di Margherita Vetrano – “Il treno dei bambini” è l’ultima fatica di Cristina Comencini, regista romana, che torna all’opera a cinque anni di distanza dall’ultimo film.
“Sono sempre stata interessata alle storie personali che si svolgono in una Storia più grande”
ha dichiarato la regista
“Qui mi è sembrato inoltre di raccontare una vicenda passata ma attualissima: il biennio 1945-1947, in cui si organizzarono i treni dei bambini, è un periodo in cui sembrava possibile un Paese unito“.


Tratto dall’omonimo romanzo di Viola Ardone, edito in Italia da Giulio Einaudi editore, “Il treno dei bambini”
è un film ricco di amore e di speranza.
Proprio come il cognome del protagonista, Amerigo Speranza, gracile scugnizzo nell’affamata Napoli del ’44. Sopravvissuto al fratellino Luigi e “castigo di Dio” per la madre Antonietta, Amerigo condivide la strada con Tommasino e Mariuccia, in attesa di diventare grande.
Aderendo all’iniziativa dell’Unione delle Donne Italiane, la madre decide di spedirlo al nord, con un treno di bambini, in cerca di un pasto caldo per lui e un modo per sbarcare il lunario per lei.
Inizia così quest’opera, densa di sentimenti e di storia, in un’Italia lontana nel tempo ma anche molto vicina, in cui le differenze sociali tra Nord e Sud possono determinare la fortuna di chi si trova nel luogo giusto, al momento giusto.
Cristina Comencini racconta la paura di trovare un posto sicuro, di fare la scelta giusta per un figlio, in un mondo senza certezze.
Racconta i sogni spezzati degli adulti e quelli vivi dei bambini.
Tratteggia a pennellate sospese un Paese che rivive nel ricordo. In un lungo flashback, ripercorre gli anni del dopoguerra, quando l’Italia era spezzata tra ricostruzione, distruzione e ricordi ma spinta alla rinascita.
Il passo malinconico è sospinto a tratti dalle emozioni di Amerigo che, coi suoi otto anni diventa motore per adulti e bambini. Solo, sotto la pioggia dei quartieri Spagnoli o nel giallo di un campo di grano, Amerigo segue la sua strada.
Consapevole del suo essere diverso e senza un futuro, accetta il suo destino e lo fa con gli occhi grandi di bambino.
Ma non perde mai il pensiero di sé e della giustizia. Amerigo abbandona il fazzolettone rosso e combatte per il suo violino fino a decidere della sua vita, gettandosi alle spalle il passato.
Nella parte di Amerigo, il piccolo Christian Cervone, umanissima e talentuosa giovane promessa del cinema italiano.


All’opposto di Amerigo, proiettato al futuro, le figure femminili di Antonietta, Derna e Maddalena, rispettivamente madre “del Sud”, madre “del Nord” e responsabile organizzativa del treno.
La prima, interpretata da una Serena Rossi, di una bellezza logora e strappata via dalla fame, è una madre “di pancia”. Poco abile con le parole, semi-analfabeta e segnata dal dolore, intravede subito per Amerigo l’opportunità di salvezza nel treno che lo porterà al Nord in cerca di fortuna.
“Perché certe volte ti vuole più bene chi ti lascia andare di chi ti trattiene”.
Anche a costo di perderlo per sempre.


Derna, ha il volto di Barbara Ronchi. E’ lei che accoglie Amerigo con modi bruschi, senza un abbraccio, senza un sorriso, fredda come la mattina di neve in cui lo porta a casa. Anche lei provata dalla guerra che continua nella lotta sindacale per i diritti delle donne.
Ma Derna è il nuovo focolare. La sua famiglia accoglie Amerigo e lo scalda col calore di un fuoco caldo e il brodo bollente dei tortelli profumati. Lo nutre del sapore di un nido fatto di fratelli gelosi o piangenti ma vivi. E nutre la sua anima con l’amore per la musica.
Amerigo è visto per la prima volta, scoperto non per aver rubato in dispensa ma per aver mostrato un talento. Ed è nel reciproco riconoscimento che cresce l’amore per il futuro e per un destino che può essere cambiato.
Nel ruolo di Maddalena infine, l’ottima Antonia Truppo, personaggio chiave della storia, simbolo della vita che non si ferma, nemmeno davanti ad una folla impazzita, a costo della vita. E’ lei che, con l’Unione Donne Italiane, organizza il treno dei bambini in
un viaggio epico, che racconta un’Italia impegnata nello slancio solidale.
Maternità violate, negate e straziate dal bisogno di sopravvivenza, ne “Il treno dei bambini” ma follemente autentiche e potenti. In un mondo di uomini ciechi e sordi al sentimento. Personaggi induriti dal dolore sottopelle di chi la guerra se la porta ancora dentro, straziate dall’umanità negata.
Il film è un lungo grido di pace, contro le guerre di ogni tempo che portano via vite e sogni.
E’ come una lama che scava nella carne viva dei sentimenti dal primo fotogramma, in cerca di risposte e di riscatto.
Commento musicale affidato a Nicola Piovani.





















