L’arte del riciclo: perché è bello ridare vita ai vecchi oggetti, l’esperienza di Francesca

Avete presenti quei luoghi del mistero che sono le soffitte, le cantine, i garage, i ripostigli delle case? Magari il vecchio armadio della stanza di nonno o la cassapanca della zia Eufemia? O quella cucina in economia della casa dello zio campagnolo? Bene, andiamo oltre e allarghiamo le vedute ai mercatini dell’usato, ai depositi dei robivecchi, ai rigattieri: questi  luoghi sono fonte di scoperte incredibili. Sono i luoghi del riciclo creativo più bello e compulsivo che esista.

Migliaia di sedie spaiate, magari con il fondo impagliato sfilacciato ci guardano tristi in cerca di un nuovo padrone. O quelle tazzine da bar coi piattini diversi o sbeccati. Tutto ciò è carburante per il cervello, linfa vitale per il calore umano. Perché si è sempre riciclato, riparato, cucito e ricucito, rivoltato fodere, messe toppe e rammendato tappeti, trasformato bottiglie di vetro in portacandela e cassette della frutta in comodi contenitori per i giocattoli.

Ci introdurrà in questa vallata segreta del recupero e riutilizzo intelligente Francesca Sanna, giornalista precaria capace di ridar vita ad una macchina per cucire franco-tedesca del 1903 e a tante altre cose, complice il fidanzato Stefano.

sedie sfondate

 

Il segreto dei rigattieri

“Le cose recuperate – spiega Sanna –, ovvero quelle che meritano di avere una nuova vita, per lo più si trovano in mezzo alla strada. Sono quelle cose che le persone in casa propria non vogliono più, perché magari hanno svuotato la cantina o la soffitta e sono ritenute morte, perché non più coordinate con l’arredamento, con i vestiti di nonna. Anche per la pigrizia di provare a rivenderle queste cose non vedono più vita. Una cosa la rivendi se ritieni che possa ancora avere un valore vitale. Quindi invece di scartavetrare e riportare a legno nuovo il mobiletto che è rimasto a contenere medicinali in bagno per 25 anni, viene buttato vicino ad un cassonetto. Il grande segreto dei rigattieri che riciclano le cose e le trasformano, è che in partenza pensano ad una idea nata da quello che hanno recuperato. C’è una serie di oggettistica e di mobilio che non può prendere vita in quanto fatta di materiali morti,  dalla plastica al poliestere ecc. Il legno, la stoffa naturale, invece vivono. La soddisfazione di vedere rivivere una cosa buttata da un’altra persona è la soddisfazione di prenderla non da un mercatino dell’usato, ma dalla strada perché è stata ritenuta morta. Un mobiletto fatto di truciolare ricoperto di pannelli plasticati è morto e resta tale: il legno quando è legno riprende vita, il legno ritorna legno come Pinocchio”.

macchina per cucire 1

La macchina per cucire

“La macchina per cucire è stata una bellissima esperienza, l’abbiamo raccolta dalla spazzatura di una specie di antiquaria, che anche lei gira cercando cose. Era completamente arrugginita. L’abbiamo osservata per capire da quanti strati di vernice fosse coperta. Abbiamo scoperto  una bellissima storia: una macchina di produzione tedesca di quelle che venivano prodotte quasi senza marca per il mercato popolare e poi venivano acquistate da rivenditori di materiale meccanico – biciclette, macchine per scrivere, macchine per cucire -. Poi venivano rivendute mettendoci il loro stemma, come se fossero state prodotte da loro, e poi  rimesse in commercio. Non è un restauro completo, mancano ancora dei pezzi, ma ha ripreso a funzionare, siamo riusciti a sboccare la ruota ed abbiamo risentito quella musica dolcissima della ruota che gira liberamente e ti permette di cucire. Con il suo nome: Original Saxonia….”

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Una cassa riciclata con coperte patchwork

“Parliamo del patchwork e del quilting. Il patchwork è l’arte dell’attaccare le pezze, attività nata negli Stati Uniti d’America vari secoli fa, e che consisteva nel recupero del Denim. Si usavano rimasugli di roba dismessa. Il quilting è l’arte di sublimare il patchwork trapuntandolo a mano. Si usa un telaio particolare che tiene unite la base e le pezze che vi si trapuntano: questo è un modo di ridare vita. Cose morte, strappate, consumate che cambiano, si rinnovano, riprendono a  vivere. Ma si riesce solo con fibre naturali, con il cotone, la lana.  Si può tirar fuori una meravigliosa camicia colorata da una serie di vecchie camicie passate di moda. Riciclare è bello perché crei cose che non si possono comprare. Ogni qualvolta tieni in mano qualcosa che stai riciclando, restaurando, stai creando una cosa nuova e viva. Questo è una grandissima gioia. Nessuna cosa che compri già fatta ti darà mai le stesse sensazioni di una cosa che fai rinascere”.

 

Massimo Lavena

Cagliaritano, nato il giorno della befana del 1966. Io b-hop perché ho sempre amato mangiare e cucinare, la musica, lo sport, il cinema. Sogno un giorno di andare in Namibia, o nella Terra del Fuoco, o nello Saskhatchewan, o in Nuova Zelanda. Sognavo anche di andare nelle Isole Svalbard, ma adesso è vietato, troppi orsi bianchi! E non essendocene in Sardegna non saprei come comportarmi.
Massimo Lavena
Massimo Lavena

Massimo Lavena

Cagliaritano, nato il giorno della befana del 1966. Io b-hop perché ho sempre amato mangiare e cucinare, la musica, lo sport, il cinema. Sogno un giorno di andare in Namibia, o nella Terra del Fuoco, o nello Saskhatchewan, o in Nuova Zelanda. Sognavo anche di andare nelle Isole Svalbard, ma adesso è vietato, troppi orsi bianchi! E non essendocene in Sardegna non saprei come comportarmi.