di Vincenzo Sorrentino – Casa Giona è una struttura della Caritas di Roma, gestita dalla Cooperativa Roma Solidarietà che ospita minori stranieri non accompagnati. Un esempio di eccellenza tra le esperienze di accoglienza delle persone migranti.
Quando si parla di Centri di accoglienza per migranti il pensiero va quasi immediatamente alle immagini degli hotspot e dei Centri di permanenza temporanea trasmesse di frequente in tv, che mostrano persone costrette a vivere in spazi angusti, delimitati da reti metalliche, in condizioni di sovraffollamento e di precarietà igienica e sociale. D’altronde la cronaca italiana è piena di episodi di disagio e violenza verificatesi in strutture di questo tipo.
Ma fortunatamente la realtà non è fatta solo degli hotspot di Lampedusa, Pozzallo, ecc, e ci sono anche strutture di tutt’altro tipo, in cui l’accoglienza è offerta in ambienti gradevoli e ospitali in un contesto decisamente di qualità e, oserei dire, familiare.
Si tratta di case famiglia e che sono centri di assistenza di secondo livello in cui minorenni vengono ospitati dopo aver trascorso circa 45/60 giorni in un Centro di prima accoglienza (Cpam) ed in cui restano fino al compimento del diciottesimo anno di età.


Anche a Roma ce ne sono diverse, ed una di queste è Casa Giona che si trova nel quartiere di Pietralata/Tiburtino Terzo, reso famoso, oltre che da Pasolini, dallo sceneggiato televisivo “Un anno a Pietralata“, che ebbe un grande successo negli anni ’60, tratto dall’omonimo libro scritto da Albino Bernardini, un maestro di scuola elementare che ha lasciato un indelebile impronta nel quartiere.
Casa Giona è una struttura della Caritas di Roma, gestita dalla Cooperativa Roma Solidarietà che ne costituisce la parte operativa e che cura diversi servizi e progetti di accoglienza e solidarietà tramite la sua rete di oltre 300 dipendenti e centinaia di volontari.
Casa Giona ospita 10 minori stranieri non accompagnati di età compresa tra 11 e 18 anni, tutti maschi, mentre una struttura analoga rivolta alle ragazze si trova, invece, a Grottaferrata, ai Castelli romani.


L’obiettivo di Casa Giona e delle “Case Famiglia” in generale è fornire un ambiente di accoglienza, cura della relazione e supporto educativo a chi è privo di una famiglia d’origine o vive temporaneamente in una situazione di disagio, attraverso la cura della crescita e del benessere di ciascuno e l’accompagnamento a una vita autonoma.
I ragazzi dormono in stanze da letto doppie e condividono ampi spazi per la vita in comune; hanno la possibilità di frequentare al piano terra dello stesso edificio un centro di aggregazione giovanile che offre attività ricreative e culturali anche agli abitanti del quartiere.
Francesca Orlandi, è la coordinatrice della struttura in cui operano altri 8 educatori che garantiscono una presenza h24, a cui si aggiunge, una volta a settimana, un’assistente sociale.
Francesca, laureata in Scienze dell’Educazione, lavora con la Cooperativa fin dal 2013. Racconta a B-Hop che Casa Giona è nata nel 2021 e che in questi 5 anni di vita ha ospitato almeno una cinquantina di ragazzi.
Attualmente ve ne sono 10 provenienti prevalentemente dall’Africa Subsahariana.


Ci dice anche che per la gestione della “casa” si confronta con una rete di molteplici servizi esterni, scolastici, sanitari, ecc., con i quali esiste da sempre una ottima collaborazione.
La giornata inizia alle 7-7,30 con la sveglia, colazione e poi scuola. Tutti i ragazzi frequentano scuole pubbliche o Centri Provinciali per l’Istruzione (CPIA) e rientrano per pranzo che, raramente però fanno in comune, in quanto ci sono orari differenti in funzione delle lezioni. Il pranzo è preparato dall’equipe educativa ed i ragazzi collaborano ad apparecchiare e sparecchiare i tavoli, così come a tutte le faccende domestiche, tra cui la pulizia e tenuta in ordine delle stanze e degli spazi comuni.


Il pomeriggio è dedicato allo studio, in loco o in altri centri, ma lascia anche adeguato spazio allo sport, che viene praticato anche all’esterno, e ad altre attività ricreative e culturali (musica, laboratori, corsi di cucina, ecc.) alle quali possono partecipare anche ragazzi del quartiere con i quali i rapporti e l’integrazione sono molto buoni.
La sera si cena tutti insieme alle 20,00 rispettando rigorosamente alcune regole che sono esplicitamente indicate in un cartello affisso in sala.


Dopo cena ci si rilassa con TV, giochi e chiacchiere; poi alle 23,00, massimo 23,30, tutti a letto. Il venerdì ed il sabato è prevista anche un’uscita dopo cena con rientro massimo alle 23.


Sempre il venerdì è prevista una visita alla moschea, per gli ospiti musulmani praticanti.
Francesca è molto soddisfatta del suo lavoro.
“Non lo cambierei, nonostante tutte le fatiche che comporta”.
Allo stesso tempo non nasconde i numerosi momenti ed episodi di tensione e difficoltà che ha dovuto affrontare in questi anni ma alla fine prevale “la determinazione dell’educatrice che svolge il proprio ruolo guidata da una forte motivazione e una grande passione educativa”.


Un impegno che viene ripagato dall’aver visto tanti ragazzi usciti dalla Casa con un diploma o con una formazione che gli ha consentito di trovare un lavoro.
“Il vero problema – dice – è che, però, non tutti i ragazzi al compimento dei 18 anni sono in grado di affrontare la vita in piena autonomia e con responsabilità, per cui
c’è il rischio che una volta usciti dalla “Casa” si trovino a disagio e senza punti di riferimento.
La possibilità di prolungare il periodo di assistenza, per massimo altri 3 anni, sono limitate a particolari ragioni di studio o esigenze particolari”.
In ogni modo sarebbe già un successo se situazioni come quelle di Casa Giona rappresentassero lo standard per tutti i minori stranieri e non, come purtroppo appare essere, una bellissima eccezione.
Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato sulle nostre belle notizie ti invitiamo a seguirci sui nostri social o a iscriverti alla newsletter mensile cliccando qui





















