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Home Buenvivir

I medici del 118 hanno scelto il loro patrono: è san Giuseppe Moscati

di Agnese Malatesta
25 Ottobre 2019
in Buenvivir, Primo Piano
Tempo di Lettura: 3 mins read
47 1
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(di Agnese Malatesta) – I medici del 118 e dell’emergenza hanno scelto il loro santo protettore. E’ san Giuseppe Moscati, noto anche come ‘medico dei poveri’, attivo a Napoli nei primi decenni del ‘900 in interventi sanitari rivoluzionari per l’epoca, in termini di rapidità delle cure anche fuori dall’ospedale.

Un innovatore, quindi, a cui oggi i medici dell’emergenza guardano come ad un modello. Per questo, la Società italiana Sistema 118 (Sis118) ha scritto al presidente della Conferenza episcopale italiana, Gualtiero Bassetti, chiedendo il riconoscimento di Giuseppe Moscati come suo patrono ed intanto sta raccogliendo le firme fra gli iscritti (1400 medici) a sostegno della richiesta.

“San Giuseppe Moscati è un campione di umanità – dice Mario Balzanelli, presidente della Sis118 – un laico, un medico, un docente universitario unico. Alla nostra richiesta stanno aderendo tanti colleghi, anche atei ed agnostici”.

Ma perché questa attenzione dei medici dell’emergenza a Giuseppe Moscati, quale filo li collega?

Prima di tutto, l’intervento medico-sanitario immediato: “Ognuno di  noi deve avere il suo posto di combattimento” diceva Moscati, morto a 47 anni nel 1927 e proclamato santo nel 1987 da papa Giovanni Paolo II.

E il medico del 118 vive di certo quotidianamente una sorta di battaglia quando interviene, una corsa col tempo, dalla quale non può recedere, sia che si tratti del lavoro nel pronto soccorso sia sulla strada in caso di incidenti, sia nel drammatico scenario di un terremoto o di un’alluvione:

ogni decisione per salvare la vita deve essere presa sul campo al meglio e velocemente.

La devozione a san Giuseppe Moscati in una chiesa di Napoli

Moscati andava incontro al malato, non lo aspettava nel suo studio, e operò numerosi interventi di primo soccorso. Come nel 1906 quando il Vesuvio eruttò, creando inevitabilmente panico fra gli abitanti della zona, partecipò attivamente all’evacuazione degli Ospedali Riuniti di Torre del Greco, riuscendo a portare via l’ultimo paziente poco prima che il tetto dell’ospedale crollasse.

Ed ancora: intervenne durante l’epidemia di colera che colpì Napoli nel 1911 e mise in atto interventi per il risanamento della città. Quindi il santo intervenne nell’emergenza curando la comunità e prevenendo la futura salute pubblica.

La testimonianza di Giuseppe Moscati, mosso anche dalla fede, è ricca di episodi di grande umanità verso il paziente, soprattutto se povero. Ai meno abbienti non chiedeva compensi, anzi consentiva loro di potersi curare comprando lui stesso le medicine necessarie.

All’ingresso del suo studio compariva un cestino con una scritta:

“Chi può metta. Chi non ha, prenda”.

E poi il suo impegno per la docenza, diretto ad alimentare nei suoi allievi l'”insaziata sete di sapere”, quale doverosa qualifica del medico perché solo così “si può adempiere al grande mandato di soccorrere le infelicità”.

“San Giuseppe Moscati – sottolinea Balzanelli – è l’antesignano del medico del 118. Il suo lavoro nei vicoli di Napoli, la sua azione nelle maxi emergenze, nel salvare vite umane per le strade, per niente interessato ai soldi, un rivoluzionario per i suoi tempi, fanno di lui un medico in stretta analogia con i medici dell’emergenza di oggi. E’ un faro nella notte per tutti noi, un esempio che richiama alla fondamentale dimensione umana del medico”.

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Agnese Malatesta

Agnese Malatesta

Giornalista professionista. Per trent’anni cronista all'Ansa, mi piace raccontare fatti e persone ‘comuni’. Scrivo su B-hop perché quelle storie, forse semplici ma non scontate, e comunque vitali e positive, di solito non fanno la storia del momento ma arricchiscono le vite di tutti. Mi piace pensare che questo sia un modo per contribuire al vivere civile. Sempre attratta dai temi sociali – laureata, più o meno consapevolmente, in Sociologia – guardo con passione alle novità in questo ambito. Ho una predilezione per i fiori, le rose in particolare, e per le scrittrici donne.

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