo spirito nei momenti più difficili. Un rimedio naturale, privo di effetti collaterali, capace di restituire conforto e dignità a chi soffre.
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