di Daniele Poto – Ha una storia lunga 34 anni Harmonia, un’associazione di genitori con figli disabili, generosamente affiancati da volontari. Vita difficile, perigliosa perché affida a impulsi interni e necessari contributi esterni. Meriti di un volontariato non sempre supportato dalle istituzioni. Ed è questo il maggior motivo di difficoltà per la gestione attuale. Riepiloghiamo in un veloce riassunto l’andamento di Harmonia, che ha sede a Roma.
A partire dall’anno di fondazione, il 1990, le attività dell’associazione hanno avuto modalità assistenziali-ludiche per sollevare almeno parzialmente le famiglie nella gestione dei figli con handicap. Poi un primo grande passo. Nel 2000 Harmonia si iscrive al Registro unico cittadino delle associazioni e cooperative e prende lo status di onlus.
Da quel momento partono i laboratori e l’assistenza domiciliare con personale qualificato e retribuito. Lo spontaneismo si fa regola codificata.
Nel 2018 un atto fondamentale nella storia dell’associazione: 10 famiglie acquistano con fondi personali un immobile sito in via dei Monti Tiburtini 125 e provvedono a ristrutturarlo. Un grosso impegno economico visto che vengono spesi complessivamente 640.000 euro. Il progetto segue le direttive della legge “Dopo di noi” che prevede contributi economici da parte della Regione Lazio ma è un piccolo affluente che lascia quasi interamente la responsabilità economica alle famiglie.


Per ottenere un aiuto più tangibile Harmonia provvede a inserire l’immobile nel patrimonio sociale della Regione stessa che, tramite l’Asilo Savoia, provvede
all’arredamento e alla messa a norma.
Lo stabile è composto da due comunità-alloggio che ospitano ciascuna quattro ragazzi, assistiti da personale remunerato da 4 Circoscrizioni. Ma tra questi solo il II corrisponde alla Casa secondo quanto pattuito dalla legge, con un pesante aggravio in deficit per le famiglie.
I motivi del ritardo nell’adempimento rimangono misteriosi quanto perniciosi.
Sempre secondo accordi istituzionali, ogni utente dell’abitazione deve versare mensilmente 767,50 euro (la pensione di invalidità sommata all’accompagno
ammonta a circa 800 euro). Nella primavera del 2020, sia pure nella temperie del lockdown, è iniziato l’inserimento graduale nella struttura in vista di una messa regime entro il 2025 per tutta la disponibilità della comunità-alloggio.
Ma, con questi chiari di luna, il futuro è incerto. Buona volontà e volontariato si scontrano con i ritardi della burocrazie e l’insensibilità totale o palese delle istituzioni. I 34 anni di tribolata vita si misurano in progressione geometrica con crescenti acclarate difficoltà economiche.
Salviamola!























