di Margherita Vetrano – L’associazione il Colibrì con sede a Giulianova (Teramo) ha avviato la raccolta fondi per la creazione di un pozzo a Daga, in Senegal nell’anno del decennale dalla fondazione.
“Con il Natale alle porte speriamo di riuscire a terminare la raccolta fondi. Sono stati raccolti 8 mila euro ma il budget è di 15mila”, spiega a B-Hop la presidentessa e fondatrice Ambra Di Pietro.


“Il colibrì” si occupa di progetti internazionali di rivalutazione del territorio in Africa, di progetti di inclusione sociale attraverso l’arte, divulgando bellezza in Italia e tramite il sostegno alla disabilità, integrando le mancanze come nel caso della distribuzione delle sedie job per permettere ai bagnanti in carrozzina di accedere alla spiaggia.
L’intervento etico e sostenibile avvicina l’associazione alle popolazioni locali che li ospitano durante i loro viaggi.
Questa comunione ha permesso di entrare nella loro pelle e capire davvero il punto di vista della popolazione africana. Il modo di vivere comunitario ha consentito di comprendere le reali esigenze della popolazione, priorità fra le quali è quella dell’acqua.
“Nell’estate 2013 ho accompagnato molto controvoglia una mia amica in Senegal, perchè si sarebbe sposata lì col suo compagno. Eravamo nel villaggio di Sindia che conta circa 21mila abitanti. Avevo portato con me dei quaderni e li ho donati ad una scuola”, ricorda Di Pietro: “Qualche giorno dopo sono stata invitata ad una festa in quella scuola ed ho scoperto più tardi che la cerimonia era dedicata a me, per incoronarmi madrina, come ringraziamento per aver donato quei quaderni!”
Il ricordo della semplicità e dell’affetto degli abitanti emoziona ancora oggi la fondatrice dell’associazione, che aggiunge: “Mi schernii perchè mi sembrava una reazione troppo esagerata rispetto al mio dono”. I bambini, per tutta risposta, le raccontano la storia tradizionale del colibrì che durante un incendio nella foresta, col suo piccolo becco, trasporta gocce d’acqua per aiutare a spegnerlo. Il suo contributo era minimo ma rispondeva, a chi glielo chiedesse: “Io faccio la mia parte!”
“Quella storia mi ha colpita molto e tornata in italia ho riflettuto sul mio ruolo”.
In pochi mesi fonda l’associazione “Il colibrì” che firma ogni iniziativa con lo slogan “io faccio la mia parte”. Di Pietro si sente proprio come quel piccolo colibrì.


Nell’estate del 2014 decide di inviare in Senegal il primo container ricco di oggetti necessari. La aiutano amici e parenti, donando ciò che hanno ed inscatola “amore puro” stoccandolo nel suo garage.
Nel labirinto burocratico fatica a trovare un modo di effettuare la spedizione e viene aiutata da Egidio Casati, esperto del settore che l’aiuta. Il loro sodalizio dura da dieci anni.
Nei primi due anni di iniziative la popolazione non li accoglie particolarmente bene. Temono di essere davanti all’ennesimo “uomo bianco” che li compra coi regalini ma in realtà vuole sfruttarli. Inizia così un dialogo che dura tutt’oggi.
Nessun progetto parte se non viene discusso per ore “sotto l’albero di mango” e finchè tutti non hanno espresso la loro opinione.
“Il colibrì” riprende la sua attività all’ombra di una fiducia rinnovata.
In Italia la popolazione non è meno diffidente e la fondatrice de Il Colibri fatica a far comprendere nel territorio la loro missione internazionale. Grazie alla loro passione e perseveranza hanno sfondato il muro dello scetticismo e dopo i primi due anni i concittadini hanno iniziato a supportarli. Oggi Il Colibrì è conosciuto in altre parti d’Italia dove porta il suo contributo.
Il grande impegno resta quello internazionale ed ogni anno nasce un nuovo progetto per Sindia ma anche per i villaggi vicini che come in un tam-tam rispondono all’intervento de “Il colibrì” con nuove richieste.
Richieste che si estendono anche ad altri Stati.
“In Congo abbiamo realizzato una scuola per sordi, gemellata con una scuola dei mestieri, nello stesso plesso polifunzionale – riferisce -. Abbiamo illuminato gli stabili con un impianto fotovoltaico da 24kw, completando il progetto a Novembre 2023″.
Oggi hanno dovuto interrompere l’attività congolese per motivi sociopolitici.
Una volta all’anno l’associazione garantisce la spedizione di container per supportare l’allestimento di scuole ed ospedali. In 10 anni abbiamo contribuito per 7 ospedali e 5 scuole. Abbiamo portato 3 ambulanze e per ognuna chiediamo un report di funzionamento. Il Ministero della Sanità senegalese ci ha ringraziati nominando Sindia un’eccellenza nel raggio di 100chilometri.
La nostra prima ambulanza in un anno ha fatto oltre 1500 interventi salvavita e abbassato del 70% la mortalità neonatale trasportando in tempo utile le madri in ospedale, per il parto.
“Nella periferia di Dakar abbiamo supportato una piccola realtà per la realizzazione di un pozzo per un centro accoglienza dei ragazzi di strada”, prosegue. “L’associazione è apolitica e laica anche se ha raggiunto un traguardo istituzionale importante facendosi notare dal Sindaco della città”.
Grazie a questo obiettivo, oggi c’è un gemellaggio Giulianova-Dakar che inorgoglisce l’associazione perchè ha creato un ponte stabile tra le due realtà ed è fiera di avervi contribuito grazie alla sua attività.





















