…e mangiarono tutti felici e contenti. Sei consigli sul cibo per genitori e figli

Provate a chiedere ad un bambino quali cibi fanno bene. Ti risponderà frutta e verdura. Poi offrigli un ventaglio di merende. Non prenderà la mela, ma le patatine. Un po’ come dire: ha imparato la lezione, ma non l’ha fatta sua. Mangiare è emozione, è piacere. E per educare i bambini al buon cibo (inteso come gustoso e sano) bisogna partire proprio da lì, dalle emozioni e dall’esperienza.

Spiegare in astratto cosa sono i grassi, le vitamine, la piramide alimentare non serve a molto, specie se si dettano informazioni, come se s’impartisse una lezione di geografi. Il cibo è molto di più di un insieme di sostanze chimiche, buone o cattive. Se mangio, accetto di “appartenere”, di “fare parte…”. Chi mangia non incorpora soltanto le proprietà del nutrimento, ma si pone in rapporto a un gruppo di riferimento (famiglia, classe …), integrandosi o differenziandosi da esso.

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ECCO ALCUNI SUGGERIMENTI PER EDUCARE I BAMBINI E NOI ADULTI A UN’ALIMENTAZIONE SANA        

1) Genitori in armonia che si fanno vedere felici di mangiare i cibi sani e naturali, in particolare frutta, verdura, cereali integrali, legumi e merende naturali (senza grassi idrogenati, senza coloranti né conservanti, di produzione biologica o fatti in casa), sono il primo importante baluardo al dilagare della sottocultura del cibo spazzatura.

2) Il secondo modo che hanno i genitori per contrastare nei figli l’attrazione verso i cibi spazzatura è evitare di promuovere la nascita di alcuni meccanismi mentali che possono insorgere in molti bambini. Per esempio, se nei giorni di festa, in un contesto familiare sereno e gioioso, si usa mangiare il dolce a fine pasto, la mente tende a riproporre la voglia di dolci quando ci si sente un po’ depressi o frustrati, dal momento che per la mente i dolci sono associati ad uno stato emozionale positivo. Non è solo lo zucchero, quindi, a tirarci su il morale, ma c’è anche il richiamare emozioni positive del passato nel presente, attraverso l’assunzione di un determinato alimento. Il problema è che spesso si abbinano le emozioni positive ai cibi che fanno male. L’industria alimentare conosce bene questi meccanismi e fa leva sulle proprietà associative della mente quando utilizza la pubblicità per evocare emozioni positive nei potenziali clienti per indurli al consumo dei cibi spazzatura.

Altro meccanismo mentale che spesso si attiva è quello che definisce il cibo come premio: “Se fai il bravo ti compro la caramella o la merendina che tanto ti piace”. Ripetere questo modello fa nascere nella mente del bambino l’idea piuttosto opportunista che le cose vanno fatte solo in cambio di un premio. In secondo luogo, se questo modello viene ripetuto abbastanza, si genera uno schema mentale che si attiverà nell’adulto quando per esempio, ogni volta che egli terminerà un lavoro ben fatto, chiuderà un contratto, risolverà un problema, immediatamente dopo aprirà il cassetto della scrivania per mangiare un cioccolatino, oppure andrà in pasticceria per “premiarsi” esattamente come accadeva da piccolo quando la mamma gli chiedeva di fare “il bravo” terminando i compiti o aiutando in casa nei servizi domestici. Un analogo meccanismo lo ritroviamo nello schema che definisco “il cibo come punizione“: “Se non finisci di mangiare la verdura che c’è nel piatto non esci a giocare” e cose simili. Non è bene abbinare emozioni positive ai cibi sbagliati ed emozioni punitive – negative ai cibi sani, se non vogliamo allontanare ulteriormente i nostri bambini da questi ultimi.

3) Per tutti, a qualunque età, il momento dei pasti dovrebbe essere gioioso, un rito piacevole, rilassante, che viene celebrato con consapevolezza e gratitudine. Niente discussioni stressanti, rimproveri ed eccessive distrazioni durante i pasti (no a giochi o tv).

4) Ad ognuno le sue responsabilità. Una buona regola di riferimento è che il genitore è responsabile di quello che c’è a casa da mangiare, mentre il bambino è responsabile di stabilire cosa e quanto mangiare. I bambini infatti nascono con una ottima capacità di autoregolarsi, e se riusciamo a non rompere il meraviglioso meccanismo interno, sanno perfettamente di cosa hanno bisogno e di quanto cibo hanno bisogno per poter funzionare. Quindi una volta servito il cibo a tavola non vi preoccupate se lui fa una selezione di solo pasta o di solo carne o di solo verdure. Preoccupatevi solo di scegliere con cura i prodotti e i cibi che gli offrite, e lasciategli poi la possibilità di servirsi liberamente.

5) Coinvolgete i bambini nella preparazione dei pasti e scegliete gli ingredienti secondo la stagionalità, l’origine, i colori e le proprietà dei cibi.

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6) Coltivate e condividete il piacere del cibo. Assaporate ogni alimento, con tutti i cinque sensi, raccontate storie vere sul luogo da dove i cibo proviene, su chi l’ha prodotto, in modo che il nutrimento acquisti valore nel immaginario vostro e dei vostri bambini.

 Il cibo può diventare così un “nutrimento” a tutto tondo per il ben-essere psico-fisico dei vostri figli, fonte di sostegno, soddisfazione e anche occasione di convivialità, intimità e scambio con gli altri.

Se sei interessato al tema leggi anche: L’emozione vien mangiando….Il giusto rapporto con il cibo

Anita Curatola

Psicologa, mediatrice Familiare,
formazione in psicoterapia junghiana. "La tua visione diventa chiara solo quando guardi dentro al tuo cuore. Chi guarda fuori, sogna. Chi guarda dentro, si sveglia". C.G.Jung
Anita Curatola
Anita Curatola

Anita Curatola

Psicologa, mediatrice Familiare, formazione in psicoterapia junghiana. "La tua visione diventa chiara solo quando guardi dentro al tuo cuore. Chi guarda fuori, sogna. Chi guarda dentro, si sveglia". C.G.Jung